“Quest’anno per la gemma ho voluto portare due persone: mio papà e il mio fidanzato. L’anello rosso me l’ha regalato M., il mio ragazzo, mentre quello argento mio padre. Hanno due caratteri molto diversi, ma sono entrambi fondamentali per me. Io assomiglio caratterialmente molto a mio papà, può sembrare chiuso e serio, ma in realtà è una persona meravigliosa. Spesso mi dice che invece io dovrei cercare di non essere come lui su questi aspetti, ma per me diventare come lui sarebbe un orgoglio. Anche se i miei genitori si sono separati, è sempre stato molto presente nella mia vita e ha sempre cercato di rendermi felice in qualsiasi modo e, se il modo non c’era, se lo inventava. Per questo, quando sono insieme a lui per me è sempre un momento speciale, quando d’estate andiamo in spiaggia o quando in inverno andiamo allo stadio insieme. Anche con M. non è stato tutto rose e fiori, per dei mesi non ci siamo nemmeno parlati, però ora siamo più uniti di prima. Ormai é come se facesse parte della mia famiglia e io della sua. Mi aiuta e mi ascolta sempre e, come mio papà, fa di tutto per farmi stare bene. È un ragazzo con un cuore d’oro e così tanto che, a volte, forse è anche troppo buono con me. Anche se la nostra relazione non è gradita a qualcuno, noi cerchiamo sempre di migliorarci ed impegnarci per stare bene insieme. Voglio tantissimo bene ad entrambi e li vorrei ringraziare per tutto quello che fanno per me.” (A. classe terza).
“Come gemma di oggi vorrei parlare di mia nipote, M. Lei è nata il 12 aprile 2021 e da quando la conosco, la mia visione del mondo è cambiata. Io le sono stata sempre vicina e per me, lei è il mio mondo. Mi ha portato gioia anche nei momenti difficili. Le voglio molto bene, e per me, lei è la ragione per cui sorrido sempre e guardo avanti senza arrendermi. Io per lei sono la sua eroina, e lo stesso è lei per me” (B. classe prima).
“È iniziato tutto 18 anni fa, quando sono nata. Alla mia nascita, mio padre, ha deciso di regalare questo anello a mia madre in segno di gratitudine, e poi venne consegnato a me il giorno del mio diciottesimo compleanno, il giorno in cui da ragazzi si diventa adulti, pieni di responsabilità e con il mondo che ci pesa sulle spalle. “La mia vita, la tua vita” è il bigliettino che mi sono ritrovata vicino alla scatolina il giorno più importante della mia vita. Prima di ricevere questo regalo ho passato dei mesi intensi, fatti di ansia, stress, studio e lavoro. Voglio ringraziare i miei genitori di come mi siano sempre rimasti accanto, davanti ad ogni difficoltà, continuando a supportarmi e incoraggiarmi per il futuro, per l’amore che mi donano ogni giorno. So di non essere una persona semplice e con carattere molto forte ma nonostante questo sono grata per i miei genitori” (G. classe quinta).
“Quest’anno ho deciso di portare come gemma la casa al mare. Con il passare degli anni mi sono accorta che l’unico luogo che mi ha davvero visto crescere e cambiare è stata proprio lei: la casa al mare. È il posto dove passo tutte le mie estati da quando ero piccola. Ogni volta che arrivo lì mi sento subito a casa, come se il tempo non fosse mai passato. Le giornate sono sempre state piene di giochi insieme ai miei cugini: correvamo sulla sabbia, costruivamo castelli, inventavamo giochi e ridevamo per qualsiasi cosa. Le sere d’estate sono quelle che ricordo meglio. Ogni sera mangiavo un gelato mentre guardavo il mare. Era un momento tranquillo, in cui potevo pensare a tutto o anche a niente. La casa al mare non è solo una casa: è il luogo che mi ha accompagnata nella crescita e che conserva i miei ricordi più belli. A 17 anni, rimane per me un posto speciale, dove mi sento sempre me stessa” (S. classe quarta).
SI RICOMINCIA!… Il 21 settembre del 2014 scrivevo: “Ho chiesto ai miei studenti di pensare a qualcosa (una canzone, una scena di un film, una pagina di un libro, un quadro, una foto, un oggetto…) per loro significativo e che desiderano far conoscere ai compagni come fosse una gemma preziosa.” Il 1° ottobre 2014 ho pubblicato sul blog la prima gemma. Oggi si ricomincia il giro per quest’occasione di ricchezza, emozione e, sovente, commozione. Argomento della prima gemma di quest’anno? L’amicizia.
“Quest’anno per la gemma ho riflettuto un po’ su quello che per me è degno di essere nominato e cosa veramente ritengo prezioso nella mia vita. Alla fine guardandomi intorno ho capito che ciò che avrei portato erano le mie due stelline, le mie due “sorelle”. Ora chi mi conosce saprà che di sorella ne ho solo una, ma oltre a lei c’è un persona con cui non c’è nessun legame di sangue ma che io considero tale. Sto parlando di mia sorella R. e della mia migliore amica V. Conosco V. solo dalla prima superiore, solo da un paio di anni, ma tra noi c’è un legame così forte che probabilmente se dovesse spezzarsi, io perderei un po’ di me stessa. Con lei ho condiviso tantissimi momenti, risate, ricordi ed emozioni. Con lei anche la scuola riesce a non pesarmi tanto, perché so che se dovessi trovarmi in difficoltà, girandomi, la troverei lì pronta per aiutarmi. Non posso neanche spiegare a parole quanto lei abbia fatto per me, e forse lei neanche lo sa, ma è stata l’unica che mi ha aiutato ad uscire da un periodo buio della mia vita. Lei è stata lì ad aiutarmi a rialzarmi quando da sola non ce l’avrei fatta, si è seduta accanto a me quando volevo solo qualcuno vicino, mi ha fatto ridere quando sapeva che ne avevo bisogno, e mi ha fatto vedere la luce quando io non la vedevo. Grazie a lei ho scoperto parti di me che forse sarebbero sempre rimaste nascoste, e mi ha insegnato a vedere sempre il lato positivo delle cose, perché la vita è una e dobbiamo viverla. Lei mi capisce subito e io capisco subito lei, anche quando in classe basta uno solo sguardo per scoppiare a ridere anche quando non dovremmo. Un’altra cosa per cui sono grata è stata quando ha iniziato a fare amicizia anche con mia sorella, quando era iniziata quasi come uno scherzo, ma adesso si considerano quasi “migliori amiche”. Da piccole io e mia sorella eravamo molto unite, giocavamo sempre insieme e vivevamo le nostre vite insieme, una in presenza dell’altra e viceversa. Non dico che oggi non sia proprio così, però rispetto a prima qualcosa è cambiato. Lei ha un carattere molto forte e deciso, forse anche un po’ testardo, mentre io ne ho uno più dolce e sensibile. Credo che sia per questo motivo che soprattutto ultimamente ci siano stati degli allontanamenti tra me e lei e questo mi dispiace. Lei a gennaio era partita per 6 mesi per andare dall’altra parte del mondo, in Australia, ed è stato lì che ho capito che la vita senza di lei non è la stessa. Questo mi fa male perché so che il prossimo anno avrà finito le superiori e partirà e inizierà a vivere la sua vita com’è giusto che sia, e so che sarà difficile vederla. Se potessi tornare indietro non farei gli stessi errori e mi godrei di più i momenti che ho passato con lei perché in fondo è sempre mia sorella e forse ho capito troppo tardi quanto fosse importante per me. Con lei ho riso tanto, ci siamo divertite tanto soprattutto a combinare guai senza che i nostri genitori lo sapessero e con lei avrò dei ricordi bellissimi che porterò sempre nel cuore. Detto tutto ciò mia sorella e la mia migliore amica sono le mie piccole stelle, perché su loro potrò sempre contare, senza dubitarne mai, ma proprio mai. Vi voglio un mondo di bene❤️”. (S. classe terza)
Immagine realizzata con l’intelligenza artificiale della piattaforma POE
I colloqui con i genitori di allieve e allievi di quinta si concentrano spesso sul dopo-liceo, sulle prospettive future: frequentemente raccolgo la preoccupazione di chi non ha ancora deciso, di chi è perplesso, di chi teme la scelta di una strada “sbagliata”. Allora mi capita di raccontare il mio anno e mezzo di scienze geologiche prima di comprendere quale fosse il mio cammino; racconto anche quanto in realtà la strada “giusta” fosse ben delineata dentro di me, nascosta però da mille rovi e arbusti che, nel tempo, l’avevano coperta. Forse sarebbe stato comodo incontrare quel personaggio di cui Alessandro D’Avenia parla spesso quando affronta l’Odissea: un Mentore che mi sapesse consigliare, che mi aiutasse a leggere meglio dentro di me quella risposta di cui andavo cercando. D’altra parte riconosco che quello che talvolta io stesso ho considerato un anno e mezzo buttato via, è stato forse uno dei periodi più fecondi della mia esistenza, perché mi ha aiutato a vedere tutto ciò che non volevo diventare. Intuire chi si vuole diventare, ascoltare una vocazione, accogliere la risposta che noi stessi ci diamo, dare una direzione all’imprevedibile che si palesa: sono tutti verbi declinati all’infinito che richiedono però un risposta che trovi una concretezza finita nell’esistenza.
Lascio allora spazio a un articolo della pedagogista Paola Bignardi, scritto la scorsa settimana su Avvenire.
“Una riflessione dedicata al rapporto dei giovani con il tempo potrebbe avere per titolo semplicemente “I giovani e il futuro”; questa è infatti l’unica dimensione temporale che essi percepiscono: il tempo che hanno davanti a sé. D’altra parte, quello che hanno alle loro spalle è troppo breve per poter costituire una memoria significativa. E il presente? In esso sono immersi, e lo vivono – forse al pari di molti adulti – come una realtà così scontata da non rendersi conto di essa. Se ne rendono conto quando è troppo disordinato, arruffato; in quelle situazioni allora appare che la libertà di occupare il tempo secondo il desiderio del momento o i propri capricci non è per niente appagante. Anche l’istante nel quale sono immersi ha bisogno di ordine, di ritmo, per diventare veramente esperienza di serenità e di crescita. La necessità di una disciplina per la propria vita è difficile da proporre alle nuove generazioni, al di fuori di un contesto che mostri di essa l’utilità e il valore come stile di vita che può restituire tranquillità e armonia alle proprie giornate. Il tempo verso cui la tensione dei giovani è protesa è il futuro; questa è la dimensione attesa, desiderata. Il futuro è la vita in cui ha inizio l’autonomia, la realizzazione dei propri progetti, dei propri desideri. Non ci sono ancora delusioni e quindi ci si può orientare verso il domani caricandolo di aspettative e di idealità. Anche i ragazzi e le ragazze di oggi guardano al futuro con il desiderio di realizzazione personale e aspirano a una vita piena, serena, in cui poter concretizzare i propri sogni: trovare un lavoro soddisfacente, costruire relazioni autentiche e durature, e “diventare qualcuno” senza perdere la propria autenticità. Per alcuni, l’università rappresenta un passaggio decisivo, ma è anche fonte di incertezza: non sempre le idee sul percorso da intraprendere sono chiare, e prevalgono talvolta la confusione o la paura di sbagliare; ne è riprova il numero di ragazzi e ragazze che dopo il primo anno di università si accorgono di aver intrapreso una strada che non fa per loro e cambiano facoltà, oppure si trascinano lentamente in un percorso culturale che non li soddisfa. Accanto a questo slancio positivo vi è nei giovani uno sguardo preoccupato. Il tema del futuro è più facilmente comprensibile alla luce delle considerazioni svolte qualche settimana fa in queste pagine sul dolore dei giovani. In una ricerca realizzata dall’Osservatorio dell’Istituto Toniolo nel 2013 risultava un dato inquietante: il 67% dei giovani interpellati nell’ambito dell’indagine dichiarava di pensare il proprio futuro come pieno di rischi e di minacce. Si tratta di una percentuale che si è mantenuta stabile nel corso degli anni, con un peggioramento nel periodo della pandemia, quando la fiducia nel futuro si è abbassata significativamente, mostrando nella popolazione femminile la componente più fragile e più sensibile alle ragioni della paura. In una ricerca attualmente in corso sul territorio delle diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto la situazione sembra essere ancor più severa. I giovani che hanno dichiarato di guardare al futuro con preoccupazione e incertezza sono il 71%, cioè quasi tre quarti degli interpellati. La pandemia, le crisi economiche, le guerre e il cambiamento climatico incidono profondamente sulle nuove generazioni. «Ho ansia e paura per il futuro – dice un giovane diciottenne –, il mondo è a rotoli». La sottile sfiducia verso gli adulti e soprattutto verso le istituzioni accentua il senso di precarietà e l’incertezza della realizzazione dei propri progetti e obiettivi. Le cause sociali e strutturali si riflettono sul piano individuale e danno forma a un interrogativo sulla propria persona, sulla propria identità. Dice un giovane ventiduenne: «Che futuro avrò? Che persona sarò? Chi sarò tra 5-10 anni, domani? Troverò una svolta nella mia vita?». Al tempo stesso vi è nelle ragazze e nei ragazzi di oggi la consapevolezza del delicato valore della loro età e della loro condizione. Dice una giovane: «Attraverso l’adolescenza so che da una bozza di ciò che sono ora può uscire un capolavoro». È come sentirsi un prezioso vaso di cristallo che prende forma a poco a poco nelle mani di un artigiano che, per quanto esperto, corre sempre il rischio di spezzarlo. Ragioni esterne e interiori si intrecciano; per qualcuno troppo fragile questa situazione diventa una sfida insostenibile; per molti, motivo per approfondire le proprie ragioni, il proprio atteggiamento di fronte alla vita, per rendere più mature le proprie scelte. Dietro la paura del futuro c’è spesso una domanda spirituale implicita: «Perché vale la pena vivere, impegnarsi, sperare?». Anche nell’inquietudine rispetto al futuro molti giovani esprimono la loro domanda di senso, la loro inquietudine spirituale, che spesso non approda alle forme religiose tradizionali ma che rivela tratti di una nuova ricerca: di relazioni autentiche, di cura del sé, di connessione con la natura, di armonia interiore, di giustizia sociale. Pensare a un futuro pieno di rischi e di incognite non significa restare di fronte a esso passivi e rassegnati, ma piuttosto consapevoli. I giovani oggi sanno che il futuro non verrà loro incontro in maniera scontata, ma richiederà loro impegno, intelligenza, determinazione. La complessità del futuro spaventa meno quei giovani che possono far conto su una famiglia accogliente, presente, capace di dialogo; questi si sentono meno soli davanti all’ignoto e alla loro paura di fallimento. In contesti familiari fragili, soprattutto dal punto di vista relazionale, l’incertezza del futuro rischia di essere vissuta come minaccia concreta, più che come sfida potenziale. Accanto alla famiglia, il sostegno per guardare al futuro con fiducia sono gli amici. Nella ricerca citata, che riguarda un migliaio di adolescenti, gli amici vengono continuamente riferiti come la principale fonte di sostegno emotivo, più della famiglia e spesso più delle istituzioni scolastiche o religiose. Il futuro smette di essere un nemico quando lo si affronta “insieme”. I rapporti amicali 1possono aiutare perché costituiscono la grande risorsa del mondo giovanile. L’amicizia è una delle forme principali di spiritualità vissuta: è un luogo di fiducia, di presenza, di dono reciproco. Molti giovani che si dichiarano “non religiosi” trovano proprio nell’amicizia quell’esperienza del bene gratuito che un tempo veniva mediata da contesti religiosi o comunitari. L’amicizia diventa così un luogo del bene gratuito, una via relazionale alla fiducia, in cui il futuro non appare più come una minaccia ma come un cammino condiviso. Anche attraverso l’amicizia l’inquietudine verso il domani rappresenta la porta che apre a un’esperienza spirituale. «La serenità in famiglia e il sostegno dei miei amici – dice un ragazzo – costituiscono l’aiuto più concreto per affrontare il futuro». In una società dove le istituzioni tradizionali – famiglia, scuola, religione – faticano a offrire orizzonti stabili, gli amici diventano il luogo in cui si impara che il futuro non si affronta da soli, ma si può affrontare insieme. L’orizzonte di senso dei giovani non è individualista ma relazionale. L’incertezza del futuro non è eliminabile, ma è abitabile se è possibile viverla nel sostegno reciproco. In questa prospettiva, ciò che potrebbe aiutare i giovani ad affrontare il futuro in modo più positivo non è tanto una – improbabile – promessa di stabilità, quanto la possibilità di radicarsi in legami significativi e in una visione di sé che dia direzione e valore all’imprevedibile e ne trasformi il potenziale distruttivo in una risorsa per crescere.”
“Non so davvero da dove iniziare, perché descrivere la propria mamma a parole è difficile, e fare questa gemma è stato difficile anche per me. Sei una donna incredibile, forte, bella dentro e fuori.Sei amore, quello che non chiede nulla in cambio. Lavori sempre, ti dai da fare ogni giorno senza mai lamentarti, anche quando sei stanca, anche quando vorresti solo un attimo per te. E oltre a essere una mamma fantastica, sei anche un po’ papà. Hai fatto il doppio, senza mai farmi sentire la mancanza di niente. Hai riempito ogni vuoto con il tuo amore, con la tua presenza, con il tuo modo speciale di esserci sempre. Sei il mio esempio, il mio rifugio, la mia casa. Ti voglio bene più di quanto io riesca a dirti a voce. E sono fiera, ogni giorno, di essere tua figlia. Hai sempre messo me al primo posto, anche nei momenti più difficili. Mi ricordo quando stavi male… e forse anche peggio di me. Ma nonostante tutto, invece di pensare a te, pensavi a me. Hai fatto di tutto per farmi stare bene, per distrarmi, per regalarmi bei momenti insieme a casa, fuori, ovunque come se il tuo dolore non esistesse” (I. classe prima).
“Come gemma per quest’anno ho deciso di presentare il mio fratellino A., un’esplosione di energia e dolcezza. Ha 21 mesi e mi ricordo benissimo la felicità che ho provato quando ho saputo che avrei avuto un altro fratellino. La mia famiglia è formata da molte persone, mia mamma, mio fratello, il marito di mia mamma, le sue due figlie e mio papà che non vive con noi ma che vediamo praticamente ogni giorno. A. è diventato una delle persone più importanti per me perché attraverso la sua gioia e spensieratezza riesce sempre a strapparmi un sorriso, anche nei momenti tristi o nelle giornate buie. Credo che grazie a lui la mia famiglia si sia unita ancora di più e sono convinta che lui sia molto fortunato, perché sta crescendo in un ambiente ricco di amore reciproco, condivisione e rispetto. Il mio fratellino adora anche mio padre che è un simpaticone, lo chiama zio e questa cosa mi fa stare bene. Devo ammettere che Antonio è molto rumoroso e spesso per rilassarsi ci sarebbe bisogno di silenzio ma lo ringrazio per tutta la positività che porta all’interno delle mura di casa, per le risate che ci facciamo per qualche sua espressione strana o per le prime parole che dice che sono sempre una sorpresa. Ogni giorno che passa mi rendo conto di quante siano le piccole cose che a lui creano meraviglia e stupore e che io invece, spesso, do per scontate. Questa esperienza di sorella sedicenne di una creatura così piccola, è una bellissima messa alla prova ed esercizio per non dimenticare quanto sia importante vivere con intensità e dare importanza alle persone che ci fanno stare bene” (M. classe terza).
“Ho deciso di portare come gemma due videogiochi che mi stanno a cuore: il primo rappresenta la mia infanzia, mentre il secondo rappresenta la mia passione per i videogiochi. Il primo gioco è “Skylanders Spyro’s Adventures” un gioco uscito nel 2011 che lanciò una linea di giocattoli compatibili con i videogiochi. Infatti il gioco consisteva nel posizionare delle statuine sopra un portale collegato alla console e giocare con quel personaggio in un gioco fatto a livelli in cui c’erano enigmi, combattimenti ed esplorazione. Sono legato a questo gioco perché è stato ciò che mi ha introdotto al mondo videoludico e ogni volta che lo rigioco mi fa tornare in mente quei giorni spensierati in cui, tornato da scuola, accendevo la PS3 e giocavo con mio fratello, unico momento in cui non litigavamo. L’altro gioco è “Assassin’s Creed Revelations” Quarto capitolo della saga e ultimo capitolo della trilogia di Ezio Auditore da Firenze. In questo gioco impersoniamo un Ezio ormai anziano alla ricerca di risposte incontrando molti ostacoli nel suo cammino e il vero amore. Se Skylanders è stato ciò che mi ha introdotto al mondo videoludico Assassin’s Creed è stato quello che mi ci ha fatto appassionare. Sono molto legato a questa saga perché è capace di raccontarti storie di persone che dal nulla si ritrovano immerse in faccende più grandi di loro che si intrecciano con la storia studiata a scuola partendo da lontani periodi storici come l’antica Grecia arrivando fino alla Londra vittoriana. Se oggi sono appassionato di storia devo ringraziare Assassin’s Creed e se sono fan di questa saga lo devo a mio padre che mi ha spronato a giocarci” (F. classe quarta).
“Ho deciso di portare questi orecchini che mi ha regalato mia mamma a Natale del 2022. Ogni volta che li indosso mi ricordano il bellissimo rapporto che ho con lei e per questo li collego a dei ricordi positivi” (S. classe prima).
“Come prima gemma ho scelto questa foto che ritrae mia mamma, mia zia, mio zio, mio cugino e me nel 2018. L’ho scelta perché mi ricorda da dove vengo e le tradizioni presenti in questo piccolo paese della Romania. Questo tipo di indumento tipico del territorio si indossa solo ad eventi/festività importanti, come in questo caso il matrimonio in comune (per quello in chiesa ci si veste eleganti e basta). Per me è anche molto importante perché il vestito che indosso io me lo ha fatto mia nonna che purtroppo adesso non c’è più” (S. classe prima).
“Ieri 19 marzo era la festa del papà, con questa gemma volevo ringraziarlo per tutto quello che fa e che continua a fare per me. Mi ritengo molto fortunato ad avere un papà molto presente, così come mia mamma, perché non tutti hanno questa fortuna; anche se non lo dimostro gli voglio un sacco di bene, spero un giorno di poter ripagare tutto quello che lui ha fatto per me. Grazie papà” (W. classe seconda).
“Tornata dal Canada per due giorni non ho mangiato e non ho dormito, ho pianto. Forse sembrerà irrispettoso verso la mia famiglia, felicissima di vedermi dopo sei mesi, ma bisognosa di una doccia dopo ore di viaggio, ho accompagnato la frase “Mi siete mancati” a “Mi mancano già”. Ora chiamo mamma anche un’altra donna e sono la sorella maggiore di due bimbi, oltre che S. Alcuni dei miei amici, i miei genitori non li hanno mai conosciuti e forse non lo faranno mai. Mi sono affezionata e sono cambiata. Ho capito che non sono mai stata una brava sorella, ho dato priorità alla scuola e agli impegni piuttosto che a coloro che qua, in Italia, arricchiscono la mia esistenza. So che le relazioni devono essere nutrite e per questo ogni giorno passo ore al telefono parlando in inglese, ma do priorità anche al Fight Club, luce nel buio, e agli altri gruppi di amici con cui sto crescendo. Forse la cosa più importante l’ho capita alla fine dell’esperienza: “If goodbyes hurts, you know you’ve spent your time well.” Sono così grata di questo dolore” (A. classe quarta).
“Ho deciso di portare questa foto che ritae me e mia madre quando ero molto piccola. Quel giorno rappresenta un momento molto importante nella mia vita perché si tratta della prima volta che i miei genitori mi hanno messo sugli sci. Quel momento è significativo per me perché mi è stata trasmessa una passione che tuttora porto avanti” (E. classe quarta).
“Per questa gemma ho deciso di portare una foto di mio cugino, D., perché penso che sia la persona con cui ho più confidenza anche se viviamo lontani e la differenza di età rende divertente passarci il tempo: lui ha 4 anni” (F. classe prima).
“Non c’è molto da dire. La nonna è sempre la nonna. La nonna D. però non solo. La nonna D. è la nonna che ti aiuta a ripetere la struttura della “Ziqqurat” perché il giorno dopo c’è la verifica sui sumeri e tu non riesci a studiare da sola. La nonna D. è la nonna che odia cucinare ma che non ti fa mai mancare pranzo, cena e merenda. La nonna D. è la nonna che ti difende sempre, soprattutto da mamma e papà. La nonna D. è la nonna che che ti accompagna alla fermata dell’autobus per andare all’asilo mano nella mano. La nonna D. è la nonna che quando vede che hai scarabocchiato sul muro di casa con la penna, dice che il tuo disegno è un capolavoro. La nonna D. è la nonna che quando ti trova con le forbici in mano, i capelli per terra e sulla testa un gran bel casino, prima ti sgrida perché è pericoloso e poi ti dice che sei bellissima. La nonna D. è la nonna che quando sei ammalata ti misura la febbre ogni due minuti. La nonna D. è la nonna che il mercoledì pomeriggio, quando passa il camioncino dei gelati, ti prende sempre una bella pallina alla nocciola. La nonna D. è la nonna che ti chiama ancora “Tituti” nonostante tu non sia più una bambina. La nonna D. è la nonna che ti compra sempre le figurine dell’album degli Amici Cucciolotti anche se la mamma e il papà non sono d’accordo. La nonna D. è la nonna che dopo aver visto la tua pagella andrà a vantarsi con tutte le amiche del paese. La nonna D. è la nonna che ti guarda con occhi innamorati ancora oggi, anche se non si ricorda più il tuo nome. La nonna D. è la nonna con il cuore più grande del mondo, perché nonostante la sua testa non funzioni più come una volta, continua ad amarti, anche più di prima. La nonna D. è la nonna che nonostante tutto ti porta sempre nella sua anima, anche se i ricordi ormai si sono persi. La nonna D., per me, è la gemma più preziosa” (G. classe quinta).
“Dopo tanti ripensamenti, finalmente anche quest’anno ho scelto la mia gemma! Ho deciso di portare qualcosa di veramente personale: i miei genitori 🙂 Non sono solita esplicitare i miei sentimenti verso di loro, ma sono delle persone a cui devo veramente tantissimo in ogni aspetto della mia vita, delle persone che ammiro profondamente, non solo per il loro esempio umano, ma anche per i valori giusti ed esemplari che hanno trasmesso sia a me che a mio fratello. Nonostante ogni tanto tendano ad esserci delle divergenze tra noi, rimangono sempre e comunque delle brave persone di grande valore, che meritano di essere orgogliose per ciò che sono, anche se probabilmente non è così. Ma sono io fiera per loro. Mi fanno sentire amata in un modo che non credo si possa spiegare con semplici parole. Io colgo che sono un motivo di orgoglio per loro e loro lo sono per me. Mi ascoltano, mi accolgono, mi lasciano essere me stessa, permettendomi di “sbocciare” e diventare la versione migliore di me, supportandomi in tutto ciò che faccio. Se dovessi utilizzare una metafora, mi descriverei come una piantina che sta crescendo proprio perché il terreno in cui si trova è fertile, e le radici sono ben nutrite. Sono veramente grata di avere dei genitori come loro, che sceglierei non solo in questa vita, ma in tutte quelle che potrei vivere.” (F. classe quarta).
“Come gemma ho deciso di portare mia zia, una delle persone più importanti per me: c’è sempre stata per me nei momenti felici, ma anche in quelli tristi. Mi ha sempre detto, che se avessi avuto bisogno di parlare con qualcuno e di sfogarmi lei ci sarebbe stata, anche se ultimamente non l’ho fatto e me ne pento perché avrei potuto risolvere alcuni problemi più facilmente invece di tenermi tutto dentro. Quando ero piccola adoravo stare con lei, passavamo i pomeriggi e le serate a giocare, mi ricordo di quando doveva sistemare la sua camera e ci mettevamo a cantare le canzoni oppure di quando la domenica mattina si preparava per andare a lavorare e stavo in bagno con lei mentre si preparava. Ora ci vediamo meno spesso però mia zia resterà sempre la parte più importante di me” (D. classe prima).
“Come gemma di quest’anno, ho voluto portare questo charm di Pandora, un regalo che ho ricevuto per Natale da una persona davvero speciale per me: mia sorella V. Questo charm non è solo un semplice oggetto, ma rappresenta per me un legame profondo e indissolubile con lei. V. è sempre stata al mio fianco nei momenti di difficoltà, sostenendomi quando prendevo un brutto voto a scuola e aiutandomi a superare le mie insicurezze. Ma non solo: è stata anche la mia compagna nei momenti più belli della mia vita, condividendo con me gioie, risate e ricordi indimenticabili. Ora, però, le cose sono cambiate. V. non vive più con me, e in alcuni momenti sento molto la sua mancanza. La casa sembra un po’ più vuota senza la sua presenza quotidiana, e spesso mi capita di desiderare di poter tornare indietro nel tempo, a quando condividevamo ogni attimo della nostra giornata. Per fortuna, però, in famiglia abbiamo una bellissima abitudine: almeno una volta alla settimana, lei e il suo ragazzo vengono a cena da noi. Queste serate sono diventate un appuntamento fisso che aspetto sempre con impazienza, perché mi permettono di rivederla, chiacchierare con lei e sentirmi di nuovo vicina a lei, come un tempo. Ogni volta che penso a mia sorella, provo un’enorme gratitudine e ringrazio il Signore per avermi donato una persona così speciale. È la sorella migliore che potessi mai desiderare, e se avessi la possibilità di scegliere in un’altra vita, non avrei alcun dubbio: la risceglierei ancora e ancora”. (L. classe seconda).
“Quest’anno come gemma ho deciso di portare un anello che mi ha regalato mia mamma al mio 18º compleanno. Per me ha un significato molto importante e profondo perché me l’ha regalato una persona molto speciale e importante a cui voglio molto bene. Questo anello è diventato ormai un mio portafortuna, lo tengo tutti i giorni ma allo stesso tempo ho la paura di perderlo quindi sto molto attenta ad indossarlo… Non è solo un accessorio, ma è molto di più perché è come se rappresentasse un po’ mia mamma ed è come se l’avessi sempre vicino a me: la presenza di mia mamma che mi aiuta sempre e mi è sempre vicina è fondamentale. Inoltre, anche mia sorella ha un anello simile e quindi simboleggia anche il nostro legame”. (G. classe quinta).