“La mia gemma è una foto in cui sono con mio papà: lui è una persona per me molto importante, mi ha sempre sostenuto in tutte le cose che ho fatto, lo ammiro tantissimo. Lui è una di quelle persone che lascia un ricordo importante in tutti, ha sempre aiutato gli altri, sempre felice; un giorno mi piacerebbe essere come lui. Non gli dico mai che gli voglio bene, io sono un po’ fredda; tuttavia ho la sensazione che ci capiamo semplicemente attraverso uno sguardo. Voglio solo dirgli grazie e spero di riuscire a farlo un giorno”. Questa è stata la gemma di R. (classe quarta). Desidero dare una spinta a R. (anche se con questa gemma ha già fatto un notevolissimo passo) con una frase di Adorno: “La felicità è come la verità: non la si ha, ci si è. Per questo nessuno che sia felice può sapere di esserlo. Per vedere la felicità, ne dovrebbe uscire. L’unico rapporto fra coscienza e felicità è la gratitudine.”
“«Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere così come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un opera di teatro, che non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l’opera finisca senza applausi…». Ho letto questa frase di Charlie Chaplin qualche tempo fa, quando lo abbiamo affrontato in francese. Penso siano delle belle parole sul futuro e su come affrontare la vita. Le trovo adatte a noi ragazzi dell’ultimo anno e le utilizzo per augurare a ognuno di trovare la propria strada e di fare le scelte più giuste”. Questa è stata la gemma di N. (classe quinta). Trovo queste parole molto in sintonia con quelle, molto famose, di madre Teresa:
“Non aspettare di finire l’università, di innamorarti, di trovare lavoro, di sposarti, di avere figli, di vederli sistemati, di perdere quei dieci chili, che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina, la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno. Non c’è momento migliore di questo per essere felice. La felicità è un percorso, non una destinazione. Lavora come se non avessi bisogno di denaro, ama come se non ti avessero mai ferito e balla, come se non ti vedesse nessuno. Ricordati che la pelle avvizzisce, i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni. Ma l’importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età. Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela. Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza. Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida. Finché sei vivo, sentiti vivo. Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.”
“La mia gemma sembra una bolletta, ma non lo è: in realtà si tratta di un traguardo per me molto importante. Ho partecipato ad un concorso per fare volontariato in Congo. Mi hanno presa, partirò a fine luglio e starò via un mese in un ospedale pediatrico che ospita bimbi affetti da sla, aids, malaria o diversamente abili. Sono ospitati circa 800 bambini. Non so ancora bene di preciso cosa dovrò fare, probabilmente un po’ di animazione o insegnamento di grammatica basilare francese. Per me è un sogno che si avvera, sono molto contenta ed emozionata per le incognite che mi aspettano. L’idea del volontariato è qualcosa che noi tutti dovremmo perseguire nel nostro piccolo.” Questa è stata la gemma di M. (classe quinta). Questa gemma mi è risuonata nel cuore durante questo fine settimana in cui si è celebrato a Roma il Giubileo dei Ragazzi. Riporto un brevissimo passo delle parole del papa: “… solo con scelte coraggiose e forti si realizzano i sogni più grandi, quelli per cui vale la pena di spendere la vita. Non accontentatevi della mediocrità, di “vivacchiare” stando comodi e seduti; non fidatevi di chi vi distrae dalla vera ricchezza, che siete voi, dicendovi che la vita è bella solo se si hanno molte cose; diffidate di chi vuol farvi credere che valete quando vi mascherate da forti, come gli eroi dei film, o quando portate abiti all’ultima moda. La vostra felicità non ha prezzo e non si commercia; non è una “app” che si scarica sul telefonino: nemmeno la versione più aggiornata potrà aiutarvi a diventare liberi e grandi nell’amore”.
“Il titolo della mia gemma di oggi è “addio”. Esistono talmente tante forme di addio, che mi chiedo a quale delle tante stiate pensando ognuno di voi. Nel dizionario questa parola è definita come “Forma di saluto a persona o cosa che si lascia, specialmente per lungo periodo o definitivamente” e come “rinunciare a una cosa, o separarsene per sempre”. Ed è proprio di questo che tratta la mia gemma: di due saluti, forse definitivi, o forse (e spero) solo per un lungo periodo, che sono teoricamente completamente diversi ma praticamente ugualmente dolorosi. • Il primo è l’addio al mio ex-ragazzo. La settimana scorsa, dopo averci passato insieme 7 lunghi mesi, ho deciso di dire addio ad una persona a cui tenevo e a cui tengo tutt’ora tantissimo ma in un modo leggermente diverso. È proprio vero che a volte è solo uscendo di scena che si capisce il ruolo che una persona ha svolto. Solo adesso che non stiamo più insieme infatti mi sono resa conto di quanto la sua presenza nella mia vita è stata indispensabile in alcuni momenti cruciali di questo mio anno a partire da settembre scorso. Lui c’è sempre stato: mi ha consolato nei momenti di tristezza, solitudine, disperazione, malinconia e ha festeggiato con me i momenti di vittoria, di felicità, di pazzia e di entusiasmo. A volte penso di non averlo ringraziato abbastanza e di non avergli mai dimostrato quanto effettivamente grata sono e sono stata per questa sua presenza onnipresente. Ultimamente, presa un po’ più dalla “mia” vita piuttosto che dalla “nostra”, tendevo spesso ad ignorarlo, a non prestargli le attenzioni che meritava, e spesso, presa dal nervosismo, anche a trattarlo con sufficienza e menefreghismo. Il fatto che riuscissi a vivere la mia vita senza pensare troppo a lui o senza vederlo anche per diversi giorni senza sentirne particolarmente la mancanza, mi ha fatto capire che forse i sentimenti che provavo nei suoi confronti erano cambiati e purtroppo non erano più quelli di qualche mese fa. Per un po’ sono andata avanti, auto-convincendomi che forse si trattava solo di un brutto periodo e che le cose sarebbero presto tornate come prima, ma purtroppo non fu così. Mi sono sempre ritenuta una ragazza coraggiosa, ma devo ammettere che in questo caso non sapevo proprio come provare a dirgli o fargli capire che dentro di me qualcosa era cambiato, e così ho continuato a trattarlo con sufficienza, sperando che lo capisse lui da solo. E così è stato. Venerdì ha finalmente deciso di prendere coraggio e di affrontare la seppur dolorosa, realtà. Ho così preso coraggio anche io e gli spiegato il mio punto di vista. Ne abbiamo parlato a lungo insieme e il tutto si è concluso in un lungo e silenzioso abbraccio di addio, animato solamente da lacrime e singhiozzi da parte di entrambi. E sarà anche vero che gli addii fanno male, ma non c’è niente di più doloroso dei flashback che arrivano dopo. Da quella volta mi rendo conto che lo ritrovo in tutto ciò che mi circonda e in ogni cosa che faccio. La sera non so più a chi mandare la buonanotte e la mattina non mi sveglio più con il suo buongiorno. Quando penso che non lo rivedrò più, che i nostri discorsi stupidi e imbarazzanti non saranno più oggetto dei miei sorrisi e delle mie risate, che il suo nome non sarà più tra i contatti recenti e che non sentirò più il suono della sua voce con quell’accenno di accento barese, sento un vuoto enorme dentro di me, come se una parte di me non ci fosse più data la sua mancanza. Ora lui è triste e forse anche arrabbiato, ed è convinto che ora che l’ho lasciato mi sia tolta un penso e sia più felice che mai, vorrei solo che sapesse che non è così. Spero solo che un giorno riuscirà a trovare la forza di perdonarmi per tutto il male che gli ho provocato, e spero che riusciremo a tornare quello che eravamo 8 mesi fa. E soprattutto, spero che oltre questo sentimento di dolore, dato dal fatto che sia tutto finito, si porti dentro per sempre quel senso di felicità per questi 7 mesi in cui c’è stato qualcosa di molto grande. • Il secondo addio riguarda mia nonna. Ha 86 anni ed è malata di cancro da 6 anni. Avendo vissuto 12 anni lontana da lei, il nostro rapporto non è il normale rapporto che ha ogni nonna con la propria nipote, ma ciò non toglie che io le voglia una marea di bene anche solo perché è la donna che ha dato la vita alla donna che avrebbe poi dato vita a me, e non posso che esserle grata e ringraziarla fino alla morte per ciò. Ognuno ha le proprie paure: dei mostri, dei fantasmi, del buio, dei ragni, delle interrogazioni. Io invece ho paura dei tumori, che ha colpito diverse volte la mia nonna paterna che l’ha sempre combattuto con la sua forza e voglia di vivere, che ha portato via mia zia 5 anni fa, e che ora porterà via presto anche la mia nonna materna e chissà, avendo già 3 casi in famiglia, chi altro si porterà via. È vero, mia nonna ha 86 anni e la sua vita l’ha vissuta: è nata, è cresciuta, si è sposata, ha avuto 4 splendidi figli, e come ogni essere umano, è normale anche che muoia. È vero che tutto succede per una ragione, ma a volte vorrei sapere qual è effettivamente questa ragione per cui accadono certi avvenimenti. In questi ultimi tempi, mi sono spesso chiesta cos’è la vita, perché viviamo e come fa una persona ad esserci e poi il giorno dopo improvvisamente a non esserci più. Basta davvero un attimo per non esserci più, ma allora che senso ha arrabbiarsi, che senso ha l’invidia, la malignità? Perché non è possibile essere felici e spensierati fino al giorno in cui non ci saremo più? Perché esistono le malattie, gli incidenti stradali, le guerre, gli assassini? Non sarebbe più giusto se avessimo tutti le stesse opportunità di vivere? L’idea di alzarmi un giorno e di non poter più pensare “oggi vado a trovare la nonna” mi uccide profondamente, nonostante io sia consapevole che alla fin fine è giusto così: mia nonna ha lottato e ha sofferto parecchio, e forse è giusto che anche lei raggiunga finalmente un posto dove potrà essere felice e spensierata come lo era anni fa, quando ci preparava le pastasciutte. Spero solo che in questo posto si ricorderà di me, dei suoi altri 5 nipoti, dei suoi figli e di suo marito, che l’hanno amata con tutto il loro cuore. Il giorno che se ne andrà e tutti quelli che seguiranno, mi mancherà da morire, ma al momento non posso che ritenermi fortunata per aver conosciuto una persona alla quale sia così difficile dire addio.” Questa è stata la gemma di M. (classe quarta). Due sono i temi principali: il rapporto di coppia e la morte, accomunati qui dal termine addio. Etimologicamente il termine addio fa riferimento all’affidamento di qualcosa o qualcuno a Dio. Penso vi sia insita, perciò, l’importanza della persona o della cosa da cui ci si distacca. Penso che tutte le relazioni significative che viviamo lascino dei segni profondi in noi; è la rielaborazione che ne facciamo dopo che farà di essi un albero florido oppure secco.
Così C. (classe quinta) ha presentato la propria gemma:
“Non sapevo cosa portare come gemma, poi ho pensato a qualche scena di film perché ritengo che il cinema sia un buonissimo mezzo di comunicazione. Alla fine ho optato per questa scena da La tigre e la neve perché penso che Benigni sia una persona fantastica e sia bello farsi stimolare dalle cose che dice; penso che lui abbia capito quale sia la bellezza della vita. Fa pensieri profondi e mi piacerebbe arrivare a quel livello di consapevolezza o influenzare in modo positivo la gente. Mi ricorda anche un po’ Robin Williams, altro attore che stimo”. Penso che la poesia o qualsiasi altra forma di espressione artistica siano parte della bellezza della vita. Riuscire a dirsi, a esprimersi, a raccontarsi a far nascere qualcosa da sé. Fiorire.
“Ho portato una foto della scorsa estate, quando ho fatto l’animatrice in parrocchia durante il campeggio estivo con i ragazzi delle medie. Un giorno abbiamo avuto in visita dei bambini del Sahrawi. Non parlavano l’italiano, ma abbiamo giocato molto. Mi ha colpito la loro meraviglia nel fare giochi con l’acqua. Siamo stati felici con poco”. Questa la gemma di V. (classe quinta).
“Lasciati guidare dal bambino che sei stato”, scrive Josè Saramago. Ricordarsi di esserlo stati, recuperare quella purezza di sguardo, rivivere quello stupore, quello delle prime volte.
“Ecco la mia scatola dei ricordi con tutto quello che mi fa sorridere quando lo guardo: cartoline, lettere, oggetti, e soprattutto la lettera della mia migliore amica per i miei 18 anni.” Così V. (classe quinta) ha presentato la propria gemma. Dalla lettera emergono vicinanza, protezione, condivisone, coinvolgimento, felicità, sorrisi. In una puntata di Desperate Housewives una delle protagoniste afferma: “Ogni volta che sento l’emozione sopraffarmi mi limito a immaginare una scatola vuota, e a infilare dentro quella scatola tutte l’emozioni che provo e poi immagino di mettere via la scatola in un armadio grande e vuoto e chiudo la porta!”. Quante emozioni c’erano in quella scatola stamattina!
“Sono una mangiatrice di film della domenica pomeriggio; all’inizio questo film non mi piaceva, poi mi ha preso sempre più e questa scena mi ha commossa e mi ha spinta a pensare. A volte quel che abbiamo ci sembra tutto e a volte invece dovremmo fare di più per sentirci contenti, avere “una felicità delirante”.” Questa è stata la gemma di M. (classe terza). In un altro film famoso, “L’attimo fuggente”, Neil legge una parte di una frase di Henry David Thoreau tratta da “Walden, vita nei boschi” (qui la riporto per intero): «Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici».
“Mi ero dimenticata della gemma, ho realizzato solo ieri sera che sarebbe stato il mio turno. Riflettendo sul significato della parola gemma ho pensato alle cose preziose che ho. E allora mi è venuta naturalmente in testa la famiglia, e ho portato delle foto con valore simbolico: voglio sottolineare il concetto di famiglia in generale, in tutti i sensi possa essere intesa. Quello che conta è che sia felice, indipendentemente da chi sia formata: per me è l’unica cosa che esiste. Non è scontato avere una famiglia felice, per cui invito chi ce l’ha ad apprezzare ciò di cui può godere.” Questa è stata la gemma di M. (classe quinta). In “Fahrenheit 451” una presentatrice della tv afferma: “Una famiglia non sarebbe più una famiglia se qualcuno non avesse a cuore la felicità degli altri e non si adoperasse con tutti i mezzi per il suo conseguimento”.
“Nel video si vede che la protagonista ha una grande passione per il circo; io ho quella per la scherma, sport che ho iniziato da piccola. Mi ha fatto crescere ed è stata fortemente presente nella mia vita. In questo periodo sto migliorando però durante le gare a volte mi blocco e non vanno sempre come vorrei andassero; mi dicono che ho buone capacità, ma alle gare mi blocco e vedere che sforzi e sacrifici fatti per lungo tempo vanno a farsi benedire per colpa di errori stupidi mi fa molto arrabbiare. Buttare tutto alle ortiche mi fa male. Nella canzone ci sono poi due temi. Il primo è quello della morte, la cosa che mi fa più paura in assoluto. Pochi mesi fa è morto il mio cane; so che non è una persona, ma prima non sapevo bene cosa fosse la morte, non l’avevo sentita sulla mia pelle; questa cosa mi ha toccato e ho preso consapevolezza della sua esistenza. Mi fa paura il fatto che non si possa tornare indietro e sapere che non si possa più toccare, interagire con chi scompare. Il secondo tema è quello del tempo: “vorrei tornare indietro ma non si può”. Il tempo passa e non si ferma ad aspettarti, ho paura di essere grande e non ricordarmi quello che è stato”. Questa è stata la gemma di A. (classe seconda).
In classe mi sono soffermato sull’ultima cosa detta, raccontando che, dal 1° gennaio, Sara ed io abbiamo deciso di tenere un vaso della felicità: alla fine di ogni giornata scriviamo su un bigliettino le cose positive accaduteci, pieghiamo il foglietto e lo mettiamo nel vaso di vetro. Ricordo che anni fa ho letto quasi tutti i libri di Leo Buscaglia: una delle cose ricorrenti era il suo suggerimento di porsi ogni sera la domanda “cosa ho imparato oggi?”. Si deve avere una risposta, a costo di alzarsi dal letto, prendere un dizionario e imparare una parola nuova… Ecco penso siano due modi per evitare di “non ricordarsi quello che è stato”.
“La mia gemma è un lavoretto di carta datomi sabato scorso da un bimbo di 10 anni a cui faccio catechismo: si è instaurato un rapporto profondo e mi colpisce la sua gentilezza nei confronti degli altri, cosa che non riscontro frequentemente in altre persone”. Questa è stata la gemma di C. (classe quarta). Mi sento di dare ragione a C. riguardo alla scarsa presenza della gentilezza nella società contemporanea, tuttavia voglio riportare qui le frasi di due grandi rappresentanti religiosi contemporanei:
“Tre parole chiave: chiediamo “permesso” per non essere invadenti; diciamo “grazie” per l’amore, quante volte al giorno dici grazie a tua moglie e tu a tuo marito, quanti giorni passano senza dire grazie; e l’ultima, “scusa”: tutti sbagliamo e a volte qualcuno si offende nella famiglia e nel matrimonio, e alcune volte volano i piatti, si dicono parole forti, ma il mio consiglio è non finire la giornata senza fare la pace, la pace si rifà ogni giorno in famiglia, e chiedendo scusa si ricomincia di nuovo. Permesso, grazie, scusa” (papa Francesco)
“La felicità non può nascere dalla rabbia o dall’odio. Nessuno dice: “Oggi sono felice perché stamattina mi sono arrabbiato assai”. Al contrario, la gente si sente a disagio e dice: “Oggi non sono contento perché stamattina ho perso le staffe”. Tramite la gentilezza, tanto al livello personale, quanto a livello nazionale e internazionale, col rispetto reciproco e la reciproca comprensione, otterremo la pace, unitamente a una genuina soddisfazione.” (Tenzin Gyatzo, XIV Dalai Lama)
“La mia gemma è il libro Il confine di un attimo: è la storia di due ragazzi che si incontrano su di un bus, lei scappa da una vita di obblighi, lui è in viaggio verso un incontro che vorrebbe rimandare. Imparano a conoscersi, capirsi e amarsi. Ho scelto l’opera per i valori che vuole trasmettere: è un invito a non lasciare perdere sogni e desideri anche quando sembra non ci sia una via d’uscita, ma prendere sempre il meglio dalle situazioni. E’ un invito all’unicità: non dobbiamo far di tutto per essere come gli altri ma dobbiamo capire che siamo belli per quello che siamo. La diversità ci rende uomini anche in un mondo in cui sembra che non ci sia spazio per il diverso: perché omologarci? La felicità deriva dall’essere sereni con se stessi senza tentare di essere come gli altri. Non si deve temere il giudizio degli altri. Una frase dal libro: “Perché la gente è sempre pronta a obbedire? Io non sono così. Io voglio una cosa sola nella vita. E non sono i soldi, né la fama, né un’istruzione universitaria che forse – ma forse anche no – potrebbe essermi utile in futuro. Non so bene che cos’è che voglio, ma lo sento in fondo alla pancia. Per ora se ne sta lì, dormiente. Lo capirò quando lo vedrò”. Non aver paura di essere se stessi: sembra paradossale lottare per esserlo!”. Questa la gemma di A. (classe seconda). Scrive Alessandro D’Avenia: “Viene il giorno che ti guardi allo specchio e sei diverso da come ti aspettavi. Sì, perché lo specchio è la forma più crudele di verità. Non appari come sei veramente. Vorresti che la tua immagine corrispondesse a chi sei dentro e gli altri, vedendoti, potessero riconoscere subito se sei uno sincero, generoso, simpatico… invece ci vogliono sempre le parole o i fatti. È necessario dimostrare chi sei. Sarebbe bello doversi limitare a mostrarlo. Sarebbe tutto più semplice.” Dal film Fame:
“Questo foglio è l’ultima cosa datami da mia madre l’ultima volta che ci siamo visti. Volevo portare altre due cose, poi ho deciso per questa perché mi rende felice. Ieri ho avuto il coraggio di rileggerlo per la prima volta, perché mi bastava pensare alle parole che mi aveva scritto per essere contento. Ho pensato al bellissimo rapporto che ho sempre avuto con lei. E allora ho voluto portare qualcosa di positivo perché ultimamente vedevo le cose in modo piuttosto negativo. Ieri, dopo aver riletto il foglio, non sono stato bene per un po’, anche perché ci sono due frasi personali in cui mi dice delle cose bellissime.” Questa è stata la toccante ed emozionante gemma di G. (classe quinta). Sto sistemando le gemme in questa mattina di giorno libero di un venerdì di novembre avvolto dalla nebbia; ripenso alla commozione vissuta da G. mentre parlava e a quella dei compagni che lo ascoltavano con gli occhi lucidi. E mi viene da dire una cosa agli adulti. Non ignoriamo questi ragazzi che vivono le nostre città, non sottovalutiamo quello che hanno dentro; ci sono mondi bellissimi, fatti di sensibilità, unicità, sentimenti nobili. Non fermiamoci alla nebbia del “Ah… questi giovani…”. Ci sono tante anime belle, basta guardarle con gli occhi del cuore.
“Eccomi qui. Mi sono preparata questo piccolo discorso perché non voglio dimenticare qualche pezzo a causa dell’emozione. Prometto che non sarà lungo. Ci tengo molto a questo momento perché è uno di quei momenti in cui posso realmente portare qualcosa che mi sta a cuore. Amo leggere le gemme degli altri e mi commuovo sempre, perché ci trovo qualcosa di unico ed è come se riuscissi a spiare per una frazione di secondo nei cuori di quelle persone, pur non conoscendone l’identità. La mia gemma è un pezzo tratto dal libro “Per chi suona la campana” di Ernest Hemingway. Ho finito il libro lunedì e dire che mi è piaciuto è poco. Mentre lo leggevo pensavo di trovarmi in Spagna e avevo l’impressione che il mondo attorno a me era il mono del libro. Ho vissuto dentro al libro per tre settimane e anche adesso sento sulla pelle la piacevole sensazione che avvertivo leggendo. Non voglio dirvi di cosa parla la storia, me lo tengo per me in un atto di puro egoismo, ma vi dico che questo estratto mi ha colpita per la tematica affrontata: il tempo. Per me il tempo è un mistero, è un compagno e spesso ci rifletto; mi affascina e intriga. Mi sono resa conto che da giovani il tempo è uno scherzo, non ci pensiamo più di tanto; io ci penso e spero di riuscire a dire e fare tutto quello che voglio e sento nel tempo che avrò a disposizione, un po’ come Robert Jordan e Maria (i due protagonisti della scena).
Una persona a cui tengo molto dice quasi sempre “L’attimo è infinito”. Fa sembrare tutto così eterno e in qualche modo mi tranquillizza, perché mi ricorda che nonostante lo scorrere del tempo, quel momento preciso, e di conseguenza tutti gli altri, durano per sempre, e dato che questo a me non sembra fatale, mi fa stare meglio. Ora, ora, ora. Sembra quasi una dolce bugia.” Così B. (classe quarta) ha presentato la sua gemma ai compagni. Amo ascoltare Angelo Branduardi ed esplorando la sua discografia molti anni fa ho scoperto che aveva musicato un film tratto dal libro “Momo” di Michael Ende (l’autore di “La storia infinita”). In quel libro che ho letto alle medie e che ora avrei voglia di rileggere ci sono queste parole: “Esiste un grande eppur quotidiano mistero. Tutti gli uomini ne partecipano ma pochissimi si fermano a rifletterci. Quasi tutti si limitano a prenderlo come viene e non se ne meravigliano affatto. Questo mistero è il tempo. Esistono calendari ed orologi per misurarlo, misure di ben poco significato, perché tutti sappiamo che talvolta un’unica ora ci può sembrare un’eternità, ed un’altra invece passa in un attimo… dipende da quel che viviamo in quell’ora. Perché il tempo è vita. E la vita dimora nel cuore.”
“Le foto che ho portato rappresentano un saggio fatto a giugno: Alice nel paese delle meraviglie. Io impersonavo Alice, personaggio che mi rispecchia molto perché piena di incertezze e dubbi, e soprattutto l’anno scorso ho avuto un periodo particolare. Quest’esperienza è stata importante e ancora più bella perché fatta con le mie amiche. Le foto rappresentano i momenti più belli vissuti quel giorno”. Così S. (classe seconda) ha presentato la propria gemma. C’è un passo del libro di Carroll che mi piace particolarmente e che riguarda la strada, il procedere, il camminare, il viaggio, il trovare:
“Un giorno Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero. “Che strada devo prendere?” chiese. La risposta fu una domanda: “Dove vuoi andare?” “Non lo so”, rispose Alice. “Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza”.” Abbino queste parole a quelle di Antoine de Saint-Exupéry: “Conta solo il cammino, perché solo lui è duraturo e non lo scopo, che risulta essere soltanto l’illusione del viaggio”.
“Ho portato come gemma il video fatto con alcuni amici della parrocchia che per me sono ragazzi speciali. Con loro non c’è niente che causi tristezza o problemi; ogni volta siamo sulla stessa lunghezza d’onda trovando modo di divertirci grazie alla passione per la musica o per intrattenere i bambini attraverso le attività che facciamo, come questo centro estivo che è occasione per divertirsi e per conoscere se stessi e le proprie potenzialità. Nessuno viene lasciato da parte creando qualcosa per i bimbi ma anche per noi; penso che seguire questa strada sia una delle cose più belle che mi siano capitate.” Questa è stata la gemma di M. (classe quarta) e visto che il video non è ancora on-line pubblico solo tre foto estratte da esso. Il video è pieno di sorrisi, di divertimento, di gioia. Mi ha riportato indietro con la memoria, alla mia adolescenza e mi ha fatto venire alla mente una frase di George Bernanos: “È la febbre della gioventù che mantiene il resto del mondo alla temperatura normale. Quando la gioventù si raffredda, il resto del mondo batte i denti”.
“Don’t grow up, it’s a trap! Questa frase è la mia gemma. Mi rappresenta perché i bambini sono persone che ancora riescono a sognare; da adulti ci sono preoccupazione e problemi. Loro poi sono sinceri e riescono a dire le cose in faccia senza nasconderle come invece fanno certi adulti. Anche l’amicizia tra bambini è molto più sincera e forte.” Così si è espressa A. (classe seconda). Desidero citare una canzone di Claudio Baglioni che secondo me ha un testo bellissimo. In uno dei passi canta: “io non chiedo un poco più di pane ma che tu lo mangi insieme a me e non credo che ci sia una pace mai se la pace non è dentro te e così crescendo e cercando via altrove e come e quando troveremo infine chissà la via della felicità, ogni dì crescendo e cercando sì ma dove domani o quando prenderemo insieme la scia nel tempo della fantasia”.
“La mia gemma è una persona, una ex compagna di scuola. Siamo rimaste amiche, lei mi è sempre stata accanto. Ultimamente la vedo molto meno spesso perché ha una malattia molto rara per la quale sembra non ci siano cure. L’ultimo anno è sempre stata a casa da scuola ed è peggiorata molto, fino a perdere l’uso delle gambe. Ora è in ospedale a Trieste e la vado a trovare almeno una volta a settimana: è forte e non si arrende e sebbene abbia una vita difficile, lei ti fa pensare che non è un problema. L’ultima volta non ho potuto fare a meno di dirle che, anche se avevo il sorriso, non riuscivo a guardarla come prima, quando poteva camminare e lei mi ha detto: Essere sempre fieri di quel che si è. Delle proprie gambe per correre, camminare e saltare, della propria sedia per andare comunque lontano.. perché non importa dove stai, se stai in piedi, se corri o se non puoi nemmeno camminare: con la testa e con il cuore puoi sempre sognare e volare in alto! E poi..è bello anche cambiare, altrimenti che noia! Mi sono resa conto della fortuna che ho a camminare e a correre. Mi ha dato di nuovo un motivo in più per essere felice come ha sempre fatto.” Ha fatto fatica a finire la sua gemma F. (classe quarta), la voce rotta dall’emozione. Non ho potuto fare a meno a una delle sequenze più belle di quasi amici:
Una presentazione di foto e testi accompagnati da questa canzone è stato il modo con cui M. (classe quarta) ha esposto la sua idea di felicità e la sua gemma: “la mia ragazza, il migliore amico, la migliore amica, tutte quegli amici senza i quali ci sarebbe un vuoto incolmabile (se potessi li metterei tutti), la mia famiglia e in particolare mia cugina, non prendermi sul serio, viaggiare, fotografare paesaggi, o soggetti inconsci di essere nel mio obbiettivo, il tennis, perdermi nei ricordi, i tramonti, addormentarmi con il rumore della pioggia, la spensieratezza che solo la mia età e l’estate mi concedono, rientrare a casa dopo lungo tempo, il caffè, dormire ad oltranza, essere di conforto alle persone che amo, essere un punto di riferimento per le persone che amo, immergermi nella vasca da bagno calda in inverno e al buio, ascoltando le mie canzoni preferite, rendermi conto di essere un ragazzo immensamente fortunato (i miei genitori hanno fatto il possibile per rendermi felice, e sono sempre più conscio di essere circondato da persone che mi amano veramente), ridere, ma fino alle lacrime, fino ad avere i crampi alla pancia, fantasticare su dove mi troverò tra 5 anni e realizzare di avere tutto il futuro davanti”. Proprio oggi, in un’altra quarta, una ragazza ha proposto la visione di questo breve video:
“Volevo cercare una gemma che vi facesse felici; mi sono messa a cercare dei video ma non trovavo nulla che corrispondesse alle sensazioni che volevo lasciare. Poi, facendo un po’ le mie cose, mi sono accorta che canticchiavo una canzone che mi faceva veramente felice e pertanto ho deciso di condividerla: spero che vi rubi un sorriso o vi lasci una bella sensazione”. Così M. (classe quinta) ha presentato la sua gemma. La canzone, come accaduto sul web, anche in classe ha acceso qualche commento. Mi fermo all’intento di M., quello di rendere felici gli altri. In classe ho suggerito la visione di “Inside out”. Qui pubblico una vignetta del mitico Peanuts.