
“Questo orsacchiotto di pezza mi è stato regalato dai miei genitori appena nata. Non so se dipendesse dal fatto che ancora con me non avessi fratellini o sorelline, ma io e Titito instaurammo un rapporto tossico: io senza di lui non sarei andata a dormire. Più volte è capitato che dovessi dormire da parenti, lui ci doveva essere sempre… se così non andava io non mi sarei addormentata e soprattutto mi sarei lamentata, insomma il Titito doveva essere recuperato! Il poveretto mi seguiva ovunque durante la notte, subì il peggio essendo stata piccina: latte, vomito, lacrime e chissà cos’altro! Infatti si è rimpicciolito a causa delle lavatrici non so quanto. Ci dormivo con lui trattenuto sul petto rannicchiata, tuttora dormo così. Ne è passato di tempo, infondo io e lui abbiamo la stessa età, ma il nostro rapporto è sempre molto unito; ora questo non vuol dire che senza di lui non riesca a dormire serenamente, ma ecco, se è presente, prendo sonno più veloce e serenamente. Un tratto caratteristico è sicuramente il profumo, odiavo che venisse lavato se non per motivi ovvi; spesso profumava di lavanda, altre volte aveva semplicemente un profumo familiare che il lavaggio avrebbe portato via. Un altro tratto caratteristico sono le palline che ha al suo interno e il pelo ormai infeltrito, ma per sempre soffice e coccoloso. Nella sua vita ha anche avuto una semi compagna che però non ha avuto nel mio cuoricino da bambina il suo stesso successo (si chiamava Titita, sì, avevo poca fantasia). Lei è seppellita all’interno della cesta che contiene una miriade di altri peluche, ormai abbandonati a loro stessi.

Il Titito è stato vittima di diverse torture da parte di mio fratello: non ha subito troppi maltrattamenti, e non ha sofferto troppo, ma in ogni caso mio fratello ha scontato la sua pena! Mio fratello al contrario di me, se pur più piccolo, una sua specie di Titito non l’ha mai considerata; io non trovo però giustificabile il suo modo di divertirsi a spese del mio piccolo amico.
Il suo nome non ha una storia complicata, ero piccolina e la capacità di formare suoni che avrebbero dovuto creare parole era poco alta, quindi quando mia mamma aveva provato a farmi ripetere il nome suo dato dalla casa produttrice, la mia testa ha partorito la parola Titito invece di un banalissimo: Teddy. Così è rimasto fino ad ora!
La sua fama all’interno della mia famiglia si è fatta sempre più ampia e specialmente quando ero piccina piccina e parecchio “peperina” era il mezzo con cui si divertivano a farmi arrabbiare, nascondendolo oppure mettendolo in palio alle tombole di Natale e compleanni. Questo non ha impedito al Titito di tornare puntualmente a casetta con me, anzi guai se non fosse successo mi sarei mutata in rabbia di “inside out”!
Ora sono cresciuta, ma l’affetto per il mio piccolo amico non è diminuito, certo non ci sono attaccata ancora come prima, ma rimarrà per sempre una parte di me bambina.”
(F. classe seconda).
