Gemma n° 2788

SI RICOMINCIA!…
Il 21 settembre del 2014 scrivevo: “Ho chiesto ai miei studenti di pensare a qualcosa (una canzone, una scena di un film, una pagina di un libro, un quadro, una foto, un oggetto…) per loro significativo e che desiderano far conoscere ai compagni come fosse una gemma preziosa.” Il 1° ottobre 2014 ho pubblicato sul blog la prima gemma. Oggi si ricomincia il giro per quest’occasione di ricchezza, emozione e, sovente, commozione. Argomento della prima gemma di quest’anno? L’amicizia.

“Quest’anno per la gemma ho riflettuto un po’ su quello che per me è degno di essere nominato e cosa veramente ritengo prezioso nella mia vita. Alla fine guardandomi intorno ho capito che ciò che avrei portato erano le mie due stelline, le mie due “sorelle”. Ora chi mi conosce saprà che di sorella ne ho solo una, ma oltre a lei c’è un persona con cui non c’è nessun legame di sangue ma che io considero tale. Sto parlando di mia sorella R. e della mia migliore amica V.
Conosco V. solo dalla prima superiore, solo da un paio di anni, ma tra noi c’è un legame così forte che probabilmente se dovesse spezzarsi, io perderei un po’ di me stessa. Con lei ho condiviso tantissimi momenti, risate, ricordi ed emozioni. Con lei anche la scuola riesce a non pesarmi tanto, perché so che se dovessi trovarmi in difficoltà, girandomi, la troverei lì pronta per aiutarmi. Non posso neanche spiegare a parole quanto lei abbia fatto per me, e forse lei neanche lo sa, ma è stata l’unica che mi ha aiutato ad uscire da un periodo buio della mia vita. Lei è stata lì ad aiutarmi a rialzarmi quando da sola non ce l’avrei fatta, si è seduta accanto a me quando volevo solo qualcuno vicino, mi ha fatto ridere quando sapeva che ne avevo bisogno, e mi ha fatto vedere la luce quando io non la vedevo. Grazie a lei ho scoperto parti di me che forse sarebbero sempre rimaste nascoste, e mi ha insegnato a vedere sempre il lato positivo delle cose, perché la vita è una e dobbiamo viverla.
Lei mi capisce subito e io capisco subito lei, anche quando in classe basta uno solo sguardo per scoppiare a ridere anche quando non dovremmo.
Un’altra cosa per cui sono grata è stata quando ha iniziato a fare amicizia anche con mia sorella, quando era iniziata quasi come uno scherzo, ma adesso si considerano quasi “migliori amiche”.
Da piccole io e mia sorella eravamo molto unite, giocavamo sempre insieme e vivevamo le nostre vite insieme, una in presenza dell’altra e viceversa. Non dico che oggi non sia proprio così, però rispetto a prima qualcosa è cambiato. Lei ha un carattere molto forte e deciso, forse anche un po’ testardo, mentre io ne ho uno più dolce e sensibile. Credo che sia per questo motivo che soprattutto ultimamente ci siano stati degli allontanamenti tra me e lei e questo mi dispiace. Lei a gennaio era partita per 6 mesi per andare dall’altra parte del mondo, in Australia, ed è stato lì che ho capito che la vita senza di lei non è la stessa. Questo mi fa male perché so che il prossimo anno avrà finito le superiori e partirà e inizierà a vivere la sua vita com’è giusto che sia, e so che sarà difficile vederla. Se potessi tornare indietro non farei gli stessi errori e mi godrei di più i momenti che ho passato con lei perché in fondo è sempre mia sorella e forse ho capito troppo tardi quanto fosse importante per me.
Con lei ho riso tanto, ci siamo divertite tanto soprattutto a combinare guai senza che i nostri genitori lo sapessero e con lei avrò dei ricordi bellissimi che porterò sempre nel cuore.
Detto tutto ciò mia sorella e la mia migliore amica sono le mie piccole stelle, perché su loro potrò sempre contare, senza dubitarne mai, ma proprio mai.
Vi voglio un mondo di bene❤️”.
(S. classe terza)

Prof, è lunedì…

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“Come state?”. Ho iniziato l’ora nel mio solito modo.
“Prof, è lunedì…” è stata la risposta lasciata in sospeso ma sufficientemente esplicativa.
Mi sono venute in mente una canzone, un’immagine, una riflessione.
La canzone è Lunedì di Vasco, in cui si sente “Sono stato anche beccato dalla Polizia; mi han detto, “Prego, si accomodi lì; passerà qualche giorno qui, ma vedrà che probabilmente uscirà certo prima di lunedì” Voglio restare qui, odio quel giorni lì!”.
L’immagine è quella di Miele, il cane che è con noi da luglio. Credo che abbia già capito la routine: inizio di settimana con molto tempo a casa da solo, per poi passare in compagnia e mille attività la parte dal giovedì alla domenica. Ecco, la sua espressione di stamattina, quando l’ho lasciato in cucina, diceva “… è lunedì…”.
La breve riflessione che mi è venuta in mente è stata scritta in un pezzo di Alessandro Dehò pubblicato su Avvenire proprio oggi. E’ un testo che certamente parla di fede, ma è anche un testo che parla di tenerezza e che è in grado di dire molto anche a chi non ha fede e di metterci in connessione con le altre persone. Mi piace augurarvi con esso buon lunedì! Eccolo.

“Dulcinea, il mio cane, entra di corsa mentre io, inginocchiato davanti al crocifisso tento di pregare, lei trema, mi cerca, chiede rifugio tra le mie braccia, ha paura. Non so cosa abbia visto, non so cosa le sia successo, probabilmente l’incontro ravvicinato e inaspettato con qualche animale selvatico, non so e non lo saprò mai, so solo che la mia mano si apre naturalmente, e piano, e con grazia, e inizia ad accarezzarle il pelo, lentamente, e lei rimane e si lascia fare, diventa piccola sulle mie ginocchia e rimane lì, come su una zattera di salvataggio, come avesse trovato lo spazio per poter continuare a vivere.
Intanto gli occhi scorrono le righe dei salmi della giornata nel tentativo di risvegliare il cuore alla preghiera, mentre la mano destra continua il suo rosario di carezze all’animale impaurito esplode nei miei occhi una passaggio del salmo 30, è come una piccola illuminazione: “Mi affido alle tue mani…”.
Di colpo mi sento come Dulcinea, sento fisicamente che ho bisogno della carezza di Dio su di me e in quell’attimo mi pare di percepire anche tutta la felicità di un Dio che finalmente può permettersi di aprire le sue dita e perdersi in un mare di carezze d’affetto per la sua creatura. Sentirsi cercati è commovente. Mentre questo piccolo inutile indispensabile gesto si compie in una casa dispersa tra i monti dell’Appennino la mia preghiera si apre al pensiero per tutte le mani che come fiori stanno sbocciando in ogni parte del mondo.
È lunedì e milioni di mani sono ingranaggi per tenere in vita la complessità dell’esistere, mani che stringono, spingono, aprono, mani che digitano messaggi sui telefoni, mani che curano, mani che guidano, mani che stringono altre mani, mani sicure e mani impaurite, mani che accolgono vite nuove e mani che scivolano via per l’ultima volta… “mi affido alle tue mani”.
Forse tanti nostri affanni derivano dalla distanza creata tra i nostri gesti ordinari e un corpo vivo, magari un corpo tremante, un corpo bisognoso da accudire, forse tanti nostri affanni derivano dal fatto che non sentiamo più distintamente che qualcuno si affida anche alle nostre mani. Penso sarebbe salvifico per ognuno di noi percepire distintamente che ogni gesto appassionato sul mondo non è altro che il nostro tentativo per rendere affidabile l’esistenza, atto di fede. Nella trama infinita di mani che provano a ripetere l’infinito tentativo di tenere in vita la vita ci siamo anche noi, con il nostro piccolissimo tentativo di carezza. Ci siamo anche noi, e siamo divini, siamo segno visibile di un Invisibile che dal cuore del Mistero prega la sua creatura: “mi affido alle tue mani” per stare, vivo e risorto, nella trama della città degli uomini.”

Gemma n° 2746

“Come gemma ho deciso di portare Undisclosed desires dei Muse perché rappresenta la parte di me che tendo a mostrare di meno e anche perché la collego a V, una delle persone a me più care e che mi è stata vicina nei momenti migliori e peggiori della mia vita e con cui ho trascorso momenti indimenticabili e provato tantissimi sentimenti. Penso che se non l’avessi conosciuta non sarei come sono adesso ed è per questo che le voglio un mondo di bene” (G. classe seconda).

Gemma n° 2729

“Come gemma ho deciso di portare il rapporto che ho con mia sorella. Noi due siamo cresciute insieme, sappiamo sogni e segreti l’una dell’altra, ma tra noi ci sono anche divergenze e silenzi. Ci siamo sempre sostenute nei momenti difficili e ci siamo sempre divertite al massimo quando ne avevamo l’occasione. Essendo la più piccola cerca sempre di copiare quello che faccio e mi considera un punto di riferimento ottimo per se stessa. Ammiro molte cose anche io di lei, nonostante sia più grande, in quanto abbiamo due caratteri totalmente differenti, che però si attraggono. Ammiro molto il suo fregarsene del parere altrui e la forza con cui affronta i periodi più bui, dalla scuola allo sport in quanto fa ginnastica artistica a livelli agonistici e ha allenamenti da 4 ore ogni giorno esclusa la domenica. Adesso sta crescendo e stiamo diventando sempre più complici; prima magari litigavamo più spesso perché lei raccontava ai miei genitori le cose che le confidavo, ora invece sono sicura che le cose che le confido non le dice a nessuno. Sono molto contenta di potermi confidare con lei e viceversa. Penso che sia la cosa più bella che la vita mi abbia dato, perché senza di lei, senza la mia luce nei momenti più bui, non sorriderei anche quando vorrei solo piangere” (G. classe prima).

Gemma n° 2728

“Ho deciso di portare come gemma mio fratello, perché il nostro legame è davvero speciale. Fin da quando eravamo piccoli, è stato sempre al mio fianco, pronto ad aiutarmi in ogni momento, anche nei periodi più difficili.
Non solo è una persona di cui mi fido ciecamente, ma è anche la spalla su cui posso contare senza esitazioni. Crescendo insieme, abbiamo condiviso tante esperienze, risate e anche momenti di fatica, ma ogni volta ci siamo tirati su a vicenda. Lui è la persona che mi capisce meglio di chiunque altro e che, anche senza parole, riesce sempre a darmi il sostegno di cui ho bisogno” (M. classe seconda).

Gemma n° 2671

“Generalmente, fin da piccola, non sono mai stata una persona diffidente nei confronti degli altri; anzi, facevo amicizia molto facilmente e mi affezionavo subito alle persone. Col tempo, però, come penso sia successo a molti, questa mia caratteristica è cambiata radicalmente, non perché avessi deciso di diventare improvvisamente diffidente, ma perché molte persone sono passate attraverso la mia vita e ciascuna ha lasciato qualcosa, nel bene e nel male. E soprattutto, ognuna di loro ha portato via con sé qualcosa di me. Una di queste persone è stata quella che ha segnato un cambiamento profondo. È stata una delle esperienze più dolorose della mia vita, che mi ha cambiata profondamente, da cima a fondo, non lasciandomi più la stessa di prima. Dopo averla persa, dopo aver sperimentato il dolore di ogni delusione, mi sono ritrovata a riflettere più volte su ogni nuova amicizia, a mettere una barriera tra me e gli altri. E anche quando ho provato a fidarmi di qualcuno, lo facevo solo dopo averci pensato più volte, anche cinque, chiedendomi se fosse davvero giusto aprirmi e mostrare lati di me che forse avrei preferito tenere nascosti. Mi sono spesso pentita, ma di una cosa sono certa: di quella decisione non mi pentirò mai.
Poi, nel novembre 2022, la disposizione dei banchi in classe è cambiata. Mi è capitato di sedermi accanto a una persona che, inizialmente, non conoscevo. Non mi dispiaceva affatto la sua compagnia: era silenziosa, tranquilla, sembrava una persona pacata. E forse andava anche meglio così, pensavo. Tuttavia, un giorno l’ho vista triste, e, nonostante la mia reticenza a coinvolgermi emotivamente, ho fatto qualcosa che ha cambiato tutto: le ho scritto un bigliettino. Le ho detto che, se avesse avuto bisogno di parlare, sarei stata lì per ascoltarla, anche se non ci conoscevamo bene. Posso dire con certezza che molte volte mi sono pentita delle scelte fatte, avrei voluto tornare indietro e rimediare, cercando di capire se facendo le cose diversamente sarebbe andata meglio. Ma quella, di certo, è una delle pochissime cose di cui non mi pentirò mai. Sono passati ormai tre anni da quel bigliettino. Tanto è cambiato, quasi tutto. Le persone che mi stanno accanto sono diverse, sono cambiata io, ma lei è rimasta una costante nella mia vita. Ogni giorno che passa è sempre più bello averla accanto. B. mi ha insegnato molte cose, e io a lei. Abbiamo riso, abbiamo vissuto momenti che ci hanno arricchite reciprocamente. Da lei ho imparato la pazienza, ho capito cosa significa sentirsi apprezzata e perdonata anche quando si commettono errori. Ho imparato ad accettare i complimenti senza sentire il bisogno di aggiungere altro, se non un semplice “grazie”. Ho capito che è giusto riconoscere i propri limiti, senza pretendere sempre il massimo da se stessi, e soprattutto, ho imparato che a volte pensare a sé stessi non è un difetto, ma una necessità (anche se, forse, dovremmo farlo un po’ di più). Sono grata di poterla vedere ogni giorno in classe, di poter parlare con lei dall’altra parte della stanza. Sono grata di averla incontrata, di poterla chiamare amica. E soprattutto, sono infinitamente grata di averle scritto quel primo bigliettino, che ha cambiato la mia vita per sempre, arricchendola con qualcosa che non potrei mai scambiare con nulla al mondo. Senza di lei, mi sentirei come una metà vagante, incompleta”.
(I. classe quarta).

Gemma n° 2558

“Come gemma di quest’anno ho deciso di portare un ciondolo del mio bracciale Pandora che mi è stato regalato per il mio scorso compleanno da due delle mie amiche più strette, G. e G. Il charm rappresenta infatti un cuore più grande che ne racchiude altri 3 più piccoli come noi 3.
Dopo 3 anni che le conosco ho capito che per me sono indispensabili e penso sia la cosa migliore che il liceo possa avermi regalato: sono per me come delle sorelle, per me ci sono sempre e con loro non provo vergogna a dire nulla, a esprimere quello che penso e dire le mie confidenze, insomma tra di noi non ci sono filtri!
Abbiamo dei caratteri per certi tratti identici e per altri diversi ma che si compensano e, a differenza di cosa si possa pensare di un trio, non sono mai stata esclusa nonostante io obiettivamente sono quella tra le 3 che abita più lontano e che, nel tempo libero, non gioca nella loro squadra.
Penso che questi 3 anni senza di loro sarebbero stati quasi impossibili e probabilmente, neanche tramite questa gemma, sono riuscita a trasmettere quanto io voglia loro bene e quanto loro siano essenziali nella mia vita, ma posso dire di aver capito quando si dice “al liceo potresti conosci le persone che dopo rimangono tutta la vita” perché è esattamente quello che mi è successo e spero che la nostra amicizia veramente continui nonostante ogni condizione e distanza”.
(A. classe terza).

Gemma n° 2557

“Per quest’ultima gemma, ho deciso di parlare della mia migliore amica, M.
Io e M. ci conosciamo da quando abbiamo più o meno tre anni, e dal primo incontro all’asilo non ci siamo più separate.
M. mi è stata accanto in tutti i momenti più importanti della mia vita, sia in quelli “sereni” che in quelli più difficili.
Forse è un po’ un cliché, ma con lei ho fatto le esperienze più belle della mia vita, tra cui il concerto dei Coldplay quest’estate, a cui non avrei pensato ad un’altra persona con cui andarci se non lei.
Certo, non glielo dico spesso, ma non credo di aver mai conosciuto una persona tanto importante come lei nella mia vita.
Grazie a M. ho avuto la fortuna di conoscere quello che è il vero significato dell’amicizia, e per questo le sarò per sempre grata”.
(E. classe quinta).

Gemma n° 2511

“Amore, amore, amore, amore, amore A M O R E, ma in fin dei conti cos’è l’amore?
L’amore sono le farfalle nello stomaco? La montagna russa di emozioni quando vedi la persona che ti piace? La gioia di incrociare quel determinato sguardo?
Io non so definire l’amore, l’amore è tutto e niente. Una cosa così bella, così primordiale, così perfettamente imperfetta non si può definire secondo me.
L’amore credo sia la cosa più pura che l’essere umano possa provare sulla sua pelle.
Amare qualcuno. Dedicargli il proprio tempo, le proprie attenzioni, scoprire le nostre insicurezze, lasciarsi guardare dentro.
Non tutti sono in grado di amare, perché non tutti hanno la forza di farsi guardare dentro.
Per amare ci vuole coraggio, e prima di amare qualcun altro dobbiamo amare noi stessi. Dobbiamo tentare di amare tutto di noi, anche i demoni nascosti, solo la nostra facciata di finta perfezione. Nel mondo c’è talmente tanta apparenza che anche la realtà sembra quasi distorta, ma noi dobbiamo essere bravi ad amare quella realtà ingenua.
Amarsi.
Nel periodo adolescenziale tra l’altro, io credo che sia così difficile amare se stessi, c’è chi non ci riesce nemmeno dopo una vita.
Il 2023 è stato un anno movimentato, fino a giugno per me andava abbastanza bene, ero innamorata persa di un ragazzo che ha saputo amare me per come realmente sono.
Mi ha amata con tutte le mie paranoie, le mie insicurezze, le mie ansie, i miei problemi, mi amava e basta come io amavo lui.
Amavo i suoi occhi, il sorriso, le braccia che mi facevano sentire a casa, al sicuro, protetta.
Amavo il suo carattere, molto affine al mio, amavo il modo in cui pronunciava il mio nome, amavo lo sguardo pieno di amore e denso di una tale dolcezza.
Non ho mai amato nessuno così. Non so se amerò ancora così, il che mi spaventa, perché so di aver amato con l’anima.
Purtroppo la relazione finì. Lui mi ha insegnato che oltre ad amare incondizionatamente gli altri devo amare altrettanto me stessa. Che amarsi è giusto e bisogna farlo.
Nonostante tutto il dolore che lui mi ha fatto provare alla fine della relazione, e per tutti i mesi successivi, mi ha veramente dimostrato che l’amore esiste.
Ci sono persone che ti sanno guardare nell’anima così a fondo che potrebbero navigarci dentro, e lui sapeva farlo, sapeva capirmi, gli bastava uno sguardo e io scioglievo tutte le mie difese.
Lui è stato il mio primo amore, forse il mio grande amore, non lo so; so solo che ci siamo amati.
Nella mia anima porterò sempre il ricordo di quei mesi insieme, le prime esperienze, custodirò tutto gelosamente nella memoria e nel cuore.
L’amore però non è solo questo, tutti nella loro vita hanno incontrato o incontreranno l’amore.
L’amore per me è mia zia che anche in fin di vita, mi ha sempre dato un motivo per sorridere, mi ha sempre dato forza.
L’amore è la voglia di vivere che lei aveva, tutte le lezioni che mi ha insegnato e tutti i bellissimi ricordi che ho con lei. Mia zia era una persona meravigliosa, che purtroppo se n’è andata a causa di una brutta malattia.
Io la ricordo con il sorriso, ricordo la sua risata così tanto contagiosa, ricordo le sue frasi che mi scaldavano il cuore.
Mi ricordo la sua grande sensibilità, la grande emotività che aveva, la gioia che sapeva portare in ogni singola stanza appena entrava.
L’amore è mia zia che durante una camminata mi dice di cercare di essere sempre felice nella mia vita, ed è un insegnamento che spero tutti quanti possano ricevere.
La vita bisogna godersela perché non si sa mai quando può finire, bisogna viverla a pieno sempre e comunque.
La vita non è brutta, ci sono momenti più difficili, ma bisogna saper trovare il bello in tutto.
Questo mi ha insegnato lei, vivere, anzi vivere di amore.
Mi ha insegnato che l’amore è così tanto forte che va oltre a tutto quanto, e che l’amore si può ritrovare ovunque in qualunque momento, e che amore è anche amicizia.
L’amicizia per me è una forma di amore.
Quando si è amici si è complici, con uno sguardo ci si capisce, in una amicizia si può trovare un’anima così tanto affine a noi che possiamo definirla gemella.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di trovare dei veri amici, e li ringrazio ogni giorno di più.
Personalmente ho difficoltà a fidarmi, a mostrare la mia anima, ma quando incontro un vero amico, so che posso farlo e che lui/lei può farlo con me.
Tra i banchi di scuola ho incontrato delle persone che per me sono speciali.
E. é una delle persone a cui tengo di più, abbiamo un’amicizia particolare, ma bellissima.
In prima mi ricordo che non mi stava così simpatica, poi con il passare del tempo ho capito quanto lei fosse speciale.
Entrambe abbiamo il nostro caratterino, ma se lei non ci fosse le mie giornate sarebbero più grigie.
Parlando con lei, mi ha detto che nell’amicizia c’è amore: è lei che ne dà molto, si prende cura di me quando ne ho bisogno, mi asciuga le lacrime quando piango, e la stessa cosa faccio io per lei, difatti sono grata di avere lei come amica.
La mia gemma dunque è questa, sono le persone che porto nel cuore, che io amo, i veri amici o gli amori, persone che comunque mi hanno cambiata e anche influenzata nel corso del tempo.”
(G. classe quarta).

Gemma n° 2462

“Come gemma ho voluto portare un pezzo di 10 cose che odio di te, uno dei miei film preferiti; oltre a tutti gli altri argomenti presenti, il film parla di un ragazzo che inizia ad uscire con una ragazza solo per soldi. Infatti all’inizio del film, i due ragazzi hanno un atteggiamento scettico verso l’amore e le relazioni, ma nel corso  della trama i due protagonisti si innamorano e quando tutto sembra andare bene, Kat, la protagonista, scopre il motivo per cui inizialmente il ragazzo usciva con lei. In una lezione di letteratura lei espone la sua poesia  “10 cose che odio di te” riferendosi al ragazzo, io mi soffermerei sulla decima “cosa” che odia:  “ma più di tutto odio il fatto che non ti odio,  nemmeno un pochino, nemmeno niente”. In questa frase mi ci sono ritrovata un sacco di volte anche in altri contesti, in quanto sono una ragazza che si affeziona facilmente e che pensa sempre alle altre persone ma loro non danno importanza a me tanto quanto io la do a loro, e come dice la  frase citata prima,  odio non riuscire ad odiare una persona che mi fa o mi ha fatto del male” (E. classe prima).

Gemma n° 2449

“Oggi ho deciso di portare come gemma mia madre. Insieme abbiamo passato dei momenti molto duri della nostra vita come, per esempio, penso il più importante, la separazione in casa con mio padre. In quegli anni ero piccola e solo poco tempo fa ho capito quanto fosse stata effettivamente forte mia madre e come abbia avuto il coraggio di continuare una sua strada da sola con le sue due figlie accanto. Per me lei è una mia fonte d’ispirazione: anche se molto spesso non andiamo d’accordo e litighiamo, per me lei rimane comunque l’unica persona di cui mi posso fidare al 100%, perché so che lei non mi abbandonerà mai. Quindi se un giorno mi dovessero chiedere: Cosa vorresti diventare da grande? Beh io risponderei sicuramente, come prima cosa, una brava madre come lo è stata lei per me fino ad adesso e come continuerà ad esserlo in futuro” (S. classe seconda).

Gemma n° 2350

“Ho scelto di portare mia mamma. Si chiama F. e con lei ho un legame bellissimo. Ci somigliamo molto soprattutto caratterialmente e proprio per questo riesce a capirmi benissimo. Per me mia mamma è una spalla destra, una mano sempre tesa ad aiutarmi, un sorriso quando la giornata è tutta buia, un caldo abbraccio quando tutto sembra freddo. Soprattutto in questo periodo difficile a causa della scuola e altri vari problemi lei c’è sempre per me. Nonostante lavori molto riesce a dedicarsi a me perché so che ci tiene moltissimo. Voglio ringraziarla per tutto quello che fa ogni giorno per me e non penso lo sappia, ma la amo veramente tanto” (C. classe seconda).

Gemma n° 2338

“Quest’anno come gemma ho deciso di portare una persona e quindi una parte della mia vita, mia mamma. Mia mamma è una persona buona, sempre presente con tutti e molto profonda. Mia mamma ha 48 anni e da 18 si prende cura di me e mia sorella, facendoci sentire protette. Quello da cui non ci poteva proteggere erano però le cose incontrollabili, il destino, il corso della natura. Mia mamma da 3 anni e mezzo ha un tumore maligno ai polmoni al quarto stadio, con metastasi alla colonna vertebrale. Per fortuna (e so che non si può definire così) è un cancro particolare, non una massa come si è soliti pensare, bensì uno strato di cellule che coprono l’intera superficie. Di conseguenza la cura non prevede chemio ma terapie staminali mirate ad una determinata zona. Tante volte mi sono chiesta perché a lei, tante volte ho pensato che avrei preferito averlo io pur di non vederla soffrire e non nego che ho la costante paura di non poter fare più le cose quotidiane che faccio con lei. Questa malattia per quanto sia disgustosa mi ha fatto maturare e capire che la vita è da vivere al 100%. Mi ha insegnato che probabilmente chiunque potrebbe combattere una guerra che tiene nascosta. Io l’ho fatto: per molto tempo ho tenuto nascosto una cosa più grande di me, forse perché dicendolo si sarebbe concretizzato o forse perché non volevo (e non voglio) essere trattata in modo diverso. Questa malattia mi ha insegnato ad essere forte, a combattere per quello che voglio, a stringere i denti e ad andare avanti, a proteggere gli altri prima di proteggere me stessa. Mi ha insegnato che la vita è fatta da alti e bassi e che se voglio davvero qualcosa non devo aspettare il momento giusto.
Questa gemma ha un unico scopo ossia di farvi capire quello che un cancro ha fatto capire a me. La vita corre più veloce di quanto si pensi e non aspetta che tu prenda il treno giusto. Potresti riuscire a beccare quella coincidenza che tanto aspettavi, ma potresti benissimo aspettare le due ore di ritardo prima del prossimo treno. Ma quando lo aspetti, ricordati che a destinazione ci sono l’amore, la fiducia, la speranza: c’è semplicemente l’aria.
Per rappresentare questo messaggio che spero vi arrivi con tutto il cuore, porto una canzone di Ligabue Certe Notti. Mia mamma e mio papà la cantavano nei sedili anteriori della macchina ma io non l’ho mai apprezzata. Ora mi ritrovo a cantare la stessa canzone, sempre in macchina, con il mio ragazzo che guida.”
(B. classe quinta).

Gemma n° 2320

“La mia gemma è un biglietto che ho ricevuto al mio compleanno lo scorso marzo. Il biglietto accompagnava un regalo che mi è stato fatto dai miei nonni. Sul cartoncino rosa c’è scritto “Insegui i tuoi sogni, vai spedita e non arrenderti mai! Con tanto amore, i tuoi nonni”.
Ho sempre dato per scontato di avere fiducia in me stessa e sicuramente non pensavo avrei mai più messo in dubbio il mio potenziale o le mie capacità. Recentemente però ho avuto diverse difficoltà legate alla fiducia in me stessa. Ho cominciato ad avere di nuovo ansie legate alla paura di fallire, di non riuscire a stare al passo veloce degli altri, del tempo e delle situazioni. La paura del fallimento: ora mi trovo ad utilizzare termini che non prendevo in considerazione ormai da tanto tempo. Ho appeso questo bigliettino sulla bacheca della scrivania ormai a marzo, quando vedevo queste parole e non prestavo troppa attenzione al loro significato. Di recente ho alzato di nuovo lo sguardo verso la bacheca e ho riletto tra me e me quelle parole, ma con occhi diversi. Rileggendo il biglietto ho la sensazione che i miei nonni abbiano trovato la cura giusta ancora prima che io presentassi i sintomi di questa paura. È come se loro fossero riusciti ad anticipare la paura stessa. Molto spesso ripenso al biglietto, in particolare quando ho paura di star sbagliando tutto e quando penso di essermi persa, così riesco a ritrovare il conforto nelle parole dei miei nonni. Il conforto di queste parole sta nel sapere che la fiducia che spesso smarrisco in me, esisterà per sempre nei miei nonni, e quindi saprò dove cercarla. Mi sono resa conto che loro credono in me più di quanto non lo faccia io.
Quel giorno loro mi hanno regalato un braccialetto: è molto carino  e lo uso spesso. Tuttavia oggi so per certo che il giorno del mio compleanno i miei nonni mi hanno regalato queste parole su un biglietto di carta”.
(E. classe quarta).

Gemma n° 2252

“Come gemma ho deciso di portare la mia migliore amica G. Io e lei ci conosciamo fin da piccole, da quando avevamo 2 anni… all’inizio eravamo solo amiche ma quasi 2 anni fa cominciai a rendermi conto di non avere una migliore amica vera, perché ero sempre quella messa per seconda scelta, e così capii che l’unica vera amica che avevo era G. Lei è l’unica persona che riesce veramente a capire come mi sento, la persona con la quale posso sfogarmi veramente (e anche lei con me), l’unica persona di cui posso fidarmi ad occhi chiusi. Nei miei momenti più bui lei era la luce. Quando sto con lei riesco a liberarmi dai pensieri che ho in testa, a lasciare i brutti momenti e i brutti ricordi alle spalle: diciamo che sto proprio bene. Lei è sempre stata al mio fianco e io lo sarò sempre per lei. Sento che questa amicizia non finirà mai, lo spero, perché è una di quelle amicizie fortissime che anche se ci sono dei momenti brutti non si spezzano ma si rafforzano” (S. classe prima).

Gemma n° 2216

“Come gemma ho scelto di portare mia sorella A. perché è una tra le pochissime persone che mi capiscono e mi aiutano. A. ha 17 anni, ha i capelli biondo scuro e gli occhi azzurri. Ha un carattere veramente molto particolare e faccio fatica qualche volta a capirla. Io ed A. litighiamo ogni giorno ma questo non influisce tanto sul nostro rapporto. A. non dimostra affetto, non mi ha mai abbracciato o dato un bacio sulla guancia, non mi ha mai detto “ti voglio bene” (forse perché si vergogna) però so che ci tiene a me come io tengo a lei. In questi mesi ci parliamo molto di più, ci raccontiamo di tutto e di più e ci sfoghiamo, mentre un anno fa ci dicevamo solo “ciao” e basta. Io mi fido ciecamente di A. e per me la fiducia è qualcosa che non tutti si meritano. E’ proprio lei la persona che mi insegna, ogni giorno, a crescere e a pensare. Senza di A. mi mancherebbe un pezzo fondamentale e insostituibile della mia persona” (C. classe prima).

Gemma n° 2215

“Come gemma ho deciso di portare dei polsini, i miei primi polsini: li ho comprati circa 7 anni fa e tutt’ora li uso ancora per allenarmi e fare gare. Rappresentano me e ciò che amo, ricordo la mia prima gara come se fosse ieri: un misto tra ansia, paura e la poca fiducia in me stesso vedendo gli altri quanto erano bravi. Nonostante ciò riuscii a conquistare la prima posizione, la mia allenatrice era felicissima, era l’inizio della mia “carriera”. Da quel momento ho capito che la ginnastica sarebbe diventata parte della mia vita; la scorsa estate ho fatto la mia prima gara nazionale a squadre, dove, grazie a tutta la squadra, siamo riusciti a battere la concorrenza e arrivare primi.
Questi polsini, ormai, fanno parte della mia vita e continueranno ad esserlo per sempre. Sono molto contento che il me del passato abbia deciso di intraprendere questa strada” (G. classe prima).

Gemma n° 2198

“La mia gemma sono le mie amiche, le mie più care amiche.
Sono tra le persone più importanti della mia vita.
Amo ognuna di loro.
Ognuna mi ha cambiato la vita, in qualche modo.
Penso spesso a cosa sarebbe successo, se fossi finita in un’altra classe.
Potrei non averle mai conosciute, ma mi piace pensare il contrario.
Voglio credere che non sia stato solo il caso a farmele conoscere e, soprattutto, a farmi legare così tanto con loro.
Mi piace credere che nonostante tutto, sarebbero comunque entrate a far parte della mia vita.
Lo sono state per già più di 1 anno, più di 365 giorni di puro supporto e sopportazione.
Sono quel tipo di persone che spero che ognuno possa conoscere, perché sono quelle amiche che ti reggono i capelli quando vomiti, che ti danno una spalla su cui piangere, che ti danno consigli anche se consapevoli che non li seguirai e che farai comunque di testa tua; soprattutto però, ci sono quando ne hai davvero bisogno.
Loro 5 sono le persone che più mi fanno ridere in tutto il mondo, ogni giorno mi ritrovo le lacrime scorrermi sul viso per qualcosa di così stupido che a nessun altro farebbe ridere, se non a noi.
Sono state così tanto parte della mia vita che non riuscirei a viverla senza la loro presenza.
Siamo già a metà del nostro percorso scolastico e ogni tanto mi capita di pensare e temere una nostra possibile separazione in futuro.
Ma se c’è una cosa che queste splendide ragazze mi hanno insegnato è che devo imparare a vivere nel presente. Godermi il momento.
Abbiamo ancora 2 anni e mezzo da vivere insieme; almeno spero.
So poco di cosa accadrà in quel lasso di tempo, l’unica cosa certa è che non smetteremo mai di ridere insieme.”
(E. classe terza).