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Saremo superflui?

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Pubblico un articolo di José Tolentino Mendonça, tradotto da Pier Maria Mazzola e pubblicato ieri su Avvenire. La domanda fondamentale è una di quelle che risuona più frequentemente al giorno d’oggi: l’uomo sarà sostituito e superato dalla macchina o ci sono degli ambiti in cui resterà imprescindibile? I pregi dell’articolo sono chiarezza e brevità e portano con loro il difetto di una certa generalità…
Dovremo fare una riflessione più approfondita circa l’impatto della tecnologia sulla forma della nostra umanità, andando al di là di un ingenuo stupore promosso dalla grande macchina del marketing. Anche in questo attraversiamo in un periodo di transizione. Una prima tappa che finora ha funzionato è quella della coesistenza, in cui le macchine sostituiscono alcune attività umane ma in un regime di subordinazione. Lo scopo della tecnologia è ancora valutato, in questa fase, come strumentale.
Ma stiamo per entrare in una nuova era, in cui i dispositivi tecnologici diverranno tendenzialmente “oggetti di compagnia”, allo stesso modo in cui dominiamo gli animali domestici, “di compagnia”, sottintendendo con questo un determinato grado affettivo di relazione e una pratica abituale di convivenza e di cura. Oggi, per esempio, siamo affezionati agli animali domestici. Ma cani e gatti sono anche compagni esigenti: hanno le espressioni e le necessità organiche degli esseri viventi, sono, come noi, soggetti all’imprevedibilità di un’esistenza contingente, non si può lasciarli andare, abbandonarli o dimenticarli. Oggi si comincia a guardare ai robot come compagni più facili, che offrono tutti i vantaggi degli “animali di compagnia” e altri ancora, ma senza il costo vitale che è loro associato.
La propaganda della prossima pandemia tecnologica sostiene che le macchine sono un antidoto all’isolamento e alla solitudine, dall’efficacia garantita. In un altro campo, ci sono scuole di medicina in cui si propone, con frequenza crescente, di sostituire le diagnosi fatte da specialisti con quelle effettuate da macchine, dato che il margine di errore di queste risulta essere più basso. Finora abbiamo creduto che la relazione tra medico e malato facesse parte del processo di cura. Il medico che parla con noi è mortale come noi e ciò contribuisce a generare un’empatia del tutto singolare. Ma… se le macchine fossero migliori?

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José Tolentino Mendonça

L’opinione predominante vuole che molte delle resistenze attuali verranno superate e che saremo sempre più disposti a sostituire le relazioni tradizionali con le nuove interfacce tecnologiche. La dimensione affettiva stessa cesserà di costituire un ostacolo, poiché i vincoli emotivi, gli affetti, i sentimenti, si rafforzeranno. Se oggi un adolescente può dire «io amo il mio computer perché mi fa entrare in contatto con i miei amici», fra non molto dirà: «Amo il mio computer perché è il mio migliore amico».
A quanti assicurano che i computer potranno avere una centralità accentuata nei processi tipicamente umani, è tuttavia necessario ricordare quello che un pc non può fare. Al posto del medico potrà esserci una macchina? Un giudice arriverà a essere sostituito da un computer? Per comprendere la miscela di fattori e di ragioni di un essere umano si richiede un discernimento umano. Se fosse meramente automatico, non sarebbe umano. E un pc può essere artista? Saprà imitare i grandi maestri, senza dubbio, ma non riuscirà ad anticipare quello che nella storia della musica è stato Beethoven o che Picasso ha rappresentato nella storia dell’arte.
Potrà mai, un computer, sostituire l’incontro con un altro essere umano? Che cos’avrà da insegnare sulle scelte libere, la gratuità, la prudenza o il perdono? Come potremo fare una domanda ed essere ascoltati, anche in quel dolore sommerso che nemmeno arriva a esprimersi con parole? Possiamo confidare che il pc sarà sensibile alla forza della nostra fragilità? Si potranno programmare, grazie a esso, le virtù, o un itinerario di ricerca spirituale? Quale risposta daranno al male, questi dispositivi, e alla morte? Se la nostra escatologia sarà solo un futuro migliorato dai computer, non ci sarà più niente che ci possa mancare?”

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Gemme n° 405

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Ho scelto questi video per me importanti: ho iniziato da piccolo a vedere Transformers e mi ha accompagnato per tutta la crescita. I video che ho portato sono in inglese, sia perché mi piacciono gli vlcsnap-2016-02-20-08h26m14s177Stati Uniti e un giorno mi piacerebbe vivere là, sia perché la qualità dei video in inglese è superiore. Ecco, questa del montaggio dei video di alta qualità è un’altra cosa che mi appassiona e alcune delle scene le ho montate io”. Questa la gemma di L. (classe seconda). I video che ha portato in classe sono molto pesanti, per cui ho pubblicato solo delle immagini.
Ringrazio il cielo di essere stato adolescente in un periodo senza personal computer e senza smartphone… penso che altrimenti avrei investito vagonate di ore dietro alle nuove tecnologie. Nvlcsnap-2016-02-20-08h26m19s429.pnge subisco sempre il fascino, resto incantato, non ne sono affatto un demonizzatore. Asimov affermava: “È difficile che la scienza e la tecnologia, nelle loro linee generali, superino la fantascienza. Ma in molti, piccoli e inattesi particolari vi saranno sempre delle sorprese assolute a cui, gli scrittori di fantascienza, non hanno mai pensato”.