Un’informazione dalle salde fondamenta


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Ho avuto un buco di 5 minuti e ho approfittato per sfogliare la rivista Sette. Mi sono imbattuto in un pezzo molto interessante di Roberto Cotroneo. La riflessione era sul nuovo modo di fare informazione oggi: “… Peccato che nessuno sa più cosa sia l’informazione sul web, e spesso gli editori e i giornalisti, che vivono un cambio di era geologica, fanno quello che sanno e quel che possono: adattano, mettono i giornali in pdf, cercano un po’ di interattività, provano a cucire il vestito dell’informazione dentro il web per dimostrare di essere moderni”. E’ un po’ la stessa cosa che ho notato un anno fa quando dovevo adottare un nuovo libro di testo a scuola: ne ho trovato solo uno veramente innovativo, tutti gli altri erano pure edizioni a schermo di quelle cartacee. Continua poi Cotroneo sull’importanza della cultura umanistica: “Il problema del web, e dell’informazione sul web, non è nell’innovazione, quella è facile: è nelle humanities. Solo che stiamo facendo morire gli studi umanistici nelle università italiane. Con danni veri. Un buon ingegnere deve imparare il greco, e un buon manager dovrebbe prima studiare san Tommaso e Aristotele, e solo dopo organizzazione aziendale. E’ finito un tempo e nessuno sa come farne iniziare uno nuovo: chi ha studi di humanities non ha potere, e chi ha potere snobba filosofia e letteratura, lingue antiche e arte. Il risultato è che abbiamo cattivo marketing, cattiva gestione manageriale e futuri tecnologici già vecchi prima di realizzarli. Tutti abbiamo bisogno di fondamenta per le nostre case. Ma senza un progetto, senza Le Corbusier che prendeva dalla sua storia, dalla sua vita, linee e idee per nuovi edifici, le fondamenta sono solo piloni di cemento armato inguardabili e inutili”.

3 Replies to “Un’informazione dalle salde fondamenta”

  1. Ma l’autore non commette forse lo stesso errore che rimprovera agli altri? Che differenza c’è tra chi “snobba filosofia e letteratura, lingue antiche e arte” e chi dice che senza studi di humanities “Il risultato è che abbiamo cattivo marketing, cattiva gestione manageriale e futuri tecnologici già vecchi prima di realizzarli”?

    Tutti tendono a ritenere il proprio ambito superiore agli altri, semplicemente perché è quello che conoscono meglio e che (per propensione o per impegno) sono riusciti a comprendere meglio e con più facilità. Di consegnenza quello che non capiscono (o non si sono mai impegnati a capire) diventa poco importante e superfluo.

    E allora se a volte l’ingegnere (scienziato) progetta edifici che poi diventano “inguardabili ed inutili” perché non si è impegnato ad ascoltare un progetto (dell’umanista), altre volte invece gli strumenti messi a disposizione dall’informatico (scienziato) non vengono sfruttati dai giornalisti (umanisti) perché non si sono impegnati a studiarne le potenzialità.

    E allora se a volte l’ingegnere (scienziato) progetta edifici che poi diventano “inguardabili ed inutili” perché non si è impegnato ad ascoltare un progetto (dell’umanista); altre volte, invece, i giornalisti (umanisti) “provano a cucire il vestito dell’informazione dentro il web per dimostrare di essere moderni” senza impegnarsi a studiare le potenzialità degli strumenti messi a disposizione dall’informatico (scienziato).

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    1. Ciao Fa’. Leggendo l’articolo intero, secondo me, tu e il giornalista alla fine sareste d’accordo. Purtroppo ho riportato solo pochi estratti… Penso che una cosa non escluda l’altra. Hai ragione quando sostieni che i nuovi strumenti vanno studiati per capirne le potenzialità, e lo sostiene lo stesso giornalista quando si lamenta del fatto che l’informazione su internet è troppo spesso inadeguata proprio nel modo di usare i mezzi. Così come penso sia necessaria una “visione dell’uomo” per ogni attività “pratica” o di ricerca. Concordo con te che gli eccessi siano pericolosi in entrambi i campi portando da un lato a un eccessivo tecnicismo magari fine a se stesso e dall’altro a una chiusura in un mondo puramente teorico, magari bellissimo, ma inutile e lontano.

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