Pubblicato in: Etica, Gemme, Società

Gemme n° 302

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Direi che la mia è una gemma doppia: porto due foto. Nel 2006, a Pasqua, mio papà è preso dai rimorsi per avermi regalato un uovo di cioccolata fondente che non mi piace; decide allora di portarmi da un suo amico per vedere dei cani. Lì mi dice che ci saremmo portati a casa il cane con cui mi ero messa a giocare: “Meglio dell’uovo?”. Da lì in poi tutto è filato liscio e sono stata la persona più felice del mondo. Il 31 dicembre 2014 faccio entrare Brietta (il cane) in casa perché ha paura dei botti. Noto che sta male e barcolla. Da lì è iniziato un periodo di tante terapie e il 15 gennaio, vicino al mio compleanno, troviamo un tumore; ho capito che riuscivo a provare paura e terrore, cosa che non mi era mai successa prima. Ho fatto saltare il diciottesimo e volevo anche saltare la gita con la classe. Poi abbiamo deciso di operare Brietta e fino all’operazione, per tre mesi, sono rimasta nell’angoscia e i miei mi hanno sostenuta molto, soprattutto mio padre che pur lavorando all’estero per dieci mesi, è stato a casa di più. Entrambi mi sono stati molto vicini. Penso che loro mi aiutino senza necessariamente dirmi la via esatta per arrivare alle soluzioni: indicano le vie, poi sta a me decidere quale percorrere. Ad esempio io non volevo iniziare la patente, poi il papà mi ha convinto. Mi ha portato a fare il corso di micologia. Voleva portarmi pure a fare il permesso di caccia ma sarebbe stata una cosa improbabile. Insomma: è stato un momento in cui ho apprezzato entrambi.” Questa è stata l’articolata gemma di J. (classe quarta).
Prendo spunto dalla presa di coscienza di J., quando afferma di essersi resa conto di aver provato paura; vorrei estendere il concetto al rapporto tra paura e coraggio, in maniera da uscire anche dal caso specifico, e lo voglio fare con una frase di Giovanni Falcone: “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.”

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Gemme n° 301

Ho scelto questa scena perché fa parte di uno dei pochi film visti in estate, e mi era stato segnalato come un film strano. Sì lo è, però mi piace perché parla della bellezza. Il protagonista filma ogni cosa, anche questo sacchetto, e si fa commuovere anche dai piccoli aspetti della vita. Mi è piaciuta tantissimo, proprio per questa capacità di trovare la bellezza dentro ogni cosa, anche nelle cose che non appaiono belle”. Questa è stata la gemma di G. (classe quinta).
L’ho segnalato subito in classe: quella sequenza di American Beauty (uno dei miei film preferiti) mi porta sempre alla mente, sia per modalità di ripresa che per significato, la scena iniziale di un altro bellissimo film, Forrest Gump:

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Gemme n° 300

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Ho portato il libro I segreti di Gray mountain di John Grisham non tanto per il contenuto quanto per la professione della protagonista. Lei, giovane avvocato, è costretta a trasferirsi a causa della crisi del 2008 da New York ai monti Appalachi, dove lavora gratis come assistente legale. Io vorrei diventare avvocato o giudice per garantire anche chi non può permettersi un avvocato: sono persone che vanno tutelate. Per me la giustizia è alla base di tutto; non so come mi sia nata questa mia passione. Farei di tutto per raggiungere l’obiettivo. Mi pongo però una domanda quando sento di alcuni giudici corrotti: come fanno dopo tanti studi e preparazione?”. Questa la gemma di E. (classe terza).
Amo i libri di Grisham, ne ho letti parecchi. Riporto da uno di essi, L’ultimo giurato, una citazione che mi sta molto a cuore: “Questi due capisaldi del diritto, la presunzione d’innocenza e la prova oltre ogni ragionevole dubbio, erano fattori di garanzia per tutti, giurati inclusi, sanciti da quegli uomini depositari di saggezza che avevano scritto la nostra Costituzione e la Carta dei diritti.”