Gemme n° 388

Ho deciso di portarvi “Sempre e per sempre” come gemma non perché sia una persona sdolcinata ma perché ritengo che in quest’ultimo periodo, citando i Bluvertigo, “il mondo è così privo di amore, che disimparo ad odiare”. Viviamo in un mondo sempre più cupo, materialista, convenzionale che ci induce ad essere vittime dell’odio, dell’indifferenza e delle nostre stesse paure, un mondo privo di sogni per cui lottare, privo di speranze e di qualsiasi cosa in cui credere. “Sempre e per sempre” è una canzone di De Gregori (una delle mie preferite in assoluto), è una poesia o meglio un inno all’amore, quello vero che non muore mai, quell’amore vero che sopravvive a tutto, che non si arrende di fronte alle difficoltà, alla distanza, ai bivi che la vita ci fa incontrare… Un amore che non cambia mai che non fa cambiare mai… e non importa cosa sia successo o dove ci si trovi… Chiunque sia disposto ad amare, ad aspettare e a lottare riuscirà a conoscere questo sentimento, questo grande amore, il più grande di tutti. E’ un sentimento prezioso, puro, che fa comprendere l’importanza della vita. Martin Luther King sostiene che l’amore sia l’unica forza in grado di sconfiggere l’odio. Sarò un po’ ingenua a considerare l’amore quasi come l’ossigeno, eppure da esso nascono le cose migliori, i sogni che colorano la nostra vita, aiutano a non farci arrendere, ci danno la forza necessaria per rialzarci ed essere più sicuri, più forti, più maturi. Impegno, passione, coraggio di ascoltare i proprio cuore, elementi che contribuiscono a migliorare la propria vita e talvolta il mondo intero, e per concludere, cito una frase del film Moulin Rouge: “La cosa più grande che tu possa imparare è amare e lasciarti amare”.” Questa la gemma di C. (classe quinta).
Nel 1990 Lucio Dalla scrive uno dei suoi capolavori, la canzone Le rondini (che è stata poi letta al suo funerale). Canta così nella seconda parte:
Vorrei seguire ogni battito del mio cuore
per capire cosa succede dentro
e cos’è che lo muove,
da dove viene ogni tanto questo strano dolore
Vorrei capire insomma che cos’è l’amore
dov’è che si prende, dov’è che si dà…”
L’amore alla radice dell’essenza della vita.

Gemme n° 385

Ho portato come gemma la sequenza di un film che consiglio perché ricco di scene e discorsi belli e commoventi: questa è una delle mie preferite”. Così si è espressa M. (classe quarta).
Riporto la frase del film tratto da “Novecento” di Alessandro Baricco: “Sapeva leggere Novecento, non i libri. Quelli sono buoni tutti. Sapeva leggere la gente, i segni che la gente si porta addosso, posti, rumori, odori. La loro terra, la loro storia, tutta scritta addosso. Lui leggeva e con cura infinita catalogava, sistemava, ordinava in quella immensa mappa che stava disegnandosi in testa. Il mondo magari non l’aveva visto mai, ma erano quasi trent’anni che il mondo passava su quella nave. Ed erano quasi trent’anni che lui su quella nave lo spiava. E gli rubava l’anima.” Novecento lo fa attraverso un pianoforte; a me piace farlo da dietro l’obiettivo di una macchina fotografica. Immortalare una persona sconosciuta, immaginarne la storia, i pensieri, le emozioni; farli miei, darne un’interpretazione personale. Non è detto che corrisponda alla verità, non è quello che conta.

Lassù

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Là in cima tutto è chiaro, nitido. Qui tutto è confuso, non a fuoco. Mi prometti che una volta là capirò tutto, che i dubbi spariranno e le cose da fare si mostreranno nella loro chiarezza? Perché vedi, quel corrimano non finisce… gira… E gira per finire? O gira perché poi c’è un’altra rampa? Non è che mano a mano che salgo il fuoco si sposta sempre più su, vero? La tettoia della pensilina ti copre solo quando sei in stazione, e solo se resti sul marciapiede… Lo vedi, lassù? Per mettermi sui binari, per essere pronto per il viaggio… devo essere disponibile a non avere protezione sulla testa e neppure corrimano a cui tenermi… Che dici, vado?

Gemme n° 383

Non sapevo bene cosa portare come gemma, e allora propongo qualche pensiero. Da piccolo chiedevo a mio papà se avessimo bisogno veramente di denaro; oggi gli stessi argomenti fanno iniziare lunghi dibattiti su socialismo e comunismo e mi interessa parlare di queste cose. Mi sento socialista e per marinaledaquesto i miei fratelli mi prendono un po’ in giro. Ho trovato diversi articoli su società che funzionano senza denaro; tali società non favoriscono il consumismo e lo spreco. Penso anche che alcune idee socialiste abbiano radici nel cristianesimo, certo non tutte. Ho letto dell’esperienza dei kibbutz, di quella di Nomadelfia e poi di quella spagnola di Marinaleda sulla quale voglio leggere insieme alla classe un breve articolo. Mi chiedo spesso: cos’è che fa di una cosa, di un pezzo di terra, una tua proprietà? Come è stato deciso? Dire che è mia non significa niente.” Questa è stata la gemma di G. (classe quinta).
Correvano gli anni a cavallo tra 1400 e 1500 quando Thomas More affermava “Mi sembra che dovunque vige la proprietà privata, dove misura di tutte le cose è la pecunia, sia alquanto difficile che mai si riesca ad attuare un regime politico basato sulla giustizia o sulla prosperità.” Nei secoli i dibattiti sono stati numerosi, variegati, approfonditi. Personalmente penso che si tratti sempre di come uno si regoli nel suo rapporto con l’esterno, che siano persone o cose. Posso diventare schiavo di qualcuno o di qualcosa in qualsiasi situazione: posso assoggettarmi al denaro, posso farne una ragione di vita fine a se stessa, posso utilizzarlo per fini positivi. Lo stesso vale per le persone: posso arrivare a idealizzare la persona con cui ho liberamente scelto di vivere facendone un idolo davanti al quale chinare sempre il capo. Idem per un ideale, un credo… Ancora una volta penso che a fare la differenza sia l’atteggiamento umano.

Gemma n° 382

La mia gemma è una canzone di un gruppo poco noto. Li ho conosciuti attraverso la lettura di un libro. Un mese fa è mancata mia nonna e io tendevo a non parlare della mia sofferenza, scaricandola nelle canzoni e nelle letture. Anche se il testo e il video possono sembrare lugubri, mi facevano stare bene. Un po’ mi rivedevo nel protagonista che qui parla della morte della madre; qui ho visto una luce, una speranza e ho sentito che mia nonna mi sarebbe stata vicina”. Questa la gemma di N. (classe quinta).
Trovo bellissimo il video dei Dionysos. Avendo fatto la scelta del bianco e nero, l’elemento delle ombre e delle luci diventa fondamentale e penso sia giocato molto bene. Amo i toni scuri, quando fotografo preferisco calcare la mano sulle ombre piuttosto che sulle luci… mi ha allenato a cogliere anche i più piccoli segnali di luce, di speranza…

Fiducia: virtù o buonismo?

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Quando chiedo a studentesse e studenti di prima cosa è necessario che ci sia secondo loro nei rapporti d’amore e d’amicizia una delle risposte che ricevo più frequentemente è “la fiducia!”. Quando faccio un brainstorming sui valori nelle terze, quello della fiducia non manca mai ed emerge tra i primi. Personalmente ritengo la fiducia reciproca la base del rapporto di coppia costruito con Sara: potersi abbandonare metaforicamente e realmente tra le braccia di una persona sapendo di trovarvi accoglienza è impagabile.
Su Rocca del 15 dicembre Romolo Menighetti ha scritto questo articolo che trovo ricco di spunti e stimoli.
L’Istat nei giorni scorsi ha reso pubblici i risultati di un’indagine sul grado di fiducia che gli italiani ripongono verso gli altri. Questa risulta essere scarsa: solo il 19,9 per cento è disposto a concederla. Ed è ragionevole pensare che dopo le stragi di Parigi compiute da giovani che prima di rivelarsi spietati assassini si mimetizzavano dietro una banale normalità, l’indice di fiducia si abbassi ulteriormente. A tutto danno, tra l’altro, della qualità
della vita.
In questo contesto è opportuna una riflessione sulla «fiducia», che configuro – oggi più che mai, nel clima di terrore cieco che ci sovrasta – come «virtù», intesa come disposizione dell’animo a seguire il «bene», mentre la diffidenza sistematica può configurarsi come «male».
La fiducia di fondo verso gli altri e la realtà è una conquista (come tutte le altre virtù), ed è parente della fortezza e della speranza. Perseguita e vissuta diventa la pietra angolare di una personalità sana dal punto di vista psichico che, per usare le parole dello psicanalista Horst-Eberhard Richter, permette di «resistere» invece di «fuggire». Una fiducia che fa dire «sì» alla realtà dell’uomo e del mondo così come sono, nella loro contraddittorietà, incoerenza e ambiguità. Una fiducia che diventa solida speranza contro le continue minacce, contro le frustrazioni e l’incombente disperazione.
Certo, la fiducia è un rischio, nei confronti degli altri e della realtà in genere. Perciò va osata, ancorché ben ponderata, da uomo maturo e adulto. Non è superficiale ottimismo. La realtà e gli altri difficilmente cambieranno, anche se la fiducia agisce nel senso di una trasformazione. Ma è sicuramente il nostro atteggiamento di fondo che cambia, permettendoci di continuare il nostro percorso nella vita in positivo, coerentemente con i nostri valori di riferimento.
Superando l’atteggiamento difensivo, il teologo morale Bernhard Häring esorta a dare a tutti «un anticipo di fiducia» (Häring, Un’autobiografia a mo’ d’intervista, a cura di Valentino Salvoldi, Paoline), convinto che un atteggiamento aperto e privo di sospetti contribuisca ad abbattere le barriere, facilitando i legami di amicizia.
Quest’atteggiamento di fiducia di fondo, antinichilista e costruttivo, può apparire irrazionale. Infatti, non è supportato oggettivamente. Non può dimostrarsi a priori con qualcosa che garantisca la fondatezza della mia fiducia nell’altro. Come osserva Hans Küng (Ciò che credo, Rizzoli 2010) un simile «punto di Archimede» non esiste. Ma la fiducia nella vita e negli altri si rende comprensibile a noi stessi attraverso l’esercizio di questa decisione nella vita di tutti i giorni. Si comprende che ha senso ed è ragionevole averla presa nel momento stesso in cui la si mette in atto. È un po’ come altre esperienze fondamentali quali l’amore e la speranza. Non si possono dimostrare a priori con ragionamenti logici. Per contro, il nichilismo e la cinica sfiducia sono distruttivi. Basti pensare alla vita e alla rovinosa fine di Friedrich Nietzsche, e a Stravroghin (il protagonista dei Demoni di Dostoevshij), che dopo una vita passata a negare si impicca.
Invece il «sì» fondamentale agli altri può essere mantenuto con coerenza fino alla fine, malgrado tutto. Basti pensare alla «resistenza» di Dietrich Bonhoeffer, a Hetty Hillesum morta a Auschwitz restando fino all’ultimo una persona «luminosa», a Edit Stein, l’ebrea convertita, morta anch’essa a Auschwitz per aver voluto condividere fino in fondo la sorte della sua gente. La vita e la morte di questi dimostrano che il «sì» verso gli altri può mantenersi nonostante le insidie, le difficoltà, le cattiverie, le crudeltà altrui.
La fiducia per alcuni si basa su motivazioni religiose: sono i credenti convinti e convincenti. Ma si può avere questa fiducia nella vita e nel prossimo anche attingendo a un’etica umana.
Un’ultima osservazione. La fiducia è importante anche nell’intera vita sociale. Ad esempio, in economia la fiducia è la valuta più importante dei mercati finanziari sani. È la base della convivenza umana. Non per nulla i migliori capi e dirigenti sono quelli capaci di creare fiducia.
La fiducia, dunque, nei momenti bui, è più che mai virtus, nel senso di forza capace di resistere agli sconquassi più disastrosamente inquietanti.”

Buon Natale

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Sono giorni grigi questi. Nebbie e brume avvolgono frequentemente i campi della bassa friulana di un tiepido inverno. Le ore di buio superano quelle di luce nei giorni del solstizio d’inverno. Le luminarie del Natale non sono luccicanti e splendenti, ma creano aloni diffusi. Sono atmosfere che mi inducono alla riflessione, al ricordo, alla memoria, alla dolce malinconia di quando penso a chi non c’è più. Nei giorni dello stare insieme, del festeggiare in compagnia, la mancanza di chi se n’è andato si fa più forte e scotta, ma scotta allo stesso modo del ghiaccio. Il buio sembra vincere, come fa la notte nei confronti del giorno a fine dicembre. Alberi di Natale, decorazioni luminose, candele, lucette sono tutti lì a dirci che l’oscurità non vince. Il credente trova in un bambino che, appunto, viene alla luce, in un Dio che condivide le sorti umane, il vagito di speranza, della vita; il non credente lo trova nel riposo che la natura si è presa per esplodere nel fragore primaverile. Entrambi possono incontrarsi nell’amore, nel sorriso reciproco del rispetto e della condivisione. Insieme, sommando luce a luce, con chi c’è, c’è stato e ci sarà. Buon Natale!

Gemme n° 372

La prima volta che ho visto questo video mi sono quasi commossa; si pensa che coloro che per strada ci fermano per elemosinare qualcosa non siano sempre persone giuste e leali e che noi siamo comunque meglio di loro. Il filmato secondo me vuol anche dire di non avere pregiudizi e di non dare giudizi affrettati. E’ importante riuscire a distinguere le persone buone da quelle cattive.” Questa è stata la gemma di S. (classe terza).
Ricordo questa vecchia storiella: “Un vecchio rabbino domandò una volta ai suoi allievi da che cosa si potesse riconoscere il momento preciso in cui finiva la notte e cominciava il giorno.
Forse da quando si può distinguere con facilità un cane da una pecora?”. “No”, disse il rabbino. “Quando si distingue un albero di datteri da un albero di fichi?”. “No”, ripeté il rabbino.
Ma quand’è, allora?”, domandarono gli allievi. Il rabbino rispose: “E’ quando guardando il volto di una persona qualunque, tu riconosci un fratello o una sorella. Fino a quel punto, è ancora notte nel tuo cuore.”

Gemme n° 369

presepe

La mia gemma è una lettera scritta da me; so che verrà usata per pretesti, litigi, ma il mio intento è assolutamente pacifico.” Questa è stata la premessa di L. (classe quinta) alla sua gemma che ora segue: “La mia gemma è un oggetto piccolo, direi piccolissimo per dimensione ma grande per significato. Si tratta di un presepe di pochi centimetri che il 9 dicembre ho portato in classe per condividere un evento per me importante, la Natività. Per non offendere chi, a differenza di me, legittimamente non crede o crede in un altro Dio, l’avevo scelto appositamente piccolo. Voleva essere un segno, nulla di più, ma anche nulla di meno in nome della libertà di espressione, di culto e intellettuale che ha sempre contraddistinto i discorsi in classe in tutte le materie, da filosofia a storia, da italiano a ovviamente religione. Alle proteste di una compagna, il resto della classe presente si è dichiarato favorevole in nome dello stesso Credo o del rispetto reciproco, senza sentirsi infastidito ma anzi gradendo la condivisione di una festività.
In questa classe ci siamo indignati all’unisono dinanzi alle stragi di Parigi. Ci siamo commossi all’unisono per quei coetanei uccisi dall’intolleranza e dall’incapacità di rispettare la libertà degli altri, fosse di stampa o di religione o “semplicemente” di ascoltare musica.
Ebbene, pochi giorni dopo quelle lacrime espresse a parole e quel grido di libertà che ha unito il mondo, nel microcosmo della nostra classe è andata in scena l’intolleranza. Il Bambinello è stato nascosto sotto un pezzo di carta fermata dal nastro adesivo, come se il solo vederlo mettesse a rischio la serenità di 27 persone. Non ho detto nulla, triste più per la viltà del gesto che per l’offesa arrecata alla mia fede. Mi sono limitata a “spacchettare” il piccolo Gesù.
Ma quel presepe bonsai, a dispetto delle sue dimensioni, rappresenta un grande affronto per una o più persone, quelle stesse che ogni giorno, di ogni settimana, di ogni mese di questi ultimi due anni hanno elargito all’intera classe, ad ogni occasione anche la più pretestuosa, lezioni di politica non richieste e non gradite eppure civilmente e pazientemente ascoltate da tutti, sebbene recentemente mal sopportate.
Ebbene ieri, giorno in cui ero assente per una indisposizione, quel piccolo simbolo di libertà, tolleranza e condivisione, a scanso di equivoci è finito dritto dritto in un angolo nascosto dell’armadio di classe.
Sono sinceramente amareggiata. Per due volte ho visto lesa la mia e altrui libertà di credere in un Dio. Chi ha agito nell’ombra ha soprattutto dimostrato quanto sia enorme la distanza tra le parole e i fatti in tema di rispetto, uguaglianza, solidarietà e dialogo interculturale.
Non vorrei essere fraintesa. Il gesto non merita commenti e neppure diventare un casus bellico, ma – secondo me- deve essere lo spunto per una riflessione comune.
Credo nella tolleranza, nel rispetto reciproco, nella cultura italiana e multietnica, nel saper ascoltare il cuore e non solo la mente.
Credo che questo episodio, indubbiamente piccolo se rapportato ad altri drammi, debba comunque ricordarci che la libertà non ha prezzo. Nella vita tutti noi, prima o poi, incroceremo lungo le nostre strade persone che, con prepotenza, ignoranza e ipocrisia, cercheranno di imporsi e di annullare le nostre libertà. Oggi come domani non dovremo farci intimidire.
Noi siamo il futuro. Il mondo sarà presto nelle nostre mani. Non ci saranno scusanti. Le scelte che verranno fatte saranno le nostre e non potremo nasconderci nell’anonimato o accusando altri.”
Una vita che nasce, una coppia che diventa generatrice di vita, un aiuto dato e ricevuto, delle persone povere e umili chiamate a condividere qualcosa che ha cambiato la storia (i pastori), l’uguale dignità del primo e dell’ultimo, la pace e la convivenza, l’incontro con altre culture e altri popoli (i magi), la natura non solo cornice ma protagonista della scena, gli animali coinvolti nella scena, l’attenzione centrata sul soggetto debole ma protagonista del futuro, dei fuggitivi che trovano un riparo. Ho pensato di buttare giù al volo dei significati che una persona non cristiana può trovare in un presepe. Vuole vederci altro? E’, appunto, una questione di volontà. E la volontà ha mille sfaccettature. E’ la volontà che mi porta a pensare che incontro, apertura, dialogo, conoscenza, corrispondano a un di più e non a un di meno. Qualsiasi simbolo, qualsiasi cosa, può essere interpretata in modi diversi, talora opposti. Qual è la volontà che mi guida in tale lettura? La volontà di incontrarmi o quella di scontrarmi?
Pongo qui sotto una citazione. Ho tolto una parola per non renderla riconoscibile. Quando chiedo in classe chi possa aver scritto queste parole vengono nominati il papa, Gandhi, Manzoni (quella provvidenza con la P maiuscola…), Mandela, Obama… A pochi viene in mente il vero autore. “Quando guardo agli ultimi cinque anni che stanno dietro di noi non posso fare a meno di dire: questa non è stata opera solo dell’uomo. Se la Provvidenza non ci avesse guidati spesso, non sarei stato in grado di percorrere questo cammino vertiginoso. C’è qualcosa che i nostri avversari dovrebbero sapere sopra ogni cosa. Che noi, …, siamo fondamentalmente dei devoti. Non abbiamo scelta: nessuno può fare la storia di una nazione o la storia del mondo se le sue azioni e le sue capacità non sono benedette dalla Provvidenza.”
Cosa voglio vedere?
Quale volontà mi guida? La volontà di incontrarmi o quella di scontrarmi?

Gemme n° 367

quebert

La mia gemma è una frase tratta dal libro “La verità sul caso Harry Quebert” di Joël Dicker: “E mi ero detto che una stella cadente era una stella che poteva essere bella ma per paura di brillare scappava il più lontano possibile. Un po’ come me.” Questa frase mi ha colpito molto: alcune persone possono avere un talento ma per paura di essere giudicate come persone che si credono importanti decidono di rimanere nel loro angolino. Non so se sono così, e chiedo aiuto per capire se sono anch’io una stella cadente distaccata dagli altri, se devo integrarmi un po’ di più”. Questa la gemma di I. (classe seconda).
Nella classe di I. stiamo trattando l’argomento del sacro nel cinema. Poco dopo la sua gemma abbiamo visto un breve pezzettino di “Una settimana da Dio”. Non so se I. ha fatto lo stesso collegamento che è venuto in mente a me, ma quando ho sentito le parole di Morgan Freeman attorno ai secondi 40-45, non ho potuto fare a meno di pensare alla sua gemma e alla risposta al suo dubbio.

Gemme n° 366

Ho pensato di portare due canzoni, ma essendo troppo lunghe ne ascoltiamo solo una

L’altra sarebbe stata Imagine. Penso che le due canzoni parlino da sole senza aggiungere altro. Volevo dare un po’ di speranza e ritengo sia il caso di ascoltarle più spesso”. Così S. (classe quinta) ha presentato la propria gemma.
Michael Jackson invita a curare il mondo e a renderlo un posto migliore. Mi viene naturale citare le parole che Tiziano Terzani rivolge a dei giovani, messaggio che è posto all’inizio del dvd che stiamo guardando proprio con le classi quinte: “Voi che siete una nuova generazione guardate ai fatti, leggete, informatevi, non prendete per garantito niente, non credete a niente di quel che vi viene raccontato. Fatevi la vostra verità, una in cui potete credere e a cui potrete dedicare la vostra vita. Gandhi disse una volta «la verità è il mio Dio» due anni dopo scrisse «no! II mio Dio è la verità». La verità è una grande cosa, forse irraggiungibile ma fatene la vostra meta nella vita, cercatela la verità, cercate anche quella dentro di voi, chi siete, che cosa volete fare qui, che cosa ci siete a fare al mondo. Ponetevi questi problemi e la vita diventerà meravigliosa!”.

Gemme n° 364

piscina

E’ una foto di parecchi anni fa in cui ci siamo io e mia mamma: lei è la persona per me più importante, mi ha fatto anche da papà, insegnandomi tantissime cose. Certo, ora ci sono delle discussioni, ma dopo 5 minuti facciamo pace. E’ come una migliore amica, la prima persona a cui dico tutto, e che sa sempre come aiutarmi”. Questa la gemma di M. (classe seconda).
Mi affido alle poetiche parole di Rabindranath Tagore: “Da dove sono venuto? Dove mi hai trovato? Domandò il bambino a sua madre. Ed ella pianse e rise allo stesso tempo e stringendolo al petto gli rispose: tu eri nascosto nel mio cuore bambino mio, tu eri il Suo desiderio. Tu eri nelle bambole della mia infanzia, in tutte le mie speranze, in tutti i miei amori, nella mia vita, nella vita di mia madre, tu hai vissuto. Lo Spirito immortale che presiede nella nostra casa ti ha cullato nel Suo seno in ogni tempo, e mentre contemplo il tuo viso, l’onda del mistero mi sommerge perché tu che appartieni a tutti, tu mi sei stato donato. E per paura che tu fugga via ti tengo stretto nel mio cuore. Quale magia ha dunque affidato il tesoro del mondo nelle mie esili braccia?”

Gemme n° 363

conchiglia

La mia gemma è una frase: “gli amici sono come le conchiglie in riva ad una spiaggia: anche se le onde se le portano via nel mare, loro saranno per sempre”. Secondo me rappresenta il rapporto tra me e una mia amica: anche se ora non ci vediamo spesso il nostro legame non si è sciolto”. Così E. (classe seconda) ha presentato la propria gemma.
Ricordo un pezzetto de “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry: “Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi Presenza, significa accettare il rischio dell’Assenza.”

Gemme n° 358

La mia gemma è una poesia di Jacques Prévert, Cet amour. La faccio sentire recitata in un video, io non riuscirei a leggerla senza fermarmi…

E’ entrata nella mia vita in periodo di sconforto e triste; mi è stata dedicata e penso sia molto bella. Si concentra sul tema dell’amore ma anche dell’affetto, dell’amicizia. Spiega come l’amore, l’affetto, gli amici ci salvino anche se non riusciamo sempre a stare con loro: bastano un gesto, una parola per tirarci su di morale. La vado a rileggere nei periodi di sconforto o delusione e mi rendo conto di non essere sola ma circondata da persone che mi stanno vicine anche con le mie imperfezioni”.
Questa è stata la gemma di S. (classe quinta). Insegno in un liceo linguistico e non c’è stato bisogno di alcuna traduzione, ma per chi il francese non lo sa o, come me, l’ha masticato per soli tre anni alle scuole medie, segnalo questa traduzione di Gian Domenico Giagni:
“Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
È tuo
È mio
È stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l’estate
noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
Il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l’ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi tu abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.”
E’ soprattutto nei versi finali che mi viene la pelle d’oca, lì dove Prévert lancia il suo grido, la sua richiesta all’amore di non abbandonare l’uomo, di non dimenticarlo. Pena il gelo, la morte, la condanna. Non penso ci siano parole più adatte per esprimere quest’esigenza così forte soprattutto oggi: essere salvati dall’amore nelle sue mille forme.

Gemme n° 355

La mia gemma è la parte finale de “L’avvocato del diavolo” in cui Al Pacino fa un monologo su Dio: penso faccia riflettere molto su una cosa che comunque non si saprà mai”. Così C. (classe quarta) ha dato il là alla propria gemma.
Riprendo il tratto saliente: “A Dio piace guardare, è un guardone giocherellone, riflettici un po’… Lui dà all’uomo gli istinti, ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo bravo cosmico spot pubblicitario del film. Fissa le regole in contraddizione, una stronzata universale! Guarda ma non toccare, tocca ma non gustare, gusta ma non inghiottire… e mentre tu saltelli da un piede all’altro lui che cosa fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è un moralista! È un gran sadico! È un padrone assenteista ecco che cos’è! E uno dovrebbe adorarlo? No mai!”. Il vertice della lode a se stesso il diavolo (Al Pacino) lo tocca subito dopo: “Io sono un fanatico dell’uomo, sono un umanista… probabilmente l’ultimo degli umanisti. Chi, sano di mente Kevin, potrebbe mai negare che il ventesimo secolo è stato interamente mio? Tutto quanto Kevin! Ogni cosa! Tutto mio! Sono all’apice Kevin! È il mio tempo questo! È il nostro tempo!”.
Lascio qui una breve frase di Dostoevskij: “Qui il diavolo lotta con Dio, e il campo di battaglia è il cuore degli uomini”.

Gemma n° 351

La mia gemma è composta di due parti diverse. Prima un video legato ai fatti di Parigi: mi ha colpito la consapevolezza del bimbo che ci siano persone cattive, benché il papà lo rassicuri dicendogli che basta poco per potersi proteggere. Rispondere con la guerra non penso sia il modo giusto.
La seconda parte invece è una cosa personale: un mese fa ho visto una foto, ci sono stata male, poi una persona mi ha mandato un messaggio inaspettato che mi ha colpito molto per l’amicizia dimostratami.” Questa è stata la duplice gemma di M. (classe quinta).
Non mi sento di commentare un video come quello del bambino che racconta la sua paura. Ricordo che alcuni anni fa ho letto un libro sui bambini nelle guerre e sul tentativo di raccontarsi attraverso dei disegni. Non ho parole.

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Gemma n° 350

Ho deciso di portare questa canzone perché parla del tempo che passa sempre più veloce; le giornate sono sempre più uguali con ritmi definiti e prestabiliti, resta poco tempo per noi stessi e per realizzare quello che ci piacerebbe. Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti affermava: “Il tempo è la sostanza di cui è fatta la vita”. Ma il tempo della nostra vita coincide veramente con quello dell’orologio? Le ore dei nostri giorni corrono all’impazzata o sembrano non finire mai. E’ come se il tempo si fosse staccato da quello convenzionale scandito dalle lancette. Ma nonostante esso sia presente in noi o comunque ci circonda, rimarrà sempre irraggiungibile persino alle tecnologie più avanzate. Le nostre esperienze quotidiane contano veramente, è il tempo dentro di noi che ci condiziona. Secondo lo scrittore Stefan Klein, sta a noi scoprire come prenderci cura del tempo e di conseguenza di noi stessi. Inoltre egli afferma: “Possiamo vivere dietro la paura di affondare nel vortice del tempo ma siamo noi che abbiamo la possibilità di imparare a nuotare e dominare il suo scorrere”. Secondo me, nonostante giorni monotoni e vita di corsa, dobbiamo riuscire a trovare il tempo per noi stessi perché siamo noi che dobbiamo realizzarci”. Questa è stata l’articolata gemma di G. (classe quarta).
In pochi giorni è la seconda gemma che tratta del tempo e del suo uso da parte dell’uomo. Lascio qui due frasi. La prima è di Borges: “Il tempo è la sostanza di cui sono fatto. Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume; è una tigre che mi sbrana, ma io sono la tigre; è un fuoco che mi divora, ma io sono il fuoco.” La seconda frase, invece, è di Tiziano Terzani, e aiuta a gettare uno sguardo a una questione che affronteremo in quinta… non voglio dire altro… “L’inizio è la mia fine e la fine è il mio inizio. Perché sono sempre più convinto che è un’illusione tipicamente occidentale che il tempo è diritto e che si va avanti, che c’è progresso. Non c’è. Il tempo non è direzionale, non va avanti, sempre avanti. Si ripete, gira intorno a sé. Il tempo è circolare. Lo vedi anche nei fatti, nella banalità dei fatti, nelle guerre che si ripetono.”

Gemme n° 349

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Ho letto questo libro in estate: non leggo molti libri, ma quando leggo mi faccio prendere subito dalle vicende narrate. Qui ci sono 4 protagonisti principali, e vengono affrontati temi filosofici e varie riflessioni; numerose frasi fanno riflettere sull’amore e sull’esistenza. Mi fa piacere anche rileggerne alcune”. Questa la gemma di B. (classe terza).
Non ha letto alcuna citazione B. Allora ne scrivo una io, a commento della gemma: “È un amore disinteressato: Tereza non vuole nulla da Karenin. Non vuole nemmeno l’amore. Non si è mai posta quelle domande che torturano le coppie umane: mi ama? Ha mai amato qualcuna più di me? Mi ama più di quanto lo ami io? Forse tutte queste domande rivolte all’amore, che lo misurano, lo indagano, lo esaminano, lo sottopongono a interrogatorio, riescono anche a distruggerlo sul nascere. Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa (l’amore) dell’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.”

Gemme n° 348

Ho portato degli spezzoni degli ultimi due episodi del mio anime preferito: vengono affrontati discorsi interessanti. I riferimenti religiosi sono numerosi e se dovessi sintetizzare potrei dire che lo scopo finale è il perfezionamento dell’uomo.” Mi sono sentito di riassumere così la gemma di S. (classe quinta). In realtà lei si è soffermata sulla trama, ma temendo di commettere degli errori rimando alla pagina wiki di Evangelion. Le sequenze mostrate sono state poi numerose e io ne ho messo un breve estratto.
La gemma l’ho commentata subito in classe attraverso un racconto di Selma Lagerlöf letto camminando mentre andavo a scuola quella mattina stessa. Lo allego qui (questa la fonte). Il nocciolo? I miei gesti, il mio approccio al mondo, dipingono il mio mondo. Ho trovato delle assonanze.
Notte di natale Lagerlof