Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia, Pensatoio, Religioni, Società

Il senso

dominustecum

Un articolo di Gian Mario Ricciardi pubblicato su Avvenire: un monastero, il silenzio, la pace, la semplicità per ritrovare l’essenziale e il senso del tempo fuori e dentro.
Li ho visti arrivare, nel ’95, a piedi scalzi come i profughi d’oggi, tra gli arbusti della valle dell’Infernotto a Bagnolo Piemonte, vicino Saluzzo. Due monaci, padre Cesare Falletti e fratel Paolo. Soli, sorridenti, con nella bisaccia la tradizione millenaria dei Cistercensi che tornavano sotto il Monviso. Ora sono sedici e, tra i dirupi di questa strana montagna, in un monastero di pietra e legno, cercano la voce di Dio, ma, contemporaneamente, raccolgono quelle delle vittime della interminabile crisi. Ascoltano e aprono la porta a chi bussa. Tutt’intorno c’è una pace che ti entra dentro. Sveglia alle 3,55. Già nella notte da ogni cella filtra tra gli alberi il canto delle Vigilie e delle lodi. Poi il lavoro. C’è chi s’incammina lungo i sentieri per curare le more che serviranno per le marmellate. Chi costruisce icone, chi studia, chi prepara il pranzo, chi taglia la legna o l’erba.
Nelle stanze degli ospiti, famiglie salite dalla Francia, uomini e donne venuti a cercare uno spazio senza parole. E ognuno vive il proprio con discrezione, in solitudine, passeggiando, fermandosi ad osservare gli alberi, le foglie, le nuvole. Il monastero Dominus Tecum sembra una grande tenda in mezzo alle auto che, poco sotto, sfrecciano con i troppi telefonini incollati all’orecchio, le mail da leggere, le connessioni sempre accese. Eppure la crisi è passata anche di qui. Non ha portato il deserto, anzi. Sono sempre di più quelli che salgono a Pra ’d Mill. Vengono in tanti a bussare perché si sentono soli, abbandonati, traditi dalla vita e dalle persone: vittime del deserto provocato dalla recessione. «C’è un gran numero di persone che vengono qui perché hanno bisogno». Padre Cesare, ora priore emerito perché ha passato la mano a padre Emanuele, ha visto camminare tra queste pietre migliaia di persone. A loro, lui e i monaci non hanno altro da dare che saggezza e preghiera. Hanno abbracciato manager che dovevano fare scelte difficili, persone messe fuori dai cancelli delle fabbriche a cinquant’anni, giovani senza speranza.
La crisi li ha fatti aumentare? «Ha fatto certamente crescere il nostro dover portare il peso della gente, perché la gente soffre in questo momento, e noi la ascoltiamo». E perché vengono a cercarvi? «Credo cerchino Dio, non tanto noi. Questo è un luogo che almeno nella nostra idea c’è sempre stato, in cui tutto è organizzato per stare davanti a Dio, non potevamo tenercelo tutto per noi, solo per noi, ecco… lo offriamo anche ad altri». Ma in questo grande silenzio, soprattutto nelle giornate d’inverno, che cosa c’è? «C’è Dio, ci sono i fratelli». Insomma un pezzo di cielo strappato ai compromessi, agli insulti, alla fretta. Il terreno l’aveva regalato la famiglia dei baroni d’Isola all’abbazia di Lerins, casa madre dalla quale è nato questo incredibile esempio di monastero nato e cresciuto ai tempi del disagio dilagante. Una donazione voluta da Leletta d’Isola. A suggerire l’avventura l’allora cardinale di Torino, Anastasio Ballestrero. A mettere insieme il complesso puzzle, la mano della Provvidenza, l’entusiasmo di un piccolo drappello di uomini di preghiera che alle 10, chiamati dalla campana, raggiungono la chiesa per poi riprendere il lavoro fino alla Messa di mezzogiorno. E la cappella si riempie. Rituale antico, gioie e sofferenze moderne che vengono posate sull’altare, proprio sotto la croce e il campanile, come da tradizione monastica.
Filtrano fasci di luce intensi e calmi allo stesso tempo. La semplicità, la sobrietà: «Non portate vino a tavola – c’è scritto – per rispetto al nostro stile di vita e di accoglienza». Ci sono due suore, ma passano in molti con la disperazione dentro: industriali in grosse difficoltà, giovani in cerca di lavoro e di valori, disoccupati, preti in sofferenza, famiglie raggelate dalla vita. La sfida è un presente che guarda lontano. Saper mettere insieme la fame di soprannaturale e il disagio, spesso molto forte, di chi bussa alla porta. «…se volete lasciare un’offerta… usate la busta che trovate nella mensola». Se volete. Ci sono i libri, insieme ai poveri prodotti della valle – miele, marmellate, estratti di erbe – come in tutti i monasteri. C’è e si sente una grande ricchezza che viene dalla serenità e dalla pace. «Lasciate quello che potete e volete, l’importante è che la mancanza di soldi non vi impedisca di venire a pregare. In caso pensate a chi non può lasciare nulla. Grazie». È vero, come diceva Alfonse de Lamartine, che un grazie non è nulla nel mare dei ricordi ma se resta a galla è qualcosa per sempre. Un uomo, le scarpe consumate, la camicia lisa, posa la sua offerta e poi fissa quel grazie che suggella un patto.
Scende lentamente la sera. Si parla con i monaci. «Inutili in un mondo che vive di corsa? Forse, ma noi cerchiamo di dire altro e di guidare il mondo attraverso la preghiera e la carità fraterna ad avere un altro volto, non violento, non arrogante, non prepotente, non asservito al denaro, un volto umano». Una scritta sul muro: «Tutti gli ospiti che giungono qui siano accolti come Cristo poiché un giorno Nostro Signore ci dirà: Ero forestiero e mi avete ospitato». Gli smarriti della modernità e della crisi, quella che ha distrutto famiglie, svuotato anime, sconvolto vite hanno trovato rifugio qui tra un cantico e una preghiera. ‘I poveri di spirito’, come nel docufilm che Fredo Valla ha girato a Pra ’d Mill possono vedere un uomo che cammina in un immenso campo di neve in montagna, seguire il lavoro quotidiano dei monaci, respirare il ‘Laudato si’’ di papa Francesco nel quieto scorrere sotto la pioggia, i monaci che lavorano nei boschi, in cucina, nelle celle o curano le api e pregano in una chiesa scarna ed essenziale.
Come nel ‘Grande silenzio’ di Phillip Groening, o in ‘Uomini di Dio’ di Xavier Beauvois, il tempo è senza tempo. Eppure, mentre il sole tramonta, ogni cosa qui sembra tutt’altro che slegata dal mondo. Quei ragazzi appena partiti con il pulmino avevano gli occhi raggianti. Ed erano venuti con tutti i loro dubbi sul futuro, il lavoro, l’amore, la famiglia. Forse anche con il rumore del silenzio si possono curare le macerie della crisi. I monaci come fratel Abramo sorridono con gli occhi. Hanno l’espressione di chi ha il cuore dolce e sente di essere tornato alla sorgente della vita. Vita dura, silenzio, tanto silenzio per ritrovare i gesti dell’anima e poi la vita. Le ore per pregare, le ore per coltivare i frutti per le marmellate, tagliare l’erba, mettere a posto la legna. Terra e cielo, anzi tra terra e cielo per ritrovare il sorriso, quello che viene da dentro, per sempre”.

Pubblicato in: Etica, Gemme, Letteratura, Società

Gemme n° 501

Fusine_0267 fb.jpg

La mia gemma consiste di due persone che fanno judo: una ragazza che abita a Torino e un ragazzo che abita a Treviso. Li conosco da poco: mi ha stupito di come due persone lontane possano significare tanto e di quanto sia forte il legame che mi unisce a loro nonostante la distanza”. Così si è espressa C. (classe terza).
In merito alla lontananza e all’amicizia, scrive Susanna Tamaro: “L’amicizia è uno dei sentimenti più belli da vivere perché dà ricchezza, emozioni, complicità e perché è assolutamente gratuita. Ad un tratto ci si vede, ci si sceglie, si costruisce una sorta di intimità; si può camminare accanto e crescere insieme pur percorrendo strade differenti, pur essendo distanti, come noi due, centinaia di migliaia di chilometri.”

Pubblicato in: Etica, Gemme, sfoghi, Società

Gemme n° 497

Fusine_0188 fb.jpg

La mia gemma consiste in due esperienze fatte la prima volta che sono stato in Canada. La prima è legata al fatto di essere da solo in una città di cui non conoscevo niente: essere riuscito ad arrivare a casa, per uno disorganizzatissimo come me, è stato notevole. La seconda, invece, è legata ad un giro in bici che stavo facendo su sentieri non segnati per arrivare ad uno zoo che mi sembrava più vicino di quanto non fosse in realtà. Mi ero perso. Ho incontrato un uomo e gli ho chiesto qualche informazione; dopo un po’ di domande da parte mia, lui mi ha guardato, ha guardato l’orologio e ha deciso di accompagnarmi. Mi ha stupito la sua gentilezza.” Questo racconto è stata la gemma di A. (classe quinta).
Camus scrive che “La vera generosità verso il futuro consiste nel donare tutto al presente.” Penso sia quello che è successo ad A. In fin dei conti la persona che ha incontrato gli ha regalato tempo, un pezzettino del suo futuro che ha deciso di fare presente in questo modo.

Pubblicato in: Etica, Gemme, opinioni

Gemme n° 496

20160514_123939.jpg

La mia gemma è una statuetta di una fatina ballerina: rappresenta il rapporto con mia nonna. Quando praticavo danza, facevamo due serate di saggio e dopo la seconda serata ci veniva regalata una statuetta simile a questa. Una volta mia nonna era venuta a vedermi e la mattina dopo volevo mostrale la statuetta, ma siccome l’avevo persa ed ero rimasta male, ero andata da lei piangendo. Il giorno successivo la nonna è arrivata da me con questa, molto più bella dell’altra: aveva pensato a me. Consegnandomela mi ha detto una frase che mi ricorderò sempre: “Farei qualsiasi cosa pur di vederti felice”. Da quel momento ho capito che lei ci sarebbe sempre stata per me.” Questa è stata la gemma di M. (classe quinta).
Ci sono regali che vanno ben oltre il loro valore intrinseco per il semplice fatto che ci fanno capire che chi ce li ha donati ci ha ascoltati, ci ha capiti, ci ha dato attenzione: e non c’è regalo più grande in una relazione.

Pubblicato in: Diritti umani, Etica, Filosofia e teologia, Gemme, musica, opinioni, Pensatoio, Scienze e tecnologia, sfoghi, Società, Testimoni

Gemme n° 488

Ho scelto questo video non per la canzone e neppure per la band, ma per la storia raccontata in sé, per quello che è mostrato: lo collego a un argomento per me importante, quello della donazione del sangue. Penso che sia una cosa della quale si debba parlare.

Quando mia mamma, da giovane, ha avuto un incidente simile, si è salvata grazie a una donazione. Sapere questo, mi tocca profondamente, perché anche io sono viva grazie a questo. Non deve essere un obbligo, si deve sentirlo. Il mio obiettivo di oggi è solo quello di ricordare a tutti l’importanza di questa cosa, in cui si può aiutare qualcuno, in cui si può donare una vita”. Questa è stata la gemma di M. (classe quinta).
Commento la gemma di M. con un link: http://www.donatorisangue.org/diventa-donatore/testimonianze . E’ il luogo virtuale in cui i donatori possono lasciare una breve testimonianza. Sono ordinate cronologicamente. Riporto quella di Alessandra dell’11 dicembre 2015: “Ogni donazione è un momento di condivisione. Condivido grandi valori di vita con gli altri donatori, i medici, gli infermieri e gli operatori che ci rendono questa giornata speciale. Ma condivido questo giorno soprattutto con mio marito che è affetto da talassemia major. Veniamo al Policlinico insieme: io dono, lui riceve. Per questo, per me, questa giornata è speciale e mi ricorda sempre quanto si possa fare per gli altri donando senza perdere nulla, ma arricchendosi il cuore e l’anima”.

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Etica, Filosofia e teologia, Gemme, Pensatoio, Società, Testimoni

Gemme n° 464

busta.jpg

La mia gemma sembra una bolletta, ma non lo è: in realtà si tratta di un traguardo per me molto importante. Ho partecipato ad un concorso per fare volontariato in Congo. Mi hanno presa, partirò a fine luglio e starò via un mese in un ospedale pediatrico che ospita bimbi affetti da sla, aids, malaria o diversamente abili. Sono ospitati circa 800 bambini. Non so ancora bene di preciso cosa dovrò fare, probabilmente un po’ di animazione o insegnamento di grammatica basilare francese. Per me è un sogno che si avvera, sono molto contenta ed emozionata per le incognite che mi aspettano. L’idea del volontariato è qualcosa che noi tutti dovremmo perseguire nel nostro piccolo.” Questa è stata la gemma di M. (classe quinta).
Questa gemma mi è risuonata nel cuore durante questo fine settimana in cui si è celebrato a Roma il Giubileo dei Ragazzi. Riporto un brevissimo passo delle parole del papa: “… solo con scelte coraggiose e forti si realizzano i sogni più grandi, quelli per cui vale la pena di spendere la vita. Non accontentatevi della mediocrità, di “vivacchiare” stando comodi e seduti; non fidatevi di chi vi distrae dalla vera ricchezza, che siete voi, dicendovi che la vita è bella solo se si hanno molte cose; diffidate di chi vuol farvi credere che valete quando vi mascherate da forti, come gli eroi dei film, o quando portate abiti all’ultima moda. La vostra felicità non ha prezzo e non si commercia; non è una “app” che si scarica sul telefonino: nemmeno la versione più aggiornata potrà aiutarvi a diventare liberi e grandi nell’amore”.

Pubblicato in: cinema e tv, Etica, Gemme, opinioni, Scienze e tecnologia, Società

Gemme n° 445

Ho visto questo video due settimane fa e penso sia utile per riflettere sul valore della nostra e dell’altrui vita. Si presenta da solo, non penso ci sia da aggiungere altro.” Questa la gemma di V. (classe quinta).
Nel vecchio film “Luci della ribalta”, Charlie Chaplin afferma che “C’è una cosa altrettanto inevitabile quanto la morte, ed è la vita”. Nel video che ha mostrato V. c’è l’incontro-scontro tra queste due realtà, con l’aggiunta di quello che le lega e che secondo me è necessario a dare un senso al tutto: amore.

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Etica, Filosofia e teologia, Gemme, Letteratura, Pensatoio, Religioni, Società

Gemme n° 438

Ho trovato per caso questo video: dimostra quanto sia importante compiere delle piccole azioni spontanee senza per forza essere persone di successo o con tanti soldi per approcciarci agli altri”. Con queste parole M. (classe quinta) ha presentato la propria gemma.
Studio e leggo la Bibbia da anni e penso che questa frequentazione mi porti a citarla poco spesso sul blog. Tendo a dare per scontata la conoscenza di certi passi o di certi personaggi. Oggi, invece desidero presentare una donna protagonista di un breve passaggio del vangelo di Marco (12, 38-44): «Diceva loro mentre insegnava: “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave”.
E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino.
Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: “In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”.»
A questo passo fa eco un racconto di Tagore: “Ero andato mendicando di uscio in uscio, lungo il sentiero del villaggio, quando apparve in lontananza un cocchio d’oro. Era il cocchio del figlio del re. Pensai: E’ l’occasione della mia vita. Sedetti spalancando la bisaccia e aspettando che l’elemosina mi venisse data, senza che neppure dovessi chiedere, anzi che le ricchezze piovessero in terra attorno a me. Ma quale non fu la mia sorpresa quando, giunto vicino, il cocchio si fermò, il figlio del re discese e, stendendo la mano destra, mi disse: Cos’hai da donarmi?. Quale gesto regale fu mai quello di stendere la mano a un mendicante! Confuso ed esitante, presi dalla bisaccia un chicco di riso, uno solo, il più piccolo, e glielo porsi. Ma che tristezza a sera, quando, frugando nella mia bisaccia, trovai un piccolo chicco d’oro, uno solo. Piansi amaramente di non aver avuto il coraggio di avergli donato tutto!”

Pubblicato in: Etica, Società

Gemme n° 378

signora

In questa foto sono io da piccola insieme ad una amica dei miei: lei per me è stata come una nonna. Non mi ricordo benissimo di lei perché è scomparsa quando io avevo 6 anni e gli ultimi 2 li ha passati in ospedale. Ricordo però che mi viziava un sacco cercando di comprarmi qualsiasi cosa durante i viaggi; non mi faceva mai mancare le sue torte (quasi ogni giorno). Stavo bene con lei e mi è sempre stata accanto. Mi regalava bambole, piccoli gioielli o smalti che adoravo. Questo è il mio ricordo per lei”. Ecco la gemma di N. (classe seconda).
Ultimamente diversi studenti stanno portando come gemma delle persone che hanno fatto loro del bene. Lo trovo bello e penso sia significativo il fatto che l’impronta di queste persone sia ben segnata nella nostra memoria. Mi ricorda un po’ quella frase che invita a scrivere sulla sabbia i torti che subiamo e a incidere sul marmo ciò che di bello ci accade.

Pubblicato in: Filosofia e teologia, Gemme, Letteratura, libri e fumetti, Pensatoio, Senza categoria, Società

Gemme n° 349

kundera.jpg

Ho letto questo libro in estate: non leggo molti libri, ma quando leggo mi faccio prendere subito dalle vicende narrate. Qui ci sono 4 protagonisti principali, e vengono affrontati temi filosofici e varie riflessioni; numerose frasi fanno riflettere sull’amore e sull’esistenza. Mi fa piacere anche rileggerne alcune”. Questa la gemma di B. (classe terza).
Non ha letto alcuna citazione B. Allora ne scrivo una io, a commento della gemma: “È un amore disinteressato: Tereza non vuole nulla da Karenin. Non vuole nemmeno l’amore. Non si è mai posta quelle domande che torturano le coppie umane: mi ama? Ha mai amato qualcuna più di me? Mi ama più di quanto lo ami io? Forse tutte queste domande rivolte all’amore, che lo misurano, lo indagano, lo esaminano, lo sottopongono a interrogatorio, riescono anche a distruggerlo sul nascere. Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa (l’amore) dell’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.”

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Gemme, musica, Società

Gemme n° 250

cwtch

Oddio” ha sospirato S. (classe seconda) iniziando a parlare per presentare la sua gemma alla classe. “Non sapevo cosa portare come gemma, pensavo a cose troppo generalizzate come famiglia o amici… Allora ho deciso di portare due parole, anche per sottolineare l’importanza dei piccoli gesti. La prima è GRAZIE, perché significa che una persona ha apprezzato quella che ha fatto l’altra e che, in fin dei conti, la vita di entrambi è stata migliorata. La seconda è usata in Galles e la scrivo alla lavagna perché è difficile pronunciarla: CWTCH. Indica un abbraccio, ma non solo hug; qui si tratta di qualcosa capace di portarti in a safe place, in un posto sicuro. Adoro i piccoli gesti importanti, quelli che sono fatti col cuore. Lascio poi una canzone che rappresenta alcune situazioni della mia vita in cui volevo andare avanti ma non ci riuscivo, e mi ritrovavo a metà strada”.
Parto dalla prima parola messa in risalto da S.: grazie. Paolo Stefanato scrive: “come ricorda il Pianigiani, grazie deriva da “chàris”, “ogni cosa che ci rende piacevole ad altri, quindi avvenenza, favore, dono, ricompensa, benevolenza”; il verbo “charizomai” significa “faccio piacere, sono indulgente, dono in ricompensa”. Il latino attinge qui anche per la parola “carus”, caro, che suscita sentimenti d’affetto, e per “caritas”, che prima di voler dire elemosina è innanzitutto benevolenza, amore. Derivano da “chàris” anche carezza e carisma, che è un affascinante misto di influenza e autorevolezza, da cui l’aggettivo carismatico. La stessa parola greca “chàris” ha dunque generato con successo due parallele e ampie famiglie latine (e poi italiane) che hanno come riferimento “gratia” e “carus”.”
Ecco, mi pare bellissimo questo passaggio grazie-carezza-cwtch.

Pubblicato in: Etica, Gemme, Letteratura, Società

Gemme n° 245

Michela

L’anno scorso avevo lasciato le mie solite attività estive con i bambini per passare un periodo in Francia. Quando sono tornata mi sono dedicata a loro soltanto per una settimana col timore di come mi avrebbero accolto. Il disegno che ho portato oggi l’ha fatto una bambina albanese. Questa bimba, senza conoscermi, è venuta da me e mi ha dato questo disegno con animaletti perfetti e precisi. Ha messo il suo nome perché mi ricordassi di lei. La semplicità dei bimbi è bellissima, senza i pensieri e le congetture che noi adulti facciamo. Ad esempio io pensavo che gli altri fossero delusi per la mia lontananza, invece lì mi sono incontrata con la gratuità e la generosità spontanea di questa bambina. La semplicità è la chiave di tutto questo.” Questa la gemma di M. (classe quinta).
Riporto un brano di Paulo Coelho da Maktub: “Se devi piangere, piangi come un bambino. Una volta sei stato un bambino, e una delle prime cose che hai imparato nella vita fu piangere, perché il pianto fa parte della vita. Non dimenticare di essere libero, e che mostrare le tue emozioni non è vergognoso. Urla, singhiozza forte, fai il chiasso che vuoi. Perché così è come piangono bambini, e loro conoscono il modo più veloce per confortare i loro cuori. Hai mai notato come i bambini smettono di piangere? Smettono perché qualcosa li distrae. Qualcosa li chiama alla prossima avventura. I bambini smettono di piangere velocemente. E così sarà per te. Ma solo se riesci a piangere come fanno i bambini.”

Pubblicato in: Diritti umani, Etica, Gemme, Letteratura, musica, Società

Gemme n° 214

Prof, io avevo da tempo preparato la mia gemma, ma ieri ho visto un video che vorrei condividere con la classe: posso mostrare entrambi?” così mi ha accolto C. (classe quarta). Ottenuto il mio assenso ha proposto questo video (già oggetto di un’altra gemma),affermando che “ogni tanto è bene guardarsi intorno e capire che non siamo da soli e magari dare una mano: basterebbe pensare che potremmo essere noi ad averne bisogno, e sarebbe brutto che nessuno se ne rendesse conto”.

Il secondo video è, invece, più personale: mi è stato d’aiuto in un brutto periodo”.

Una delle frasi più importanti del brano, ripetuta molto spesso, è senz’altro “Voglio qualcuno che mi ami per quel che sono”. Penso che una delle cose che possiamo fare nei confronti di ciò su cui non abbiamo controllo sia accettarlo: e su chi amo non posso avere il controllo… “Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi Presenza, significa accettare il rischio dell’Assenza” (Antoine de Saint-Exupéry).

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Etica, Gemme, Letteratura, Società

Gemme n° 125

caramella1

Questa caramella di Helloween è stata la gemma di F. (classe quarta). “Ricordo una giornata stortissima, sono al supermercato con mia madre, e davanti a noi c’è una bimba con in mano un pacchetto di queste caramelle. Il papà non se ne accorge. Alla cassa la bimba appoggia il pacchetto di caramelle sul nastro suscitando la contrarietà del padre. “A scuola facciamo una festa, tutti portano qualcosa e io non ho niente da portare”. Il papà fa la faccia brutta e le dice “Sai che ora che non c’è la mamma non penso di potertela comprare”. Mi prende un groppo in gola, guardo mia madre e prendo io le caramelle. Li rincorro fuori dal supermercato pensando fra me e me “ma cosa ho fatto?”, li raggiungo, li fermo, il padre mi fulmina con lo sguardo, ma la bimba mi dà un abbraccio fortissimo: me lo porto ancora nel cuore”.
La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l’amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive.” (Banana Yoshimoto, “Un viaggio chiamato vita”)

Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Etica, Filosofia e teologia, Gemme, Società, Testimoni

Gemme n° 86

Credo che nella vita bisogna dare con il cuore senza avere in cambio. Dare e vedere la persona col sorriso penso sia il migliore regalo che si possa ricevere”. Con queste poche ma significative parole M. (classe quarta) ha presentato la sua gemma:

Mi sono venute alla mente queste parole di Madre Teresa: “Dovreste conoscere quello che vuole dire povertà, forse la nostra gente ha molti beni materiali, forse ha tutto, ma credo che se guardiamo nelle nostre case, vediamo quanto è difficile talvolta trovare un sorriso e un sorriso è il principio dell’amore. Allora incontriamoci con un sorriso perché il sorriso è il principio dell’amore e una volta che abbiamo cominciato l’un l’altro ad amarci, diviene naturale fare qualcosa per gli altri.”

Pubblicato in: Diritti umani, Etica, Filosofia e teologia, Gemme, Letteratura, libri e fumetti, Società

Gemme n° 29

Ho visto questo filmato in estate e mi è venuto in mente appena il prof ci ha proposto questo lavoro delle gemme. Mi piace l’idea che c’è dietro, quella di dare speranza, di regalare un sorriso e dei sogni a chi ne ha bisogno. La vita è troppo breve per essere sprecata, dice la canzone. Penso che noi possiamo e dobbiamo essere il cambiamento per chi ha perso la speranza.”

Ecco il video proposto da C. (classe quarta).

Nelle spiegazioni del video i ragazzi spiegano che per questo filmato hanno utilizzato ceciliaun attore perché non trovavano giusto filmare una persona nel disagio senza chiedere l’autorizzazione né sapere chi fosse. Mi sono venute in mente le pagine del libro che sto leggendo: “Ballando con Cecilia” di Pino Roveredo. Si racconta l’approccio di una persona a un ex Manicomio e ai suoi abitanti, un approccio che si basa su cose semplici, essenziali: “E’ anche vero che le sigarette, come i calici di vino o i caffè che si offrono alle soste indigenti appoggiate al bancone, diventano un ottimo motivo per frequentare il saluto, la discussione breve, o la battuta che muove la noia”. Il protagonista riesce a far breccia con una cioccolata bianca nella scontrosa difesa di Cecilia, che afferma “Sì, le cioccolate, e tutto quello che ha a che fare con il gusto dolce… Io ho sempre pensato che se mettessero lo zucchero sopra il dolore si soffrirebbe di meno e si guarirebbe prima, ma molto prima…”.