Pubblicato in: Etica

Rugby, sport e globalizzazione


Prendo da Linkiesta questo articolo molto interessante che fa vedere quanti interessi economici ci siano dietro i grandi eventi sportivi.

allblacks.jpg

Adidas versus Nike: il confronto si espande dai campi di calcio e atletica a quelli del rugby. I due più grandi colossi di abbigliamento sportivo del mondo – i loro fatturati messi assieme ammontano a 22 miliardi di euro – dopo essersi dati battaglia nei Giochi Olimpici e nei Mondiali di calcio, si stanno concentrando sul terzo evento sportivo del mondo per fatturato. La Coppa del mondo di rugby, che si sta disputando in Nuova Zelanda, genererà un volume d’affari stimato di 500 milioni di euro.

Il simbolo di questo nuovo fronte della guerra commerciale tra la multinazionale tedesca e quella americana sta tutto in una maglietta e, soprattutto, il suo colore. Lo scorso agosto la nazionale di rugby inglese (una delle più forti al mondo, vincitrice del Mondiale nel 2003), il cui sponsor tecnico è la Nike, ha svelato le due maglie con le quali presentarsi a sfidare il resto del mondo in Nuova Zelanda. La Federazione mondiale di rugby, per regolamento, obbliga tutte le rappresentative a presentarsi alla competizione con due modelli di maglia, una ufficiale e una di riserva. La prima divisa inglese non ha rivelato particolari novità rispetto al passato: bianca, con un motivo rosso ai fianchi che ricorda la Croce di S.Giorgio, simbolo dell’Inghilterra. Il colore della seconda maglia ha invece confermato alcune voci diffuse da alcuni mesi, che la volevano nera. Un sacrilegio, per la Nuova Zelanda. La nazionale dell’arcipelago oceanico gioca da sempre con una divisa completamente nera, tanto che il suo soprannome è All Blacks. «Pienamente coscienti del significato della maglia nera in Nuova Zelanda, ci siamo consultati con la federazione neozelandese, e ci ha risposto che non c’è alcun problema», ha spiegato la Federugby inglese in un comunicato. Per criticare la scelta cromatica, è sceso in campo niente meno che il primo ministro neozelandese, John Key: «Gli inglesi sono una banda d’invidiosi. C’è una sola squadra che porta con fierezza la divisa nera e si tratta degli All Blacks».

Dietro le strategie delle due multinazionali cercano di spartirsi il mercato globale sportivo. Se l’Adidas punta ad attaccare la statunitense Nike in casa sua, cercando di espandersi nel calcio e nel basket (di cui la marca tedesca è main sponsor dal 2007), il marchio del baffo contende a quello delle tre strisce il dominio nell’Europa dell’est (in vista dei prossimi Europei di calcio del 2012 in Polonia e Ucraina) e in Sudamerica. La Nuova Zelanda non è esclusa dalla competizione. Questo piccolo arcipelago composto da due isole è diventato un campo di battaglia senza esclusione di colpi. Cominciò tutto nel 1996. Da una anno il rugby era diventato un sport professionistico, alimentando il giro d’affari complessivo della palla ovale. Per il Mondiale del 1995 nel Sudafrica post-Apartheid gli spettatori furono 2,5 miliardi, per un totale di 150 paesi collegati per vedere la nazionale di casa vincere la Coppa, sollevata anche da Nelson Mandela. Gli introiti per i diritti televisivi furono di 50 miliardi di lire. Non vinsero quindi gli All Blacks, che però si rivelarono al grande pubblico. E alla Nike, che fu tentata di metterli sotto contratto.

Come svela il periodico americano Time, al quarto piano della sede principale della Nike a Beaverton, in Oregon, c’era nel 1996 una lavagna con i tre obiettivi futuri da centrare: la nazionale di calcio brasiliana (ovvero quella più famosa al mondo), gli All Blacks e un giovane golfista-fenomeno afroamericano di nome Tiger Woods. Con una mossa, giudicata da molti analisti a sorpresa, la Nike dopo aver incassato il sì della Federcalcio carioca, puntò tutto su Woods per un compenso record di 150 milioni di dollari, un investimento che dirottò gli All Blacks nell’orbita Adidas. Attualmente, tra Nuova Zelanda e tedeschi vige un contratto di 9 anni da 150 milioni di euro. Con una clausola, fino ad ora rispettata: la nazionale neozelandese deve vincere il 75% delle partite disputate ogni anno.

La scelta cromatica inglese, imposta dalla Nike, si inquadra quindi nel tentativo del brand a stelle e strisce di recuperare terreno nel mondo del rugby, sport nel quale si è registrato nell’ultimo decennio un trend del più 91% di sponsorizzazioni. Delle squadre che partecipano al Mondiale in corso, il baffo compare sulla squadra europea più forte assieme all’Inghilterra, la Francia. Paesi dove il rugby rappresenta un bacino d’utenza appetitoso. Il Sei Nazioni, ovvero il torneo di rugby più importante d’Europa giocato, oltre che da Francia e Inghilterra, da Galles, Scozia, Irlanda e Italia ha generato nel 2010 ricavi per 400 milioni di euro ed è stato visto da 1 miliardo di persone. L’Adidas non ha intenzione di restare ferma al palo. Tutt’altro. Vuole rilanciare, ma dopo la Coppa. L’emergente nazionale italiana, che fa parte del Sei Nazioni, avrà il contratto in scadenza con la Kappa nel 2012. E i tedeschi avrebbero tutta l’intenzione di accaparrarsi la sponsorizzazione di un movimento il cui giro d’affari sfiora i 90 milioni di euro l’anno. Un confronto di volumi d’affari che diventa impietoso, se paragonato con un’altra casa di abbigliamento sportivo: la Puma. Fondata da Rudolph Dassler, fratello di Adolf (fondatore dell’Adidas), la marca di Herzogenaurach fattura 2,5 miliardi di euro e sponsorizza al Mondiale solo l’Irlanda e la Namibia. Le mire della ‘sorellastra’ di Adidas si stanno concentrando, negli ultimi anni, nella Formula Uno. Puma sponsorizza infatti i colossi della Ferrari e dei campioni del mondo in carica della austriaca Red Bull, nel tentativo di raggiungere i 4 miliardi nel 2015. Nell’ambito della sua espansione, la Nike prevede di aumentare il proprio fatturato dai 13 miliardi di euro attuali a 19 miliardi nel 2015. Un lasso di tempo che abbraccerà gli Europei di calcio e i Giochi olimpici del 2012 e i Mondiali di calcio in Brasile del 2014. Per quanto riguarda le due competizioni calcistiche, il confronto con l’Adidas sarà serratissimo. La marca tedesca è partner ufficiale di Fifa e Uefa, per la quale disegna i palloni ufficiali e le divise degli arbitri. E il Mondiale di calcio in Sudafrica è stato vinto dalla Spagna, di cui è sponsor tecnico. Il tutto è valso alla Adidas un utile netto del +131%. Adidas ha annunciato di voler diventare brand leader della Polonia, sede dei prossimi Europei del pallone, proprio entro il 2015. E nell’aprile 2008, alla vigilia dei primi Giochi olimpici cinesi, il marchio aprì il più grande negozio monomarca sportivo del mondo nel centro di Pechino. Un’offensiva massiccia, che costa alla marca tedesca il 12% dei ricavi l’anno. La Nike, che sponsorizza grandi nazionali di calcio (Brasile, Olanda, Francia) e atletica (Usa su tutte), ha provato quest’anno a contrastarla offrendo alla nazionale di calcio tedesca, targata Adidas, un contratto da 500 milioni di euro, invano.

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.