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Gemme n° 60

“Preferisco mostrare prima il video e poi commentarlo” ha detto V. (classe quinta).

La questione expò non è importante per quello che voglio dire. Semplicemente mi sono immedesimata nel video: rispecchia la mia visione attuale del cibo, dopo un problema che mi ha fatto detestare il cibo. All’inizio, per me, il cibo era solo un mezzo di sostentamento, poi però è diventato problema che mi impediva di fare feste e stare con gli amici. Nel video si dice esattamente il contrario: il cibo è festa, condivisione, vita! E’ così che lo percepisco oggi!”
Mi sono venute in mente le parole di Tiziano Ferro nella canzone “Mai nata”:
In quel frigo…si freddano le lacrime, in dispensa…rinchiudi le tue ansie e poi, sotto il letto…nascondi la tua polvere, poi non dormi…ti chiudi e rifletti. E’ la vita che unita al dolore si ciba di te e della tua strada sbagliata; e continui a pensare, placando il tormento, che bello se non fossi mai nata.
Salpa salpa salpa, il raziocinio toglie l’ancora. Da una cerebrale come te nessuno se lo aspetta, parli parli parli, sei un vulcano inarrestabile, treno più che rapido, efficiente poco timida.
Ma ti hanno detto mai che devi amarti un po’, puoi rallentare e poi pensare un po’ più a te. Che sicurezza mostri se i casini sai risolvere ma i problemi tuoi non li affronti proprio mai.”
Nelle ultime parole la luce alla fine del tunnel: “E la smetti? Rilassati! Forza reagisci sei te che condizioni la tua strada. E, su, prova a pensare che bello sarebbe se invece amassi di più la tua vita”.

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Gemme n° 59

Amicizia

Ho portato questi cd che alcuni amici mi hanno regalato in occasione del mio compleanno con foto e altre cose condivise. L’amicizia è importante, anche vissuta a distanza: mi hanno fatto capire di esserci sempre.” Questa è stata la gemma proposta da A. (classe terza).
Propongo un brano su cui ho meditato spesso e che propongo in prima, ma che non ho mai ripreso sul blog. E’ tratto da “Il profeta” di Kahlil Gibran:
Poi un giovane disse: Parlaci dell’Amicizia. Ed egli rispose, dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato. E’ il campo che seminate con amore e che mietete ringraziando. Egli è la vostra mensa e la vostra dimora perché, affamati, vi rifugiate in lui e lo cercate per la vostra pace. Se l’amico vi confida il suo pensiero non nascondetegli il vostro.
Quando lui tace il vostro cuore non smette di ascoltarlo, perché nell’amicizia ogni pensiero, desiderio, speranza nasce nel silenzio e si partecipa con gioia.
Se vi separate dall’amico non addoloratevi, perché la sua assenza v’illumina su ciò che più in lui amate. E non vi sia nell’amicizia altro intento che scavarsi nello spirito a vicenda.
Condividetevi le gioie sorridendo nella dolcezza amica, perché nella rugiada delle piccole cose il cuore scopre il suo mattino e si conforta.”

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Gemme n° 58

Sono scorse le immagini di una delle scene più famose de “La vita è bella” di Roberto Benigni nella classe quarta grazie alla scelta di M. “E’ una delle scene che mi è rimasta più impressa. Mi ha colpito il film, apprezzo Benigni che riesce a trattare argomenti pesanti in modo leggero. Emerge l’amore del padre per il figlio in una situazione tragica, riesce a fargli vivere tutto come un gioco: penso sia una delle cose più difficili dell’essere genitore”.

Eugène Ionesco, in “Note e contronote”, scrive: “Dove non c’è umorismo non c’è umanità; dove non c’è umorismo (questa libertà che ci si prende, questo distacco di fronte a sé stessi) c’è il campo di concentramento.” Sembra di essere all’opposto di film come “La vita è bella” o “Train de vie”. E allora viene in mente un’altra citazione di Herman Hesse, presa da “Il lupo della steppa”: “Vivere nel mondo come non fosse il mondo, rispettare la legge e stare tuttavia al di sopra della legge, possedere come se non si possedesse, rinunciare come se non si fosse in rinuncia: tutte queste esperienze di un’altra saggezza di vita si possono realizzare solo con l’umorismo”.

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Gemme n° 57

E’ uscita dal banco con una custodia nera in mano, l’ha appoggiata sulla cattedra. G. (classe quarta) ha esordito dicendo: “Dentro la custodia c’è un flauto traverso: lo suono a sette anni ed è un modo per distaccarmi dalla realtà, dal mondo, dalle tensioni scolastiche. Quasi ogni giorno cerco di studiare e suonare i pezzi che mi piacciono di più. Ho scelto il flauto per suonare in gruppo, nella banda: questo mi ha fatto conoscere nuove persone alle quali altrimenti non mi sarei avvicinata.” Immediata è stata la richiesta della classe dell’esecuzione di un brano e così in classe sono risuonate le note della “Sonata in do maggiore” di Bach (terzo tempo). In particolare, nel video qui sotto, dal min 4.54 al min 6.41 circa.

A commento riporto una frase di Heinrich Neuhaus: “Mentre suono Bach, mi sento in accordo con il mondo e lo benedico”.

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Gemme n° 56

La prima volta che ho visto questo filmato mi sono commossa perché mi ha colpito molto: contiene un messaggio forte, con temi anche pesanti e impegnativi, ma verso la fine c’è un messaggio molto bello.” Sono le parole di E. (classe seconda), che così ha continuato: “Penso che nella vita si soffra, capiti di essere derisi, però bisogna andare oltre, senza credere a quanto ci viene detto. Se siamo qui, c’è un motivo; coloro che dicono queste cattiverie hanno torto, perché noi abbiamo un valore. Mi piacciono molto il tono di voce e la scelta delle parole.”

Propongo una storiella raccolta da Bruno Ferrero: basta poco, veramente poco a far scoppiare chi ha raggiunto il limite. Basta poco, altrettanto poco, a farlo stare meglio. Perché sempre più persone fanno fatica a vedere i talenti che hanno dentro?
Dimmi, quanto pesa un fiocco di neve?”, chiese la cinciallegra alla colomba.
Meno di niente”, rispose la colomba.
La cinciallegra, allora, raccontò alla colomba una storia: “Riposavo sul ramo di un pino quando cominciò a nevicare. Non una bufera, no, una di quelle nevicate lievi lievi, come un sogno. Siccome non avevo niente di meglio da fare, cominciai a contare i fiocchi che cadevano sul mio ramo. Ne caddero 3.751.952. Quando, piano piano, lentamente sfarfallò giù il 3.751.953esimo – meno di niente, come hai detto tu – il ramo si ruppe…”
Detto questo la cinciallegra volò via.”