Gemme n° 62


La gemma di K. (classe terza) è la storia del suo rapporto col padre: “Non è mai stato un rapporto facile, fin da piccola; in seguito si è ancora di più complicato. A un certo punto mi sono trovata davanti a una scelta: o mi dimenticavo di lui o dovevo perdonarlo. Ho scelto quest’ultima strada che ho fatto. Ho scritto la nostra storia su questo foglio che le chiedo di leggere: non arriverei fino in fondo.”
E’ stata forte l’emozione in classe. Così si conclude lo scritto di K.: “Credo che la mia esperienza come molte altre possa rappresentare un invito a scegliere con il cuore riconoscendo che il segreto è nel presente e se prestiamo attenzione al presente possiamo migliorarlo, e se miglioriamo il presente anche quello che accadrà dopo sarà migliore.”
C’è una canzone di Francesco Guccini che ho sempre trovato molto struggente e il cui testo è ricco di suggestioni e immagini. Certo non corrisponde alla lettera a quanto descritto da K., ma quelle ultime quattro parole sono tutte per lei:
«E un giorno ti svegli stupita e di colpo ti accorgi che non sono più quei fantastici giorni all’asilo di giochi, di amici e se ti guardi attorno non scorgi le cose consuete, ma un vago e indistinto profilo. E un giorno cammini per strada e ad un tratto comprendi che non sei la stessa che andava al mattino alla scuola, che il mondo là fuori t’aspetta e tu quasi ti arrendi, capendo che a battito a battito è l’età che s’invola. E tuo padre ti sembra più vecchio e ogni giorno si fa più lontano, non racconta più favole e ormai non ti prende per mano, sembra che non capisca i tuoi sogni sempre tesi fra realtà e sperare e sospesi fra voglie alternate di andare e restare. E un giorno ripensi alla casa e non è più la stessa in cui lento il tempo sciupavi quand’eri bambina, in cui ogni oggetto era un simbolo ed una promessa di cose incredibili e di caffellatte in cucina. E la stanza coi poster sul muro ed i dischi graffiati, persi in mezzo ai tuoi libri e a regali che neanche ricordi, sembra quasi il racconto di tanti momenti passati come il piano studiato e lasciato anni fa su due accordi. E tuo padre ti sembra annoiato e ogni volta si fa più distratto, non inventa più giochi e con te sta perdendo il contatto. E tua madre lontana e presente sui tuoi sogni ha da fare e da dire, ma può darsi non riesca a sapere che sogni gestire, che sogni gestire.
Poi un giorno in un libro o in un bar si farà tutto chiaro, capirai che altra gente si è fatta le stesse domande, che non c’è solo il dolce ad attenderti, ma molto d’amaro e non è senza un prezzo salato diventare grande. I tuoi dischi, i tuoi poster saranno per sempre scordati, lascerai sorridendo svanire i tuoi miti felici come oggetti di bimba, lontani ed impolverati, troverai nuove strade, altri scopi ed avrai nuovi amici. Sentirai che tuo padre ti è uguale, lo vedrai un po’ folle un po’ saggio nello spendere sempre ugualmente paura e coraggio, la paura e il coraggio di vivere come un peso che ognuno ha portato, la paura e il coraggio di dire: “io ho sempre tentato”».

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...