Gemma n° 1997

“Ho portato questo libricino. Ne esiste anche una prima versione, scritta dalla terza media allo scorso anno. Mi piace scrivervi quel che mi passa per la testa o quel che mi succede; inoltre lascio sempre degli spazi vuoti perché mi piace commentare e scrivere, magari qualche anno dopo, come si è conclusa una cosa che pensavo di non poter risolvere. Entrambi li custodisco in una scatola dei ricordi insieme ad altri oggetti come biglietti del treno o dell’aereo o fotografie”.

Nel libro Cuori in torment@ ho trovato una frase che bene si abbina alla gemma di M. (classe terza). Scrive Gianfranco Iovino “L’uomo ha due grandidoti: la “parola” per dare suono ai pensieri, e la “scrittura” per darne loro un senso nel tempo.” Aggiungerei anche nello spazio, non solo nel tempo. Quando scrivo mi capita di rendermi conto di dare spazio a dei pensieri che se non avessi provato a scrivere, non avrebbero trovato neppure inizio. Voltaire scrive che La scrittura è la pittura della voce. Mi ci ritrovo molto.

Gemma n° 1996

“La mia gemma è un guanto: l’ho ritrovato da poco tempo, saranno un mese o due, e lo tengo appeso in camera sul termosifone. E’ un bel ricordo perché lo usavo quando ero piccolo, quando giocavo a calcio. Per tanti anni mio padre non mi ha voluto prendere dei guanti per quando faceva freddo quando mi allenavo, poi un giorno mi ha fatto questo regalo. Io ho sempre perso tutti i guanti che avevo e recentemente ne avevo prese due paia, proprio per non restare senza. Poi ho ritrovato questo, l’unico superstite del paio. Mi ricorda anche un periodo di innocenza, di inconsapevolezza, di dare per scontate tante cose”.

La gemma proposta da C. (classe terza) mi ha fatto pensare al fatto che la ricchezza di molti degli oggetti a cui teniamo risieda nell’attesa che abbiamo vissuto prima di possederli. Il tempo fatto di desiderio, di auspici, di speranza, di sogni è spesso il tempo che permette ad un frutto di trasformarsi da acerbo a maturo. Profuma di buono.

Gemma n° 1995

“Ho portato una foto di Lignano della scorsa estate: da quando ero piccola ci vado ogni estate, quindi è sinonimo di niente preoccupazioni, compiti, studio. Insomma, un posto felice”.

A differenza di G. (classe prima), ho scoperto Lignano da grande, perché le mie estati d’infanzia sono legate a Grado e poi alla montagna. Ma le sensazioni sono le stesse, precise e identiche.

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