Gemma n° 1968

“Come gemma ho deciso di portare la canzone Life on Mars? di David Bowie: mia madre è una grandissima fan di David Bowie e fin da quando ero piccola abbiamo ascoltato le sue canzoni insieme. Dei bei ricordi sono legati a questa canzone. Anche il testo mi piace”.

Mi sento di commentare la gemma di E. (classe seconda) con una delle mie canzoni preferite del duca bianco, Heroes. In questi giorni si sono spesso ricordati, a proposito della guerra russo-ucraina, la cortina di ferro e il muro di Berlino. Ecco quindi le parole della canzone “Io, io riesco a ricordare (mi ricordo) in piedi accanto al Muro (accanto al Muro) e i fucili sparavano sopra le nostre teste (sopra le nostre teste). E ci baciammo, come se niente potesse accadere (niente potesse accadere) e la vergogna era dall’altra parte. Oh possiamo batterli, ancora e per sempre, allora potremmo essere Eroi, anche solo per un giorno”.

Gemma n° 1965

“Ho scelto di portare il trailer del film Interstellar: l’ho visto al cinema con i miei in un periodo non buono per me. Mi hanno colpito alcune frasi che ci sono nel trailer e anche tante scene. Devo dire anche che, avendolo rivisto recentemente, sono riuscita a comprendere molte più cose della prima volta”.

Ho trovato Interstellar un film molto ricco di suggestioni e una fonte abbondante di riflessione. Per commentare la gemma di G. (classe seconda) lascio qui delle citazioni (solo alcune, ce ne sarebbero tante!).

TARS : La terza legge di Newton. L’unico modo che gli umani hanno trovato per andare avanti è lasciarsi qualcosa alle spalle.

Cooper : Un tempo per la meraviglia alzavamo al cielo lo sguardo sentendoci parte del firmamento, ora invece lo abbassiamo preoccupati di far parte del mare di fango.

Murph: Perché tu e la mamma mi avete chiamata come una cosa brutta?
Cooper: No, non è vero.
Murph: La legge di Murphy.
Cooper: La legge di Murphy non significa che succederà una cosa brutta, ma che tutto quello che può accadere accadrà. E a noi questo non dispiaceva per niente.

Romilly: Se solo potessimo vedere all’interno della stella collassata. La singolarità. Allora capiremmo la gravità.
Cooper: Non c’è nessun dato da captare?
Romilly: Niente supera quell’orizzonte. Neanche la luce. La risposta è lì ma non c’è modo di vederla.

Professor Brand : Non ho paura della morte. Sono un vecchio fisico. Ho paura del tempo.

Dr. Mann : Lei ha dei legami, ma anche senza una famiglia le posso assicurare che il desiderio di stare con altre persone è potente. Quell’emozione è alla base di quello che ci rende umani. Non è da sottovalutare.

Dr. Mann : Lei sa perché non potevamo mandare delle macchine nelle nostre missioni, vero Cooper? Una macchina non improvvisa bene. Perché non si può programmare la paura della morte. Il nostro istinto di sopravvivenza è la nostra più grande fonte di ispirazione. Prendiamo lei come esempio: un padre con un istinto di sopravvivenza che si estende ai propri figli. Per la ricerca sa quale sarà l’ultima cosa che lei vedrà prima di morire? I suoi figli. I loro volti. In punto di morte la sua mente spingerà ancora un po’ di più per sopravvivere. Per loro, Cooper.

Gemma n° 1964

“Uso l’oggetto che ho portato come segnalibro. E’ una cordicella trovata da mio nonno su un albero il giorno in cui mia madre ha saputo di essere incinta di me: lui ha pensato che fosse un segno del destino, un po’ perché io sono la sua prima nipote femmina e un po’ perché lui aveva la mentalità di un bambino e credeva in queste cose. La mamma ha deciso di regalarmelo per i miei 15 anni: infatti per l’ultimo compleanno ho ricevuto una busta con dentro questo, una foto insieme al nonno e un biglietto che non ho portato perché ci sono scritte delle cose troppo personali. E’ l’unica cosa materiale che mi rimane di lui: non c’è più da quasi dieci anni, ho pochissimi ricordi, in particolare quando l’ho visto nella bara o nel letto d’ospedale e quando se n’è andato perché in quel momento mi teneva in braccio e gli stavo dando il gelato. Nel biglietto c’è scritto che mi vorrà sempre bene, che gli mancherò; mi dispiace non avergli detto che anche io gli volevo bene”.

Sabato notte ho terminato il libro di Gemma Calabresi Milite, la moglie di Luigi Calabresi, ucciso nel 1972 e mi sono annotato questa frase: “Viviamo non sapendo mai quando sarà l’ultima volta di qualcosa, gli addii si consumano nell’inconsapevole indifferenza, nei giorni uguali ai giorni”. Mi risuonano in mente subito dopo la gemma di M. (classe seconda). Mi consola pensare che il filo del dialogo non si spezzi (un po’ come quella cordicella), che il rapporto con chi non c’è più continui, e che quindi lo spazio del rimpianto si trasformi in luogo di consolazione e di ricordi cari e in luce di speranza. Il titolo del libro è poi emblematico: La crepa e la luce.

Gemma n° 1960

“Ho portato questo portafoglio: me l’ha regalato mio nonno per il mio compleanno e visto che pochi giorni dopo è morto, lo uso per ricordarmi di lui”.

Che belli i regali dei nonni. Uno di quelli che mi porto nel cuore (solo lì, perché non so dove sia finito)  è una forca in legno che il nonno mi aveva fatto per aiutarlo nei campi, visto che passavo varie giornate delle vacanze in campagna da lui. Grazie a L. (classe prima) per aver riportato alla luce questo ricordo.

Gemma n° 1959

“Questa è una foto di circa 10 anni fa scattata in Croazia, l’ultima vacanza fatta insieme ai miei perché poi o per lavoro o per qualche problema di salute non ce ne sono più state. Ancora adesso ricordo di quella vacanza tutti i giorni, tutti i posti visitati e le persone incontrate. Ora vado in vacanza o da solo o con gli amici e sto male per i miei genitori che lavorano tutto l’anno e quelle poche volte che sono a casa non ci vanno. Quest’anno è il loro trentesimo anniversario di matrimonio e mi piacerebbe regalare loro un viaggio.”

Nel film La sedicesima luna il protagonista Ethan Wate afferma: “Sacrificio per molti vuol dire perdita, in un mondo che dice che possiamo avere tutto… ma io credo che il vero sacrificio sia una vittoria, perché richiede una nostra libera scelta per rinunciare a qualcosa o a qualcuno che si ama, per qualcosa o qualcuno che si ama più di se stessi. Non voglio mentirvi, è un rischio. Il sacrificio non allevierà il dolore della perdita ma vincerà la battaglia contro il rancore, il rancore che oscura la luce su tutto ciò che ha davvero valore nella nostra vita.” Sono parole che dedico ai genitori di G. (classe quarta) e anche a G. per il desiderio che ha espresso alla fine.

Gemma n° 1957

“Ho pensato tanto a cosa portare come gemma perché ci sono tante cose che si possono portare, però più che portare qualcosa di materiale ho pensato a cosa è più importante per me in questo momento ed è la compagnia. Ho quindi deciso di portare tutte le persone a cui voglio bene: tutti i miei amici, la mia famiglia. E’ una gemma molto semplice ma penso che la compagnia sia qualcosa che ti aiuta e a me ha aiutato tanto, soprattutto l’anno scorso. Dalla passata estate in poi ho visto proprio un cambiamento perché ho conosciuto tante nuove persone; la cosa bella è che oltre a conoscerle è sapere di averle vicino. Non mi sento più sola e ringrazio tutte le persone che mi sono vicine ogni giorno”.

Mentre M. (classe quarta) presentava la sua gemma ho immediatamente deciso che le avrei dato una colonna sonora: una vecchia canzone di Lucio Battisti, interpretata poi da Vasco Rossi. Titolo? La compagnia.
Mi sono alzato, mi son vestito e sono uscito solo solo per la strada
Ho camminato a lungo senza meta finché ho sentito cantare in un bar
Canzoni e fumo ed allegria, io ti ringrazio sconosciuta compagnia
Non so nemmeno chi è stato a darmi un fiore
Ma so che sento più caldo il mio cuor
So che sento più caldo il mio cuor
Felicità, ti ho perso ieri ed oggi ti ritrovo già
Tristezza va, una canzone il tuo posto prenderà
Abbiam bevuto e poi ballato, è mai possibile che ti abbia già scordato?
Eppure ieri morivo di dolore ed oggi canta di nuovo il mio cuor
Felicità ti ho perso ieri ed oggi ti ritrovo già
Tristezza va, una canzone il tuo posto prenderà

Gemma n° 1953

“Ho deciso di portare un posto, che io e mia sorella chiamiamo ‘la roccia’: è un luogo che ho scoperto da un anno, più o meno, e mi fa stare proprio bene quando ho bisogno di andare via da casa un attimo e pensare, oppure parlare e consultarmi con mia sorella. Prendiamo e andiamo lì e stiamo lì quanto ci serve, un’oretta o due. Ci piace andare sempre quando è buio, è come essere in un altro mondo, è una cosa a parte, ci siamo solo noi e ci fa stare bene. Qui mi sento a casa, ci vado quando ho bisogno di andare via da tutto e lo condivido solo con mia sorella. Non c’è un appuntamento fisso, quando abbiamo bisogno ci andiamo, quando vogliamo parlare di cose di cui a casa non parli andiamo lì; certo, potremmo parlarci anche a casa, ma è più magico parlarne lì”.

Cesare Pavese scrive: “Pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo che appartengono così a qualcuno, che qualcuno ha nel sangue e nessun altro li sa” (La bella estate, 1949). Penso sia questo uno degli aspetti affascinanti messi in rilievo dalla gemma di C. (classe seconda): luoghi che ad alcuni dicono nulla, ad altri tutto.

Gemma n° 1952

“Inizialmente avrei dovuto portare un’altra cosa, poi in questi giorni ho deciso di cambiare. Mercoledì scorso io e la mia famiglia ci siamo svegliati con una notizia che mai avremmo pensato di ricevere. Mia cugina doveva essere operata al cuore, ma l’intervento era andato male perciò avrebbero dovuto trapiantargli un altro cuore e se non lo trovavano entro 5 giorni le avrebbero staccato le macchine. Alla fine ce l’ha fatta. Quei giorni di attesa sono stati struggenti e non passavano più, volevamo solo che finissero. Credo in quei giorni di avere realmente capito quanto il tempo sia importante, e che non vada sprecato. Penso che una persona riesca a capire il valore della vita solo provando certi dolori. Tante volte, anche se non sembra, diamo per scontate tante cose, è difficile pensare che una persona un giorno c’è e il giorno dopo potrebbe non esserci più. Spesso ci perdiamo in cose che non hanno un senso quando in realtà i veri problemi sono altri. Quello che voglio dire è che è inutile sprecare il tempo dietro a  sciocchezze e dovremmo vivere con più felicità, spesso prendendo esempio dai bambini che riescono ad essere felici con le piccole cose. Per questo ho deciso di portare un disegno fatto dal figlio di mia cugina qualche giorno fa; mentre disegnava continuava a chiedere di sua mamma non sapendo che non la potrà vedere per un po’, ed è comunque riuscito ad essere felice in quel momento semplicemente disegnando. In più vorrei aggiungere che non riesco a capire perché alcune persone preferiscono investire su una guerra, come nell’attuale caso, che potrebbe essere evitata, invece di trovare cure per le malattie, stanno distruggendo intere famiglie, ma soprattutto il futuro dei bambini e dei ragazzi.”

Mi soffermo sull’attenzione che S. (classe terza) ha posto sul disegno del figlio di sua cugina e sul collegamento che ha fatto alla fine della sua gemma con l’attuale situazione. Anni fa mi è stato regalato un volume fotografico sull’attività nel mondo di Emergency: fotografie, numeri, frasi. Sfogliandolo in questi giorni ne ho sottolineate tante, ne riporto una dello storico greco Erodoto: “Nessuno è tanto privo di senno da preferire la guerra alla pace: ché in questa i figli seppelliscono i genitori, in quella i genitori i figli”. Lo stesso avviene quando si considera la vita in generale: ce ne dovremmo andare “in ordine cronologico”, soltanto una volta raggiunta una certa età… ma sappiamo bene che così non è.

Gemma n° 1951

“Ho portato questa collana che mi è stata regalata due anni fa da mio padre. Non lo vedo tanto spesso, durante le vacanze di Natale o in estate. Da quando l’ho indossata penso che le cose siano migliorate: la porto sempre con me quando ho qualcosa di importante da fare, oppure la indosso e mi fa sentire bene. Una volta l’avevo persa e ci sono stata molto male, poi l’abbiamo ritrovata e da quel giorno la tengo sempre accanto a me. E’ un portafortuna, anche molto di più”.

Trovare ispirazione per commentare la gemma di M. (classe prima) mi ha portato ad una canzone di Enrico Ruggeri dal titolo Oggetti smarriti, solo che vi si parla più che altro di oggetti dimenticati e credo che siano due cose diverse. Un oggetto smarrito in quanto dimenticato non mi fa problema, l’ho dimenticato, non è più presente nella mia mente. Ma l’oggetto smarrito e cercato diventa un’ossessione, è tutto il contrario dell’essere dimenticato, è talmente presente nella mente che rischio di vederlo dappertutto. Si tratta di quell’oggetto che, anche nel caso in cui non venga ritrovato, è talmente importante da non poter essere cancellato dalla memoria.

Gemma n° 1950

“La mia gemma sarebbe una foto di mia nonna, l’unica cosa di lei che ho ancora. E’ mancata 3-4 anni fa, era una delle persone più vicine a me e anche una delle migliori persone, gentile con tutti, onesta”.

La presenza, la gentilezza, l’onestà: auguro a F. (classe prima) di incarnare i valori che ha riconosciuto alla nonna. L’averli nominati è un gran bel segno.

Gemma n° 1948

“La mia gemma è un braccialetto; il suo valore non è estetico, non è niente di che, ma me l’ha dato mia zia prima di essere ricoverata in ospedale. Non sapeva come sarebbero andate le cose e voleva che lo tenessi io”.

La gemma di E. (classe terza) è la sempre bella dimostrazione che il valore delle cose non risiede nelle cose stesse, ma nel significato che vi è contenuto, nelle relazioni che vi sono sottese.

Gemma n° 1946

“Ho deciso di portare il video preferito di tutta la mia galleria, è quello del mio diciottesimo compleanno. E’ stata una giornata molto bella per me e per le mie amiche: ci siamo preparate tantissimo prima ed è stato un momento molto emozionante. Lì c’erano tutte le persone più importanti per me: i miei amici, la mia famiglia, il mio fidanzato. Ogni volta che lo riguardo mi ricordo del bel momento passato insieme e anche la canzone in sottofondo è molto significativa.”

Stephen Littleworld ha scritto una cosa che commenta bene la gemma di C. (classe quinta): “Il compleanno è solo un giorno in più di tutti i giorni che verranno, ma diventa un ricordo speciale se trascorso con chi si ama. Ciò che rende speciale un compleanno non è la data in sé, ma l’amore che si è seminato negli anni, raccolto attraverso le attenzioni e sorrisi di chi ci sta accanto.”

Gemma n° 1942

“Ho portato questa collana che rappresenta la bandiera dell’Albania, l’aquila a due teste perché sono nata in Italia ma ho origini albanesi e mi sento più albanese che italiana. Come la maggior parte delle persone che hanno origini diverse da quelle italiane, c’è sempre stato qualcuno che scherzava o prendeva in giro per queste origini, ma non mi sono mai vergognata per questo motivo, anzi. Quando vado in Albania, quasi ogni estate, mi sento proprio bene, spensierata e allegra, anche perché là ci sono tutti i nonni e due delle mie zie: là ci ritroviamo con la maggior parte dei miei cugini e ogni anno impariamo a conoscerci meglio, ad apprezzare i cibi, le abitudini, le tradizioni. Anche la lingua, sin da piccola, sono sempre stata io a volerla imparare: sentivo i miei genitori parlarla ed ero molto curiosa di capire e conoscere. Questo è come il mio portafortuna”.

Sento le parole di G. (classe seconda) e provo a interiorizzarle. Quello che sento è qualcosa che mi lega ad una terra, all’infanzia, alle esperienze vissute, alle lingue parlate, alle tradizioni che hanno segnato la mia vita e che mi fanno pensare al Friuli e all’Italia. Prima al Friuli, poi all’Italia. Prima o poi troverò il tempo di analizzare tutto questo.

Gemma n° 1940

“La mia gemma sono due cose strettamente legate tra loro. La prima è un foglietto con due cuoricini che sono stati fatti dai miei nonni e che tengo sempre con me: credo che quando sarò maggiorenne farò un tatuaggio così. La seconda è un brano di musica classica di Chopin, il preferito dei miei nonni. La prima volta che l’ho sentito è piaciuto subito anche a me, pur essendoci tanti bei brani di classica. Ogni volta mi trasmette molta leggerezza e mio padre, che sa suonare bene, me lo suona sempre e mi piacerebbe diventare brava e impararlo.”

Il legame con le radici (i nonni), la relazione col presente (il papà che suona al piano lo studio Op. 10 No. 3 di Chopin), la proiezione sul futuro (il tatuaggio, la voglia di imparare il brano). C’è tutta una vita in questa gemma di G. (classe prima). E pensare che proprio Chopin ha detto “Bach è un astronomo che ha scoperto le stelle più belle. Beethoven si misura con l’universo. Io cerco solo di esprimere il cuore e l’anima dell’uomo.”

Gemma n° 1933

“Ho portato delle foto con mio fratello di quando eravamo piccoli ed eravamo molto legati. Col passare del tempo ci siamo allontanati e, anche se il rapporto è cambiato, lui per me è molto importante, soprattutto nei momenti di difficoltà in cui mi mostra la sua vicinanza”.

Le parole con cui S. (classe prima) ha concluso la sua gemma sono quelle che descrivono una relazione importante: esserci nei momenti di difficoltà è ciò che differenzia un rapporto superficiale da uno profondo.

Gemma n° 1930

“Ho portato questo sasso: mia cugina ci ha dipinto una coccinella e me l’ha regalato come portafortuna. E’ importante perché mi ricorda lei e ci vediamo una o due volte all’anno: mi fa pensare a tutti i momenti passati assieme come la scorsa estate”.

Ci sono oggetti, nelle nostre case e nei nostri cassetti, dei quali possiamo parlare e raccontare tanto, come quello che ha portato L. (classe prima). Mi chiedo, talvolta, cosa racconterebbero loro di noi.

Gemma n° 1929

“Ho deciso di portare il ricordo dei miei nonni: loro sono morti un paio di anni fa a distanza di un anno l’uno dall’altra. Ho sempre cercato di negare la loro morte, anzi più che negare cercavo di non pensarci in modo da non rendere vera la loro assenza. Però a fine gennaio c’è stato il compleanno di mia nonna e due settimane fa quello del nonno e ho pensato a loro. Ho capito che quando penso a loro non voglio pensare al fatto che non ci sono più: la gemma vuol significare che il loro ricordo è una cosa preziosa che voglio conservare, e che è rimasto sempre presente con me. Penso a loro non come a due persone che non ci sono più nella mia vita ma che ci resteranno sempre; pensare a loro voglio che mi porti felicità e non tristezza. E’ una cosa che ho realizzato da poco il fatto che il loro ricordo sia una cosa preziosa che ho sempre avuto dentro di me”.

La gemma di M. (classe quarta) mi ha fatto pensare ad un testo di Khalil Gibran dal libro Il profeta:
“Allora una donna disse: Parlaci della Gioia e del Dolore.
Ed egli rispose:
La vostra gioia è il vostro dolore senza la maschera.
E il pozzo da cui scaturisce il vostro riso fu spesso pieno delle vostre lacrime.
E come potrebbe essere diversamente?
Quanto più penetra e scava il dolore dentro di voi, tanta più gioia potrete contenere.
La coppa che contiene il vostro vino non è la stessa coppa che fu bruciata nel forno del vasaio?
E non è il liuto che accarezza il vostro animo il legno stesso scavato dai vostri coltelli?
Quando siete gioiosi, guardate a fondo nel vostro cuore e vedrete che solo quello che vi ha dato dolore vi dà ora gioia.
Quando siete dolenti, guardate ancora nel vostro cuore, e vedrete che state in realtà piangendo per quello che vi ha dato diletto.
Alcuni di voi dicono: “La gioia è più grande del dolore”, e altri dicono: “No, il dolore è più grande”.
Ma io vi dico che essi sono inseparabili. Essi giungono insieme, e quando l’uno siede con voi alla vostra mensa, ricordate che l’altro dorme sul vostro letto.
In verità siete come bilance oscillanti tra il dolore e la gioia. Soltanto quando siete svuotati, siete fermi e bilanciati. Quando il tesoriere vi solleva per pesare l’oro e l’argento, necessariamente gioia o dolore dovranno alzarsi o ricadere”.

Gemma n° 1926

“Ho portato una lettera che ho scritto a Lorenzo Parelli, morto il 21 gennaio a causa di un incidente sul lavoro mentre faceva stage. Con lui ho fatto le elementari e le medie. Il giorno del funerale, a sera, quando sono tornata a casa ho scritto questa lettera.
Ciao Lore,
ci manchi già sai?
Oggi, 02/02/2022 ti abbiamo detto “arrivederci”. Appena sono arrivata e ho visto tutta quella folla di amici, parenti, conoscenti, il mio istinto è stato quello di cercarti; non so perché, ma ti ho cercato tra le persone e quando non ti ho trovato ho sentito un senso di vuoto che non so nemmeno spiegarti. È difficile da capire, ma fino ad oggi non avevo ancora realizzato che te ne saresti andato per sempre. Ad accompagnarti in chiesa c’era il rombo delle moto dei tuoi amici e  sono sicura che a guidarli c’eri tu, tanta la passione che avevi; una cosa te la devo dire: hai degli amici con la A maiuscola e mi rende felice sapere che eri circondato da persone buone e genuine come te. Hai lasciato vuoto un po’ il  cuore di tutti, tante persone che nemmeno conoscevi erano lì a salutarti per l’ultima volta, molti ragazzi hanno preso la tua storia come esempio protestando per la tua morte, per evitare che lassù vengano a farti compagnia altri giovani. Anche se io e te ci eravamo un po’ persi negli ultimi anni, ogni volta che ci incontravamo non mancavano mai le chiacchierate e le risate, sentirti tornare a casa con la moto ed esclamare “aje pariell!!” sorridendo.
Ecco sono queste le cose che mi mancheranno, le particolarità che ti caratterizzavano, le tue abitudini che erano un po’ le abitudini di tutti, le domeniche a sgasare con la moto insieme ai tuoi amici in quel di gonny. Hai unito tutti quanti oggi pomeriggio, stringendoci in un abbraccio ed un pianto di dolore puro, ma non serviva che ci facessi questo scherzo perché succedesse eh!!
Ho abbracciato la tua mamma quando ti abbiamo salutato in cimitero, mi ha riconosciuta e mi ha stretta a sé; l’ho stretta con tutta la forza che avevo, ma la debolezza dettata dal dolore ha prevalso.
I suoi occhi erano spenti, bui, persi perché quella luce te la sei portata lassù proprio tu. Nonostante volessimo consolarla, era lei a fare forza a noi, assicurandoci che tu ci avresti osservato da lassù e dicendoci che eri felice, di questo ne era sicura e proprio mentre lo diceva le si sono illuminati gli occhi per un istante, istante che non dimenticherò mai.
Tanti giornalisti hanno scritto molto su di te in questa settimana, ma nessuno di loro ti conosceva davvero; il tuo obiettivo era essere felice, finire scuola, cominciare a lavorare, divertirti e realizzare i tuoi sogni più grandi e questo non te lo potrà ridare indietro nessuno.
Come ha detto la tua famiglia durante l’omelia: “Lore, tu che ci guidavi verso sentieri sperduti, guidaci ora nel buio che ci hai lasciato affinché non ci perdiamo nel dolore della tua perdita”, anch’io ti chiedo di proteggerci da lassù e stampare un sorriso su di noi ogni volta che ti ricorderemo, proprio come stai facendo adesso mentre ti scrivo questa lettera.
Ti voglio bene, G.
La foto riporta due emoji perché la famiglia ha consegnato a noi ragazzi un foglietto dove c’era scritto che Lorenzo si manifesterà secondo loro attraverso un fiore o una foglia.”

Queste le parole di G. (classe quinta). Penso che non ci sia un dolore più grande di quello di sopravvivere ad un figlio, in particolare quando ciò avviene in giovane età. Credo che sia fuori dalla comprensione umana, fuori dalle logiche, dai pensieri, dalle aspettative. E’ una vita che si spezza e che spezza con sé altre vite, perché nulla può essere più come prima. E’ un punto di rottura e penso che ci voglia molto tempo prima di raggiungere, se mai sia possibile farlo, un nuovo punto di equilibrio. Nuovo, perché quello di prima non si può ricreare.

Gemma n° 1923

“Ho deciso di portare questa canzone perché quando ero piccola mia mamma lavorava e rimanevo coi miei famigliari o andavo all’asilo. Le maestre me la facevano sentire ogni volta che piangevo, mi faceva stare bene, essere felice e smettevo di piangere.”

Mi aspettavo Whisky il ragnetto o Il coccodrillo come fa, non Baby one more time di Britney Spears! A parte la sorpresa iniziale della gemma di S. (classe terza), penso sia un bell’esercizio quello di concentrarci su quali siano le cose/persone in grado di calmarci quando perdiamo la pazienza o di tirarci su il morale quando siamo tristi. Tra l’altro io sono una di quelle persone che quando sono giù hanno bisogno di stare un po’ lì, sul fondo, prima di tornare su: se qualcuno cerca di sollevarmi prima che io sia pronto, mi infastidisco pure!

Gemma n° 1920

“Ho portato delle pagine di giornali degli anni in cui mio papà giocava a calcio. La mia prima idea di gemma era un’altra però non la trovavo più; poi un giorno mi sono messa a sfolgiare con il nonno delle foto che aveva in casa e mi ha suggerito di portare questa come gemma. Mio papà è una figura molto importante nella mia vita ed è stato lui a trasmettermi la passione per il calcio. Lui ha giocato in tante squadre, anche nella primavera dell’Udinese che ora è la mia squadra del cuore”.

Sono stato appassionato di calcio. Ora guardo qualche partita ogni tanto, ma ci sono stati gli anni degli abbonamenti in curva Nord, delle partite passate tutte in piedi a saltare, cantare, gridare (fine anni ‘90 – inizio anni ‘00). Non è stata una passione trasmessami da qualcuno come invece è successo a C. (classe seconda). Forse è per questo che nel tempo si è affievolita, mancava di radici.