Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Etica, Filosofia e teologia

Signora autorità

Dopo il video che da due giorni gira in rete si ha un po’ di paura a rivolgersi a qualcuno senza accompagnare a “signore” o “signora” un corrispondente titolo (che sia prefetto, dottore, ingegnere, professore, capocantiere o giudice poco importa). Il mio pensiero è andato a queste parole del biblista Silvano Fausti che ho letto pochi giorni fa su Popoli.

prefetto_sgrida_prete.jpeg“Nessuna buona azione resta impunita. Pietro, con Giovanni, ha guarito l’uomo nel nome di Gesù ed evangelizza il popolo. Ma i due, come il loro Maestro finito in croce due mesi prima, non sono autorizzati a insegnare. Così le supreme autorità religiose li mettono in carcere, facendoli testimoni della pietra scartata dai costruttori e diventata pietra angolare. Proprio in faccia a loro annunciano che quel Gesù, da loro crocifisso, è il Salvatore degli uomini. Nel frattempo, solo a Gerusalemme, i discepoli sono già 5mila. L’autorità legittima è irritata dalla franchezza e sfacciataggine con cui parlano i due apostoli. Questi illetterati popolani pretendono di insegnare ai grandi che dettano legge! Unica loro autorizzazione è la realtà, che dà loro ragione. I potenti vogliono negare il miracolo avvenuto, ma non possono: lo storpio guarito sta lì, attaccato ai due, quasi corpo di reato. Inoltre il fatto è noto in Gerusalemme. Importante che non si divulghi o si ripeta! Per questo vietano loro di parlare di Gesù. Se Pietro avesse obbedito all’autorità religiosa costituita e non alla coscienza, il cristianesimo non sarebbe mai nato.

A divieto aperto, sfida aperta: non è «giusto davanti a Dio obbedire a voi più che a Dio»: «Noi non possiamo tacere ciò che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,19s). Appena liberati, trasgrediscono l’ordine di tacere e parlano subito con libertà. Di nuovo Pietro è arrestato, e con lui tutti gli apostoli. Al Sommo sacerdote che ordinerà nuovamente di tacere, ribatterà: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini» (At 5,29). La supremazia della coscienza e dell’evidenza su ogni autorità è, per ogni uomo, principio di libertà e responsabilità. «Libertà vo cercando, ch’è sì cara». Guardando i profeti, antichi e moderni, è merce rara nelle sacrestie del potere. In un mondo di schiavi, dove solo i padroni sono liberi, Paolo fa della libertà il centro del Vangelo: «Cristo ci ha liberati per la libertà!». Se cerchiamo salvezza dalle nostre leggi, siamo «decaduti dalla grazia». «Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà», perché unica legge è: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». Chi turba questa libertà imponendo circoncisioni o altro, «che se lo tagli tutto!» (Gal 5,1.4.13.14.12). Le religioni esigono libertà per se stesse; ma di rado la danno agli altri!

«Se dimorate nella mia parola, sarete veramente miei discepoli e conoscerete la verità; e la verità vi farà liberi» (Gv 8,31s). Libero è il figlio: in contrapposizione allo schiavo, è colui che è amato e sa amare. La nostra libertà viene da Colui che ci ha amato e ha dato se stesso per noi. Siamo bisogno di tale amore incondizionato. Se non lo troviamo, siamo schiavi di chi ce ne promette briciole, che stuzzicano la fame invece di saziarla. Libertà significa intelligenza libera da errori e volontà libera da vizi. Chi ama il potere è schiavo dei suoi deliri e delle sue paure. Calpesta amore e verità, violentando la realtà per mantenerla sotto il suo controllo. È quanto fa ogni autorità, lontana dall’umiltà e dal servizio. C’è purtroppo chi, con spirito da «Grande Inquisitore», considera la libertà come un pericolo. Ma questo è antievangelico. Infatti la libertà è il frutto più bello del cristianesimo: ci rende figli uguali al Padre. L’epoca della libertà compiuta non è minaccia, ma opportunità di vivere meglio la nostra fede: ci consegna la responsabilità di discernere ciò che più giova ad amare e servire i fratelli. Quante prescrizioni e affettata religiosità sono paravento di perversità (cfr Col 2,20ss)! Perché impedire «la legge di libertà» (Gc 2,12), che ci fa appartenere gli uni gli altri nel reciproco amore? Che Dio ci apra gli occhi per vedere come lui, anche oggi, opera nella storia con ciò che noi contrastiamo.”

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A scuola di logica dalle monache tibetane

Prendo da un articolo di Ilaria Linetti pubblicato a fine febbraio 2012 qui.

IMG_2200.jpgDolma Ling è un convento di suore tibetane che si trova poco lontano dalla cittadina dove risiede il Dalai Lama. «La logica è il fondamento della nostra scuola»: questa è una delle spiegazioni che dà Dolma Tsering, la coordinatrice del convento. Per le straniere uno dei requisiti è imparare la lingua. Tutte le ragazze studiano logica: le basi si imparano nei primi due tre anni, mentre corsi di inglese e informatica permettono di approfondire conoscenze che serviranno anche nel mondo esterno. Gli studi di solito durano fino a 15 anni. Il centro di Dharamsala, costruito dalle stesse monache, ha seguito criteri di sostenibilità: il bagno del centro è riscaldato con energia solare e l’acqua usata nelle docce è riciclata per annaffiare le piante. I pasti, vegetariani, sono preparati dalle suore che realizzano anche il tofu: realizzare cibi freschi permette anche di evitare gli imballaggi, ma la plastica viene comunque raccolta e fornita al governo per realizzare il manto stradale. I rifiuti organici vengono utilizzati come mangime per le mucche oppure mescolati agli escrementi dei bovini e usati come fertilizzante. Le suore realizzano anche prodotti vari, dalla carta ottenuta mescolandola con petali e avanzi di stoffa per renderla più bella a bambole, borse, mandala e sculture che, vendute, permettono di finanziare la scuola. Ci sono, oltre ai dormitori e alle stanze comuni, anche una foresteria, un tempio, un cortile per i dibattiti e una biblioteca con testi in tibetano.

Al risveglio, prima dell’alba, le suore cominciano con lo studio dei testi religiosi, poi pregano per la lunga vita del Dalai Lama. La colazione prevede solo tè accompagnato da pane. I bambini seguono le lezioni per tutta la mattina, comprese grammatica, poesia e calligrafia tibetana. Le ragazze più grandi possono scegliere una compagna con cui praticare il dibattito: viene scelto un soggetto, una studentessa, seduta, deve rispondere in modo veloce e preciso. La sua “avversaria” decide se la risposta è soddisfacente: in caso positivo passa alla domanda successiva, altrimenti apre e chiude le braccia rapidamente, imitando il movimento delle mandibole di un coccodrillo. Sono gli insegnanti a dover dirimere eventuali controversie.

Le monache assomigliano ai loro colleghi maschi: stessi vestiti porpora e arancione, stessi capelli rasati e soprattutto stesso metodo di studio. La fede, per i buddhisti, non è tutto: le rivelazioni dell’illuminato si capiscono solo se si applica proprio la logica. Si studiano a memoria molti brani, imparandoli in modo ritmico, ma dopo averli recitati è importante valutarli con il ragionamento. «Aiuta ad approfondire la conoscenza dei testi» spiega la responsabile. Finora, però, i grandi pensatori buddhisti sono stati uomini anche perché, spiega la direzione, le suore non sono state istruite in maniera adeguata. È stato in particolare l’attuale Dalai Lama a spingere perché questa situazione cambiasse. Esiste addirittura un evento lungo un mese, chiamato Jang Gonchoe, un dibattito che schiera gli studenti migliori di diverse scuole nello stesso luogo. Una volta era riservato agli uomini ma dal 1995 il governo in esilio lo organizza annualmente anche per le monache.

Pubblicato in: Etica, Scienze e tecnologia

Cellulare d’India

A proposito di globalizzazione fondo in un unico post due articoli presi da DevelopingReport che si occupa dei paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica).

Nelle rappresentazioni fotografiche dell’India da qualche anno è apparso un nuovo 4-Mobile-invaders.jpegprotagonista: il cellulare. E’ molto difficile infatti girare per le strade indiane e non accorgersi di quanto il telefonino si sia radicato nella quotidianità di più di un miliardo di persone. A possederlo non è solo la nuova classe media ma anche i più poveri, in una nazione dove il 40 per cento della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. Secondo i dati ufficiali le utenze nel Paese sono ormai più di 911 milioni e il mercato pare in continua espansione: nel mese di febbraio sono stati registrati oltre 7,4 milioni di nuovi utenti. Il boom delle utenze è avvenuto nel 2010 quando in media ogni mese venivano stipulati 19 milioni di nuovi contratti, una vera rivoluzione.

I numeri di cellulare in India potrebbero “finire” entro metà del prossimo anno. E’ quanto ha reso noto Rajan Mathews, direttore generale di Cellular Operators Association of India spiegando che gli utenti della telefonia mobile nel Paese presto raggiungeranno quota un miliardo. La soluzione che potrebbe essere adottata è aumentare di una cifra i futuri numeri telefonici assegnati, ma, secondo quanto sostenuto dal Times of India, il dipartimento delle Telecomunicazioni sarebbe ancora alla ricerca di soluzioni alternative. L’Autorità regolatrice delle telecomunicazioni ha diramato alcune direttive tra cui quella di riutilizzare i numeri degli utenti inattivi.

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Turchia d’Africa

NIZAMIYE-MOSQUE-After-SunSet-01s.jpg

La più grande moschea di tutto l’emisfero australe si trova in un paese in cui i musulmani rappresentano il 2% dell’intera popolazione. E tale costruzione è l’edificio religioso più grande di quel paese. Sto parlando del Sudafrica, della strada fra Pretoria e Johannesburg, dove da poco è stata inaugurata Nizamiye: quattro minareti di 55 metri, una cupola da 24 metri di diametro, tre anni di lavoro e annessi una scuola, un bazar, un centro sportivo e una clinica chiesta da Mandela. Si tratta di una replica della moschea del 16esimo secolo di Selimiye che si trova nella città turca di Edirne, protetta dall’Unesco; non è un caso che all’inaugurazione abbiano partecipato il ministro dell’economia turco Caglayan e diversi imprenditori turchi. La Turchia sta cercando proprio in Africa nuovi spazi di influenza e nuovi mercati. Il presidente sudafricano Jacob Zuma ha affermato che il tempio servirà a promuovere la tolleranza fra le diverse religioni.