In seconda stiamo facendo delle lezioni sull’importanza del senso critico. Ho trovato questo breve dialogo nel libro “Il lottatore di sumo che non diventava grosso” di Eric-Emmanuel Schmitt.
“Non pensi nella maniera giusta, Jun” sospirò un giorno Shomintsu.
“Primo perché pensi troppo, secondo perché non pensi abbastanza”.
“Non capisco. Sembrano l’uno il contrario dell’altro”.
“Pensi troppo perché tra te e il mondo frapponi il pensiero. Parli invece di osservare, proietti idee preconcette più che cogliere i fenomeni. Anzichè guardare la realtà come si presenta la vedi attraverso gli occhiali colorati che ti metti sul naso… Sei tu che impoverisci la tua percezione, perché vedi solo ciò che tu stesso ci metti: i tuoi pregiudizi”.
“D’accordo, penso troppo. Allora come puoi dire che non penso abbastanza?”.
“Non pensi abbastanza perché ripeti, rimugini e riproponi luoghi comuni, opinioni scontate che prendi per verità senza analizzarle. Come un pappagallo prigioniero di una gabbia di pregiudizi. Pensi troppo e pensi troppo poco, perché non pensi con la tua testa”.
Una breve notizia positiva presa da Asianews. E’ un bel segnale anche se non riesco a capire quante persone siano state coinvolte.
Faisalabad (AsiaNews) – Una marcia islamo-cristiana per chiedere la fine delle violenze contro le minoranze religiose, il rispetto dei diritti umani e la fine degli attacchi personali contro giornalisti, donne e lavoratori innocenti. È l’iniziativa promossa dalla società civile di Faisalabad (nel Punjab), all’insegna del motto “La non-violenza per una coesistenza pacifica”. Promotori della marcia le organizzazioni Peace and Human Development (Phd Foundation), guidato dal leader cristiano Suneel Malik, e la Association of Women for Awarness and Motivation (Awam), della leader cristiana Naseem Anthony. La manifestazione per le vie della città si è svolta il 2 ottobre scorso, in concomitanza con i festeggiamenti per la nascita del Mahatma Gandhi; proprio in quel giorno si celebra a livello internazionale la Giornata per la pace e la non-violenza, indetta per la prima volta nel 2007, secondo i principi ispiratori della politica del leader indiano assassinato da un estremista indù nel 1948. I dimostranti, cristiani e musulmani uniti, hanno condannato ogni forma di violenza, torture e discriminazioni perpetrate in nome della religione. Essi hanno anche condannato gli attacchi alla sensibilità dei fedeli, citando il caso del film anti-islamico “L’innocenza dei musulmani” che ha seminato morte e devastazioni in tutto il mondo.
Interpellato da AsiaNews il leader di Phd Foundation Suneel Malik sottolinea che “lo Stato deve promuovere pace e armonia” e per raggiungere l’obiettivo è necessario “un tavolo di negoziati” fra le varie fazioni. Naseem Anthony, di Awam, denuncia “gli omicidi dei giornalisti che cercano di raccontare la verità dietro i fatti” e sottolinea come la professione sia ormai considerata foriera “di morte” in Pakistan. Il politico musulmano Arif Ayaz lancia un appello al governo, perché “rispetti e promuova le diversità etniche, religiose, linguistiche e culturali” che compongono il Paese, per creare un vero “clima di armonia”. Nasreen Bukhari, sindacalista musulmano, spiega che “una cultura della non-violenza può essere resa possibile solo se ciascun individuo – parte dell’intera società – persegue l’obiettivo” della pace e dell’armonia sociale. Infine l’attivista Asghar Shaheen, di fede islamica e impegnato a difesa dei diritti dei lavoratori, secondo cui “lo Stato deve garantire il rispetto della legge” e al contempo “proteggere i diritti dei gruppi emarginati, come minoranze, operai, donne, bambini e disabili”.