A scuola di logica dalle monache tibetane


Prendo da un articolo di Ilaria Linetti pubblicato a fine febbraio 2012 qui.

IMG_2200.jpgDolma Ling è un convento di suore tibetane che si trova poco lontano dalla cittadina dove risiede il Dalai Lama. «La logica è il fondamento della nostra scuola»: questa è una delle spiegazioni che dà Dolma Tsering, la coordinatrice del convento. Per le straniere uno dei requisiti è imparare la lingua. Tutte le ragazze studiano logica: le basi si imparano nei primi due tre anni, mentre corsi di inglese e informatica permettono di approfondire conoscenze che serviranno anche nel mondo esterno. Gli studi di solito durano fino a 15 anni. Il centro di Dharamsala, costruito dalle stesse monache, ha seguito criteri di sostenibilità: il bagno del centro è riscaldato con energia solare e l’acqua usata nelle docce è riciclata per annaffiare le piante. I pasti, vegetariani, sono preparati dalle suore che realizzano anche il tofu: realizzare cibi freschi permette anche di evitare gli imballaggi, ma la plastica viene comunque raccolta e fornita al governo per realizzare il manto stradale. I rifiuti organici vengono utilizzati come mangime per le mucche oppure mescolati agli escrementi dei bovini e usati come fertilizzante. Le suore realizzano anche prodotti vari, dalla carta ottenuta mescolandola con petali e avanzi di stoffa per renderla più bella a bambole, borse, mandala e sculture che, vendute, permettono di finanziare la scuola. Ci sono, oltre ai dormitori e alle stanze comuni, anche una foresteria, un tempio, un cortile per i dibattiti e una biblioteca con testi in tibetano.

Al risveglio, prima dell’alba, le suore cominciano con lo studio dei testi religiosi, poi pregano per la lunga vita del Dalai Lama. La colazione prevede solo tè accompagnato da pane. I bambini seguono le lezioni per tutta la mattina, comprese grammatica, poesia e calligrafia tibetana. Le ragazze più grandi possono scegliere una compagna con cui praticare il dibattito: viene scelto un soggetto, una studentessa, seduta, deve rispondere in modo veloce e preciso. La sua “avversaria” decide se la risposta è soddisfacente: in caso positivo passa alla domanda successiva, altrimenti apre e chiude le braccia rapidamente, imitando il movimento delle mandibole di un coccodrillo. Sono gli insegnanti a dover dirimere eventuali controversie.

Le monache assomigliano ai loro colleghi maschi: stessi vestiti porpora e arancione, stessi capelli rasati e soprattutto stesso metodo di studio. La fede, per i buddhisti, non è tutto: le rivelazioni dell’illuminato si capiscono solo se si applica proprio la logica. Si studiano a memoria molti brani, imparandoli in modo ritmico, ma dopo averli recitati è importante valutarli con il ragionamento. «Aiuta ad approfondire la conoscenza dei testi» spiega la responsabile. Finora, però, i grandi pensatori buddhisti sono stati uomini anche perché, spiega la direzione, le suore non sono state istruite in maniera adeguata. È stato in particolare l’attuale Dalai Lama a spingere perché questa situazione cambiasse. Esiste addirittura un evento lungo un mese, chiamato Jang Gonchoe, un dibattito che schiera gli studenti migliori di diverse scuole nello stesso luogo. Una volta era riservato agli uomini ma dal 1995 il governo in esilio lo organizza annualmente anche per le monache.

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