Pubblicato in: Gemme, sport

Gemma n° 1773


“Inizialmente non sapevo proprio cosa portare come gemma, ma alla fine ho optato per la prima medaglia vinta nello sport che pratico ancora, ovvero l’atletica. Ho fatto per diversi anni nuoto, ma dopo un po’ mi ero accorta che non mi piaceva più e di conseguenza era diventato come una sorta di peso, così decisi di provare ad iniziare atletica; era il settembre 2016. All’inizio non fu affatto facile; speravo di ottenere dei buoni risultati sin da subito; ovviamente non fu così, c’era tanto che dovevo ancora imparare. Ad una delle ultime gare della prima stagione, i campionati regionali, quindi era più o meno ottobre del 2017, finalmente riuscii a vincere la mia prima medaglia. Ero davvero molto felice, tant’è che portai la medaglia al collo per l’intera giornata.
Ho deciso di portare questa medaglia come gemma perché questo sport mi ha davvero insegnato molte cose e continua ancora a farlo. Mi ha accompagnato nella mia crescita, mi ha messo di fronte a diversi ostacoli, mi ha fatto capire che alla fine se voglio ce la posso fare e che non sempre tutto può andare bene. In qualche modo mi ha sempre aiutata nei momenti meno belli. All’atletica devo molto, anche le persone a cui sono tanto legata.
Un giorno probabilmente questo mio percorso finirà, ma mi lascerà tantissimi ricordi (sia belli che meno belli) perché questo per me non è solo un semplice sport ma qualcosa di più”.

Anche la gemma di E. (classe terza) è dedicata allo sport. Nel mese di maggio mi sono imbattuto in un podcast di Mario Calabresi (lo trovate su Spotify) in cui intervistava Veronica Yoko Plebani, atleta che poi in agosto avrebbe vinto uno splendido bronzo nel triathlon alle paralimpiadi di Tokyo. Un giorno, non appena finisco il suo libro Fiori affamati di vita, scriverò sicuramente un post su di lei. Ad un certo punto, parlando del suo corpo (colpito da una meningite fulminante a 15 anni), dice “Il corpo è stata la mia soluzione. Attraverso lo sport faccio delle cose incredibili quindi non vedo niente di male nel mio corpo, anzi, vedo solo cose bellissime e questo mi aiuta a non avere nessun problema nel mostrarlo. Con il tempo ho capito che questo può essere d’aiuto anche per gli altri: è come se fossi diventata uno spazio dove le persone sanno riconoscere la fragilità. Molti sentono che è possibile avere delle fragilità e mostrarle e capiscono che si possono anche trasformare in qualcosa di positivo e accettarle”. La potenza dello sport! Consiglio: seguite su Instagram questa ragazza, fa bene all’anima.

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