Gemme n° 437

amicizia

Ho portato una fotografia: sono con mia sorella e un’amica alla prima comunione di mio fratello. Passo molto tempo con mia sorella, condividiamo tante cose e ci confidiamo; lei è un po’ distaccata e anche se litighiamo sempre, le voglio molto bene. Con la mia amica condivido tutto da quando siamo piccole”. Questa la gemma di A. (classe seconda).
Mi piacciono le vecchie foto. Di per sé ogni foto è vecchia nel senso che l’attimo abbiamo immortalato appartiene immediatamente al passato. Ma le foto un po’ datate in cui sono presenti delle persone mi affascinano perché inverano una frase di Gibran: “Il ricordo è un modo di incontrarsi”.

Gemme n° 435

Ho scelto questa breve sequenza perché, nonostante sia una commedia, mi ha sempre fatto pensare al ruolo del genitore che spesso noi ragazzi sottovalutiamo; pensiamo sia semplice, che non ci capiscono e non sono in grado di soddisfarci al meglio. Ecco, questo lo dedico a mia mamma che c’è sempre e mi sostiene. Ultimamente ho avuto un periodo così e parlando con lei ho capito meglio il ruolo dei genitori, soprattutto quello di madre. Mi piacerebbe in futuro essere così o anche meglio se mai mi capiterà di essere un genitore”. Così si è espressa M. (classe terza).
Tempo fa avevo letto una frase, di non ricordo chi, in cui si affermava che i genitori possono donare ai figli due cose molto importanti: le radici e le ali. Ecco, le parole di M. mi hanno fatto pensare alle radici…

Gemme n° 429

nonni

Ho voluto portare una foto in cui sono coi miei nonni da piccola; sono persone per molto importanti. Stavo con loro da piccola quando i miei andavano a lavorare, per cui ora, che il nonno è mancato, mi sento in dovere di andare a trovare spesso la nonna”. Questa la gemma di C. (classe seconda).
Da pochi giorni facebook ha introdotto la possibilità di inserire nuove reazioni vicino al classico “Mi piace”: “Love” (icona a forma di cuore), “Ahah” (faccina che ride), “Wow” (faccina sbalordita), “Sigh” (faccina triste) e “Grr” (faccina arrabbiata). Peccato ne manchi una che potrebbe essere molto utile: “Grazie”.

Gemme n° 426

nonno

Ho portato una foto con mio nonno; per me è stato come un secondo padre. E’ mancato tre anni fa: con lui avevo un rapporto molto affettuoso, scherzavamo molto e litigavamo spesso, ci volevamo molto bene. Poi si è ammalato e in 9 mesi se n’è andato: è stato anno devastante per la mia famiglia e per me: mi manca molto.” Così A. (classe seconda) ha presentato la sua gemma.
Il modo di ricordare il nonno e di parlare di lui è uno dei modi con cui farlo vivere ancora. Ed è bello averlo condiviso con altre persone.

Gemme n° 418

20160305_122335.jpg

Questa cavigliera pakistana mi è stata regalata dalla nonna del mio fidanzato; è venuta a mancare lo scorso giugno. E’ stato un episodio che mi ha fatto riflettere molto sulla vita: era tanto tempo che non provavo dolore per la scomparsa di una persona cara. In quell’occasione ho scritto queste parole:
M. aveva 81 anni quando è venuta a mancare. Ricordo ancora quel giorno. Era una bellissima mattinata di luglio ed ero a Lignano, accoccolata sul solito lettino di spiaggia a leggere Vieni via con me di Saviano. Quando d’un tratto a me e G. è arrivata la notizia che stavano cercando in tutti i modi di contattare un parente di M. dall’ospedale ho subito chiuso il libro. Avrà avuto una crisi? Sarà stata male di nuovo? Perché S. non rispondeva? E A. cosa stava facendo di così importante da non poter rispondere al cellulare? Io e G. ci siamo guardati, probabilmente se fosse stato parte dei miei modi di reagire all’ansia, mi sarei mangiata le unghie. Sono tutti saliti in appartamento, tranne io e lui. Volevamo guardare in silenzio il mare ancora un po’, per cercare di convincerci che sarebbe andato tutto bene. Il cellulare squilla. “M. è morta”, gli riferisce sua mamma. Non sapevo cosa fare, cosa dire. Sono sempre stata una frana in alcune situazioni e questa era una di quelle. Mi alzo di corsa e lo abbraccio. Sono sconvolta. L’allegria di una giornata così perfetta era svanita, assieme alle cose intorno, alla brezza, al caldo, alla salsedine. G. mi aveva quasi respinta perché stava per piangere e lui odia farsi vedere mentre piange. Per tutto il sentiero della pineta non avevo mai sentito le cicale rumoreggiare così forte, o forse era solo una percezione dovuta all’incolmabile silenzio che si era venuto a creare. Camminavo svelta, con gli occhi lucidi e quando la sua famiglia ci ha aperto la porta di casa sono scoppiati tutti in lacrime stringendosi in forti abbracci. Sono corsa in bagno e sono scoppiata anche io, ma esattamente come G., odio che la gente mi veda piangere e allora ho messo la faccia sotto l’acqua fredda per qualche minuto. L’ospedale aveva sbagliato numero di cellulare. M. era morta alle 4.00 di quella mattina, e con lei tutta la sua essenza, svanita. In determinati momenti come quello, mi sono sempre resa conto di come la vita non abbia un senso, di come la nostra esistenza sia fugace e fine a se stessa. M. aveva impiegato 81 anni a divenire ciò che era ma era bastata una crisi respiratoria di qualche minuto a farle cessare di esistere. Tutto il suo bagaglio culturale, le sue esperienze, i suoi viaggi, i suoi pensieri più intimi… Perduti per sempre. Tutti quanti impieghiamo una vita intera a raggiungere una forma ultima di noi stessi, ma appena moriamo di noi non rimane che cenere. Per ciò è importante lasciare traccia di se stessi nel mondo, come M. ha fatto in svariate maniere, una fra le quali donarmi una parte, un ricordo di se stessa.
Conoscevo M. da quando ero nata. Mamma del fondatore/maestro della mia società di judo, nonché nonna del mio fidanzato, ex professoressa di lettere, femminista attiva, membro del coro dei partigiani, convinta atea, attivista nei confronti degli omosessuali, esperta della questione israelo-palestinese e totalmente filo-palestinese, grande viaggiatrice e anti americanista. Quindi se penso a M. non penso ad una nonna sulla sedia a dondolo mentre guarda Rai 1. Guidava, si muoveva a piedi, acquistava te eco solidale, era lucida e sembrava avesse più energia di un bambino. Il nostro rapporto era basilarmente nato grazie al judo, poiché lei era una grande ammiratrice della mia società sportiva ed era sempre stata presente agli eventi di società. Dopo qualche anno la nostra amicizia si era fortificata grazie alla mia relazione con G. e quindi in un modo o nell’altro, finivo almeno una volta al mese nel suo appartamento.
G. e M. non erano nipote e nonna. Erano due amici. Quando lui era piccolo, M. é stata la sua compagna di giochi per eccellenza, ma la cosa inusuale è che non portava al parco G. per farlo giocare, ma per giocare con lui. Assieme a lui. Non credo di aver mai visto una relazione così complessa e profonda in tutta la mia vita. Tra di loro c’è sempre stata una sintonia che con i miei parenti io non sono mai riuscita ad avere, un’intesa intima e scherzosa. M. era la voglia di vivere, di agire, di combattere, partire all’avventura. M. era vita. Nel 2013, le è stata diagnosticata una forma di cancro non gravissima, ma che comunque andava curata con dei cicli di chemio. M. aveva viaggiato in tutto il mondo (Pakistan, Palestina, Afghanistan, Turchia, Siria, Vietnam, Egitto, Marocco, Libano, Namibia e Giordania) e negli anni ’90 aveva contratto una malattia autoimmune al ritorno dalla Libia che l’aveva indebolita parecchio distruggendole totalmente le difese immunitarie. Poi si era ripresa, anche se non era mai tornata vitale come prima, ma era la solita M. solo un po’ invecchiata. La notizia del cancro l’ha indubbiamente sconvolta e le ha fatto perdere tutta la voglia di vivere. In due anni sono riuscita ad assistere in maniera impressionante alla degenerazione di una persona, dall’inizio agli antipodi. Era senza ombra di dubbio chiaro che soffriva molto, aveva smesso di mangiare, si chiudeva in casa e diceva no a qualsiasi invito. I cicli di chemio sembravano funzionare ma purtroppo quando una persona vuole lasciarsi morire va incontro ad un processo di totale asservimento alla malattia o alla morte stessa. Nei primi mesi del 2015 sono andata parecchie volte a trovarla in ospedale e tra alti e bassi sembrava guarire. Io e G. le raccontavamo episodi felici e divertenti, cercavamo di farla ridere e per quanto lei si sforzasse, rifiutava qualsiasi tentativo di rallegrarsi. “Su con la vita M.!”, le dicevamo in maniera simpatica continuamente. Lei sorrideva e scuoteva la testa, come se fosse addolcita dalle nostre belle parole ma rassegnata del tutto.
L’ultimo ricordo di M. che ho è prezioso, significativo e paradossalmente stupendo. Avevo deciso di passare a trovarla in ospedale, ero sola e probabilmente le avrebbe fatto piacere vedere qualcuno. Quando sono entrata piano nella sua stanza stava dormendo in posizione fetale, con una mascherina sul viso e le flebo sui polsi. Era così piccola, fragile e mi ricordava tutte le volte che negli anni mi chiedeva di abbracciarla forte e io dovevo fare attenzione a non stringerla troppo per la paura di romperle qualche osso. Le ho preso una mano e l’ho chiamata dolcemente. Quando si è svegliata ho intravisto un barlume di gioia nei suoi occhi ma non ha aperto bocca. Silenzio. “Come stai?” Le ho chiesto stupidamente. Lei ha alzato le spalle e ha sorriso leggermente. Provavo molta tristezza nel vederla così ma non avevo alcuna intenzione di trasmettergliela, e dunque le ho raccontato un sacco di aneddoti simpatici successi in quei giorni a Lignano che sembravano divertirla. “Uno di questi giorni ti porto a Lignano: si, appena ti rilasciano ti vengo a prendere con papà e vieni con noi!”, M. ha iniziato ad accarezzarmi il viso con la mano e a sorridermi in silenzio. Io ero completamente paralizzata mentre faceva l’ennesimo no con la testa: con quel gesto M. mi ha detto più di mille parole.
Questo è l’ultimo ricordo che ho di lei e spero rimanga sempre vivido nella mia mente. Ciò che mi conforta almeno un poco e che sono riuscita a dirle addio promettendole di portarla via per un’ultima volta.” Questa è stata la gemma di S. (classe quinta).
Succede a volte, durante la vita, che la nostra strada si incroci con quella di qualcuno che lascia in noi una traccia profonda. Sono presenze preziose che si fanno sentire anche quando viene a mancare la concretezza dell’esserci fisicamente. Si sono insediate nel cuore e nella mente, i luoghi più importanti dentro ciascuno di noi

Gemme n° 413

famiglia

Con queste parole M. (classe seconda) ha presentato la sua gemma: “Questa foto è stata scattata la scorsa estate in Croazia: la mia famiglia è molto importante per me perché è sempre presente, mi aiuta, mi dà affetto, mi ascolta e, quando ho problemi, mi è vicina per sostenermi. I miei famigliari mi danno sorriso quando sono triste. I miei fratelli sono persone per me speciali e senza di loro e dei miei non saprei come vivere. Mi mette tristezza pensare alle persone che non possono godere di questo tipo di rapporti.”
Nel cartone animato Lilo & Stitch si afferma che “Ohana significa famiglia. Famiglia significa che nessuno viene abbandonato. O dimenticato”. Sono molto numerose le gemme che raccontano l’importanza della famiglia; devo ammettere però che non è così facile trovare dei buoni riferimenti da riportare a commento. E’ molto più agevole trovare frasi e battute che criticano in modo cinico e sarcastico la famiglia. Curiosa questa cosa…

Gemme n° 412

sister

Ho portato un disegno fatto da mio fratello: anche se litighiamo spesso abbiamo un bellissimo rapporto e ci vogliamo bene anche se non ce lo dimostriamo troppo. A volte però bastano piccoli gesti, come questo”. Così G. (classe seconda) ha presentato la sua gemma.
Penso che aver abitato per un certo periodo nello stesso luogo prima (il grembo materno) e dopo (la casa) la nascita, sia un aspetto che possa essere la base per un legame importante. Certo non è sufficiente e, soprattutto, neppure scontato. Serve costruirlo, investirvi energie… come, d’altra parte, tutte le relazioni.

Gemme n° 411

starwars.jpg

Ho portato un modellino di un Clone Trooper di Starwars perché adoro il film e perché è il primo regalo che mi ha fatto mia sorella: è sentito ed è importante perché significa che i miei cari hanno capito una mia passione (anche se mi prendono in giro). E’ anche una cosa che condivido con mio padre: mi ha fatto felice che me lo abbiano regalato”. Così F. (classe quinta) ha presentato la sua gemma.
Quella sottolineata da F. è la cosa che mi piace di più in un regalo: il fatto di capire che dietro quel regalo, qualunque esso sia, c’è un reale pensiero. Chi me l’ha fatto ha effettivamente pensato a me, ha passato del tempo in mia compagnia senza che io lo sapessi… Splendido!

Gemme n°409

IMG-20160226-WA0019 (2)

Ho portato come gemma la foto della squadra: beh, forse è un po’ scontato, ma per me rappresenta un tesoro perché lì siamo tutti fratelli, condividiamo vittorie e sconfitte. Viviamo insieme le fatiche e superiamo tutto anche se a volte è difficile, soprattutto quando giochiamo contro squadre più forti: sono le volte in cui si tratta di mandare in campo il cuore. E’ bello il legame che si forma anche con l’allenatore e le altre persone che aiutano: è come una grande famiglia. I fratelli che mi sono mancati li ho trovati in questo gruppo.” Questa è stata la gemma di R. (classe seconda).
Gioco a pallavolo e ho sempre ammirato l’allenatore che ha portato in alto la nazionale italiana maschile, Julio Velasco. Ecco, in questo video spiega la differenza tra gruppo e squadra…

Gemme n° 400

famiglia

Mi ero dimenticata della gemma, ho realizzato solo ieri sera che sarebbe stato il mio turno. Riflettendo sul significato della parola gemma ho pensato alle cose preziose che ho. E allora mi è venuta naturalmente in testa la famiglia, e ho portato delle foto con valore simbolico: voglio sottolineare il concetto di famiglia in generale, in tutti i sensi possa essere intesa. Quello che conta è che sia felice, indipendentemente da chi sia formata: per me è l’unica cosa che esiste. Non è scontato avere una famiglia felice, per cui invito chi ce l’ha ad apprezzare ciò di cui può godere.” Questa è stata la gemma di M. (classe quinta).
In “Fahrenheit 451” una presentatrice della tv afferma: “Una famiglia non sarebbe più una famiglia se qualcuno non avesse a cuore la felicità degli altri e non si adoperasse con tutti i mezzi per il suo conseguimento”.

Gemme n° 397

gemelle

Ho portato una foto in cui ci siamo io e mia sorella gemella: siamo molto legate, e forse lei è la persona più importante per me; anche se spesso litighiamo e non ci mostriamo molto affetto ci vogliamo un gran bene e abbiamo condiviso molte parti della nostra vita”. Questa la gemma di K. (classe seconda).
Afferma Karen Brown: “Una sorella è colei che ti dà l’ombrello nella tempesta e poi ti accompagna a vedere l’arcobaleno.”

Gemme n° 394

Ho scelto questa canzone perché 2pac è uno dei miei cantanti preferiti e perché il testo non è banale. Quando la ascolto, mi emoziono spesso e i miei pensieri corrono: qui parla delle donne afroamericane che devono sopportare una vita non bella, e ogni volta affiora il pensiero di mia mamma. Solo Dio sa quante ne ha passate perché io e i miei fratelli potessimo essere quello che siamo oggi.” Questa è la gemma di Emanuel (classe seconda).
Una frase attribuita a Lao Tse dice: “Essere amati profondamente da qualcuno ti dà forza. Amare profondamente qualcuno ti dà coraggio”.

Gemme n° 371

La scelta per la mia gemma è ricaduta su questa canzone non tanto per il testo, ma per il fatto che la ascoltavo molto quando effettuai un viaggio in Puglia con la mia famiglia; mi piace ricordarla, ci tengo molto”. Questa è stata la gemma di A. (classe quarta).
Stephen King afferma “Nulla apre gli occhi della memoria come una canzone”. Concordo pienamente: molte volte poche note bastano a proiettarci in un ricordo e alle sensazioni ed emozioni provate a quel tempo e che rivivono anche ora in noi grazie alla musica.

Gemme n° 368

I Foo Fighters sono un gruppo che conosco da una vita, il loro è stato il mio primo concerto, nel 2006. Nonostante nel testo si dica “He’s ordinary”, dedico questa canzone a mia madre; con lei ho molto legato ultimamente anche se attraverso un brutto periodo, anche con la scuola. Lei è la mia eroina che mi salva dalle brutte situazioni della vita.” Ecco come K. (classe terza) ha presentato la propria gemma.
C’è una canzone in cui Alex Britti (“Mamma e papà”) canta così: “Hey, mamma, guardami adesso, sempre lo stesso figlio anche se non parliamo spesso, come quando da bambino che sembravi mia sorella ti vedevo in mezzo agli altri ed eri sempre la più bella. Mi ricordo che stavamo praticamente sempre insieme, tua unica missione era farmi stare bene anche quando invece non era tutto a posto, mi guardavi sorridendo e soffrivi di nascosto. E quando arrivava l’estate andavamo sempre al mare con la macchina senza radio pensavamo noi a cantare le canzoni di Bennato, Battisti e De Gregori. Eravamo sull’asfalto ma sembrava in mezzo ai fiori. E poi la sera non volevo mai dormire e tu anche se eri stanca mi venivi a coccolare e ancora adesso che non stiamo tanto insieme, penso a quei momenti d’oro se ho bisogno di star bene. Passa il tempo, siamo grandi in un istante e sei ancora la mia voce più importante. Quante volte vi ho pensato nei momenti più importanti quando solo sopra un palco affrontavo i miei giganti, quando in macchina di notte con l’Europa da scoprire, fare finta di star bene per non farvi preoccupare. Quante volte ho detto “basta, ma chi me lo fa fare?”, però poi pensando a voi non riuscivo mai a mollare. Questa vita di speranze ma piena di emozioni, questa vita che racconto spesso nelle mie canzoni, qualcosa che va oltre la realtà e che non finirà mai”.

Gemme n° 364

piscina

E’ una foto di parecchi anni fa in cui ci siamo io e mia mamma: lei è la persona per me più importante, mi ha fatto anche da papà, insegnandomi tantissime cose. Certo, ora ci sono delle discussioni, ma dopo 5 minuti facciamo pace. E’ come una migliore amica, la prima persona a cui dico tutto, e che sa sempre come aiutarmi”. Questa la gemma di M. (classe seconda).
Mi affido alle poetiche parole di Rabindranath Tagore: “Da dove sono venuto? Dove mi hai trovato? Domandò il bambino a sua madre. Ed ella pianse e rise allo stesso tempo e stringendolo al petto gli rispose: tu eri nascosto nel mio cuore bambino mio, tu eri il Suo desiderio. Tu eri nelle bambole della mia infanzia, in tutte le mie speranze, in tutti i miei amori, nella mia vita, nella vita di mia madre, tu hai vissuto. Lo Spirito immortale che presiede nella nostra casa ti ha cullato nel Suo seno in ogni tempo, e mentre contemplo il tuo viso, l’onda del mistero mi sommerge perché tu che appartieni a tutti, tu mi sei stato donato. E per paura che tu fugga via ti tengo stretto nel mio cuore. Quale magia ha dunque affidato il tesoro del mondo nelle mie esili braccia?”

Gemme n° 359

nonni

Ho portato tre foto dei nonni paterni, le due persone che mi hanno cresciuta da quando avevo due anni. Sono stati sia nonni che genitori, ma anche amici e, soprattutto mio nonno, complici. Lui per me è sempre stato un punto di riferimento; ho passato molto tempo con lui visto che mia nonna lavorava; con lui scherzavo ed era il più permissivo (quando non mi piaceva una cosa gliela buttavo nel piatto senza che la nonna vedesse e lui la mangiava per me). In V elementare è venuto a mancare e questo mi ha segnato profondamente. Mia nonna è una figura più severa ma è grazie a lei se ora vivo una vita normale. Questo è un tentativo per ringraziarli visto che in famiglia non siamo capaci di esprimere i sentimenti: poi io e la nonna abbiamo caratteri contrastanti e non le ho mai detto un tvb o un grazie che si merita. Loro per me sono anche un esempio di coppia; non erano affettuosi in pubblico ma dai gesti e dagli sguardi si poteva capire molto”. Così D. (classe quarta) ha presentato la sua gemma.
Non so perché ma mi è venuto spontaneo pensare a questa:

Gemme n° 330

Scorci di cielo 026 fb

Questo foglio è l’ultima cosa datami da mia madre l’ultima volta che ci siamo visti. Volevo portare altre due cose, poi ho deciso per questa perché mi rende felice. Ieri ho avuto il coraggio di rileggerlo per la prima volta, perché mi bastava pensare alle parole che mi aveva scritto per essere contento. Ho pensato al bellissimo rapporto che ho sempre avuto con lei. E allora ho voluto portare qualcosa di positivo perché ultimamente vedevo le cose in modo piuttosto negativo. Ieri, dopo aver riletto il foglio, non sono stato bene per un po’, anche perché ci sono due frasi personali in cui mi dice delle cose bellissime.” Questa è stata la toccante ed emozionante gemma di G. (classe quinta).
Sto sistemando le gemme in questa mattina di giorno libero di un venerdì di novembre avvolto dalla nebbia; ripenso alla commozione vissuta da G. mentre parlava e a quella dei compagni che lo ascoltavano con gli occhi lucidi. E mi viene da dire una cosa agli adulti. Non ignoriamo questi ragazzi che vivono le nostre città, non sottovalutiamo quello che hanno dentro; ci sono mondi bellissimi, fatti di sensibilità, unicità, sentimenti nobili. Non fermiamoci alla nebbia del “Ah… questi giovani…”. Ci sono tante anime belle, basta guardarle con gli occhi del cuore.

Gemme n° 315

j

Ho portato una foto in cui sono con mia mamma nel 2005. Ho deciso così perché lei è molto per me: è una sorella che non ho mai avuto, mi aiuta sempre, mi tira su il morale, mi diverte, fa le facce buffe, scherza con me, mi rallegra la giornata. C’è sempre stata e posso sempre contare su di lei.” Questa è stata la gemma di J, (classe seconda).
Appoggio qui un capolavoro di Alda Merini: Tra le tue braccia
C’è un posto nel mondo
dove il cuore batte forte,
dove rimani senza fiato,
per quanta emozione provi,
dove il tempo si ferma
e non hai più l’età;
quel posto è tra le tue braccia
in cui non invecchia il cuore,
mentre la mente non smette mai di sognare…
Da lì fuggir non potrò
poiché la fantasia d’incanto
risente il nostro calore e no…
non permetterò mai
ch’io possa rinunciar a chi
d’amor mi sa far volar.”

Gemme n° 313

Ho scelto di mostrare il trailer di Padri e figlie, che ho visto al cinema di recente; l’ho trovato molto commovente e mi ricorda la mia infanzia e i momenti con mio papà, con cui ho un buon rapporto. La famiglia per me è uno dei valori più importanti che ci siano, i miei due genitori sono fondamentali.” Queste le parole di L. (classe seconda).
Erma Bombeck scrive “C’è così tanto da insegnare ai figli e il tempo scorre così veloce”. Mi sembra si adatti bene al trailer del film… e alla realtà delle cose…