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Vite parallele

Don Gino Rigoldi è il cappellano del carcere minorile di Milano e ha scritto “Io, cristiano come voi”.

«Oggi uno dei più grandi problemi è la casa, perché avere o non avere la casa rende la vita familiaredon Rigoldi.jpg possibile o impossibile, così come avere anche un solo figlio può diventare quasi impossibile se si è strozzati dalla rata di un mutuo o l’affitto si mangia una parte importante dello stipendio. Che una grande proprietaria immobiliare in Italia sia la Chiesa nelle sue varie articolazioni parrocchiali e religiose, ci deve dar da pensare. Le case parrocchiali con molte stanze per un solo sacerdote o i palazzi di diocesi o di congregazioni religiosi enormi e vuoti sembrano un insulto ai bisogni. I problemi sono certamente molti, ma come si fa a parlare di famiglia senza assumere la propria parte di responsabilità per le case?». «A me pare – prosegue – che molti discorsi di singoli sacerdoti, e talora anche dei vescovi, non solo diano l’impressione ma siano effettivamente l’espressione di una sorta di vita parallela lontana da quelli che sono i bisogni e il sentire del popolo cristiano».

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Tanto insisitito dolore

Lascio stare tutti i riferimenti biblici che mi sono venuti in mente ascoltando stamattina questa canzone. Penso invece a tutte quelle volte in cui ci capita di chiederci “Perché” davanti a “tanto insistito dolore”…

Dice Pacifico a Il Sussidiario: “Sono stati giorni in cui si son inseguiti tanti fatti. Alla televisione vedevo queste immagini della tragedia di Fukushima, con una vallata in cui rifluivano nella melma animali, automobili, baracche, corpi ed elicotteri, tutti trasportati dall’acqua annerita. Erano giorni in cui vivevo anche personalmente insieme momenti di grande gioia e di profondo dolore. Erano giorni in cui chiedersi in cosa si può credere e sperare era la cosa più urgente, più impellente, più umana…”

“Le domande ti costringono sempre a entrare in una sfera che potremmo dire di preghiera. A volte sacra, a volte religiosa, a volte inconsapevole. Credo che tutti quanti si rivolgano a un ignoto oppure a una presenza nota, perché è quasi impossibile farne a meno. Inutile mentire: siamo tutti fatti con questa ansia dentro, questa voglia di parlare sperando che qualcuno possa ascoltare”

“Ma, forse il senso della potenza che c’è in quell’infinito mistero che chiamiamo vita…”

In una valle a due passi dal mare

ora galleggia un paese

in una minestra scura di ruote di corda di navi elicotteri e case.

Lo vedi che non c’è preghiera,

che non c’è muro forte abbastanza,

e non c’è altezza né distanza che basti.

E allora in cosa credi? Non hai una frase, una parola chiave,

Un altare per inginocchiarti, una statua antica da baciare?

Credo alla stranezza del tutto,

all’ingegnosa perversione

che ci ha messo al mondo certi

ad imparare questa confusione

Non credi che ci sia un momento di sfuocata comprensione

al primo suono emesso da tuo figlio,

alla perdita di un genitore?

Credo alla stranezza del tutto,

all’istante fatale in cui tutto si compie,

che sia nascita, amore, morte o incontro

E le parole, tutte questa parole?

Questi libri di avventura e amore?

Sono tetti di paglia,

rifugi, trincee per resistere a tanto insistito dolore.

E gli abbracci, i sorrisi, e le candele accese,

i pochi mezzi di cui disponiamo, le nostre piccole armi.

E allora in cosa credi?

Non hai una frase mandata a memoria più duratura di qualsiasi legge?

Credo che scivola e sfugge,

e quanto è breve lo capisci alla fine.

E’ una sfuriata e non resiste appiglio,

e ricomincia tutte le mattine.

Si vive, è solo questo,

si vive e non c’è altro da fare.

E dai forza a chi cade in salita

e dolcezza a chi vuol farla finita.

Ogni giorno è inaspettato

e tutto arriva senza spiegazioni

e ti confonde con le emozioni

e ti commuove e non dà soluzioni.

E le parole, tutte queste parole?

Questi libri di avventura e amore sono tetti di paglia,

rifugi, trincee per resistere a tanto insistito dolore.

E gli abbracci, i sorrisi, e le candele accese

i pochi mezzi di cui disponiamo, le nostro piccole armi.

E le parole, tutte queste parole,

queste nuvole di nebbia e fumo sono prati di neve,

torrenti di pioggia, momenti di ombra e respiro.

E i sogni, le carezze ai figli addormentati,

le poche cose di cui disponiamo,

le nostro piccole armi.

In cosa credi…

In cosa credi…