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Tra i cani zoppi

Il post precedente prende spunto da Pilato. Ed ecco che arrivo a casa e mi cade l’occhio su un articolo su Lucio Dalla. Non l’ho letto, ma mi è venuta in mente una sua canzone dal titolo I.N.R.I. E’ a Pilato che si deve quella iscrizione che fa di un uomo il re dei Giudei e che ci racconta la motivazione romana della sua condanna. La condanna religiosa invece accusa Gesù di essersi voluto fare figlio di Dio. Qui sotto riporto alcune delle parole della canzone di Lucio Dalla che ci descrivono un Gesù che fa splendere la sua presenza in mezzo alle realtà più povere, in mezzo a barboni e clandestini.

“Tra miglia e mondi te ne vai e splendi o appeso in croce in un garage […]

con quel viso da ragazzo con la barba senza età […]

Tra i cani zoppi ti confondi e splendi nei cartoni che son case per chi non le ha […]

Su una nave colma tu ti stringi ma splendi nei dipinti insieme ai diavoli e a Maria”

Se poi qualcuno è curioso di sapere di cosa tratti la canzone, sappia che I.N.R.I. parla di un angelo che ha tamponato un jumbo ed è rotolato sulla 47ª strada. La sua preghiera implora lo sguardo di Dio e si incrocia con quella di un diavolo che affida a lui le sue richieste come a un intermediario.

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Me ne lavo le mani

Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?»

Ho preso questo brevissimo frammento del Vangelo di Giovanni e l’ho portato nella mia realtà di insegnante, per riflettere sul senso del mio lavoro al di là delle conoscenze trasmesse e delle “competenze” raggiunte dagli studenti, seppur fondamentali. Ieri sera su fb ho scritto il mio stato quasi con rabbia, come fosse un grido: “Ascoltarli e accoglierli, non chiedono altro, non possiamo sottrarci. Lo dobbiamo fare se crediamo in loro, altrimenti son tutte balle”. Questo penso sia necessario se non voglio tradire la verità, se non voglio essere un mero esecutore didattico, se non voglio comportarmi come farà poi Pilato: “Pilato, vedendo che non otteneva nulla, ma che si sollevava un tumulto, prese dell’acqua e si lavò le mani in presenza della folla, dicendo: «Io sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi».” (Mt 27,24)

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