Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia

Dalla clausura al web


Vi sono delle monache di clausura che dialogano con gli utenti della rete sul sito dalsilenzio. Ne scrive su Avvenire Laura Badaracchi.

clausura, suore, trappisti, internet, silenzio“… C’è chi chiede se le monache piangono e colpisce la schiettezza della risposta: «Certamente sì. Dipende dalle persone e dai momenti della vita. Si piange per ciò che fa soffrire, o commuovere, come ogni essere umano. Le ultime arrivate per nostalgia del mondo o fatica a entrare nella vita». Un altro internauta scrive: «Non le piacerebbe veder crescere un suo ipotetico nipote?» e la trappista al pc risponde teneramente: «Grazie a Dio ce li portano ogni tanto. Ci piace molto vederli, anche sentire le loro vocine in chiesa». Fino a chi si domanda se, in tempo di crisi, anche le monache facciano sacrifici: «Oppure pensate che il vostro impegno nella clausura sia già sufficiente?». Da Valserena arriva una replica pragmatica: «Come tutti, abbiamo i nostri problemi per far quadrare il bilancio, migliorare i nostri prodotti per riuscire a venderli. Alla vita semplice siamo abituate e non sentiamo la differenza, almeno per ora. Ma abbiamo meno risorse per aiutare le nostre sorelle in Africa».

Altre alle risposte emerse dal web, colpiscono la lucidità e la capacità di arrivare al cuore delle questioni cruciali per l’esistenza, senza spiritualismi a buon mercato. In un tempo frenetico e distratto, in una società globalizzata, la clausura «non si trova in un centro commerciale, ma proprio il consumismo esasperato lascia quel senso di vuoto e quel desiderio di autenticità che ci pone alla ricerca di qualcosa per cui vale la pena vivere – confida suor Maria Giovanna –. Spesso all’inizio c’è un desiderio del cuore, il desiderio di qualcosa di più che possa dare senso alla propria vita. Poi un incontro con qualcuno che ci ha parlato del monastero, per altre una pagina di internet, per altre ancora un’amica. Nasce il desiderio di venire a vedere, l’incontro con la bellezza della preghiera liturgica, con uno spazio di silenzio tanto ricercato, con una sorella dal cui sguardo traspare un vita piena e vera». Le fa eco suor Federica: «Ero una professionista discretamente affermata nel mio piccolo ambito lavorativo e avrei potuto essere felicemente anche moglie. Madre non so, perché è dono di Dio. Ma lui è intervenuto nella mia vita con un altro dono, quello della chiamata». E suor Petra sintetizza il senso della castità: «Amore purificato dal possesso, dall’egoismo, dalla tentazione di ridurre a sé l’altro, se non addirittura di “usarlo” per sé. La castità è il mezzo, la via, per assomigliare al modo con cui Dio ci ama, e questo è necessario proprio per tutti, nello stato specifico di vita in cui ognuno si trova». Pensieri non di super-donne, ma di persone che cercano il senso autentico dell’esistenza.

Come suor Vera: «Mi rendo conto che molta parte del nostro mondo sia come malato di infantilismo e che la “mania” di mantenersi giovani sia la proposta che si riceve nella vita. Lo si nota sia a livello di cura del corpo, di abbigliamento, di possibilità infinite di svago, vacanza e divertimento, di mancanza d’iniziativa a livello sociale e d’impegno personale nelle scelte della vita. Ci si trova poi pieni di paura per la vecchiaia e per la morte. Paura che si manifesta anche nella ritrosia ad affrontare qualsiasi difficoltà».”

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.