Pellegrinando


 

medina.jpg

 

Ieri si è concluso il pellegrinaggio maggiore della religione musulmana. Esso inizia l’ottavo giorno di zu-l-hìggia dodicesimo mese dell’anno lunare e termina il giorno tredici dello stesso mese. L’abito del pellegrino è costituito da due lunghe pezze di stoffa senza cuciture, pulita e bianca (a simboleggiare l’estinzione delle differenze di razza e condizione sociale). La pezza che si avvolge intorno ai fianchi, sotto il petto, si chiama izàr, l’altra, che si indossa sulla parte superiore del corpo si chiama rìda.Tutti sono vestiti uguali eliminando così distinzioni di classe e cultura: tutti si presentano uguali davanti a Dio. L’ Izàr e rìda sono per gli uomini mentre le donne portano un normale abbigliamento, possibilmente bianco, islamicamente corretto, vale a dire che le uniche parti esposte siano le mani e il viso. Il fedele si mette in stato di consacrazione ed esprime l’intenzione di effettuare l’hàgg. Il giorno otto il pellegrino deve essere a Mina (località a qualche chilometro dalla Mecca) prima del mezzogiorno. Dopo l’adorazione quotidiana dell’alba del giorno nove il pellegrino si mette in viaggio verso la pianura di ‘Arafa, dove giunge verso mezzogiorno. Nella pianura di ‘Arafa il fedele sosta in preghiera e in adorazione fino al tramonto. Al tramonto del sole il pellegrino lascia la pianura di ‘Arafa, dirigendosi verso una località chiamata Mùzdàlifah. Qui il pellegrino esegue l’adorazione quotidiana del tramonto e quella del calar delle tenebre. Dopo la preghiera dell’alba il pellegrino si reca, se è possibile, ad una montagna vicina, detta al-màsh’aru-l-haràm il sacro segnacolo, dove glorifica Allàh. Poi raccoglie sette sassolini, discende a Mina e procede alla “lapidazione di Satana” al pilastro detto giàmratu-l-‘aqabah, dicendo ad ogni lancio: Allàhu àkbar. Dopo la “lapidazione di Satana” il pellegrino esegue l’immolazione della vittima sacrificale, la cui carne sarà distribuita ai bisognosi. Eseguito il sacrificio il pellegrino si rade i capelli o ne taglia qualche ciocca mentre le donne accorciano i capelli della lunghezza della punta di un dito. A questo punto cessano le limitazioni dello stato di ihràm ad eccezione del rapporto coniugale. Il pellegrino smette l’izàr e il rìda e si mette l’abito normale. Successivamente il pellegrino si reca da Mina alla Mecca per eseguire la circumambulazione della nobile Kaaba. Eseguitala, il pellegrino sale a Safa ed esegue il sà’y. Con il compimento della sà’y all’uscita da Màrua, nel giorno dieci cessa anche la limitazione dei rapporti coniugale, la vita ritorna normale.

Nei tre giorni successivi, (undici, dodici e tredici, detti ayyàmu-t-tash/rìq) il pellegrino soggiorna a Mina, dove ogni giorno, nel pomeriggio, esegue la “lapidazione di Satana” ai tre pilastri, incominciando dal più piccolo e finendo con il più grande. Si può limitare la permanenza a Mina a due giorni e la partenza deve avvenire prima del tramonto. Prima di riprendere la via del ritorno il pellegrino passa alla Mecca dove compie la circumambulazione della Nobile Ka’ba per il commiato.

Commenta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.