Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Etica, Letteratura

Il preludio

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È una benedizione questa lieve brezza

che soffia dai campi verdi e dalle nuvole

e dal cielo: mi batte sulla guancia

quasi consapevole della gioia che dà.

Benvenuta messaggera, benvenuta amica,

ti saluta un prigioniero che esce da una casa

servile, affrancato dalle mura di codesta città,

un carcere che a lungo l’ha serrato.

Oro sono libero, emancipato, all’aria aperta,

posso prendere casa dove mi piace.

                                            (William Wordsworth)

Pubblicato in: Etica

Manicomi criminali: fino a quando?

Prendo da Linkiesta un articolo sugli ospedali psichiatrici giudiziari.

Sono trascorsi più di trent’anni dalla legge Basaglia che ha chiuso i manicomi ma nonostante questo in Italia ci sono ancora almeno 1.404 internati nei sei ospedali psichiatrici giudiziari italiani. Nel 2011, la Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale del Senato ha monitorato le strutture italiane per avere notizie degli internati che avrebbero dovuto essere stati dimessi già da mesi o anni: su 368 internati dichiarati dimissibili, per ora solo 101 hanno effettivamente lasciato le strutture. La maggior parte non ha potuto lasciare l’ospedale psichiatrico giudiziario perché si ritrova senza progetto terapeutico, non ha una comunità che possa accoglierlo o una Asl che lo assista. Di recente il Senato ha votato sì alla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) con una risoluzione, che ha visto maggioranza e opposizione votare in modo compatto. Il provvedimento apre la strada a una riforma del sistema della detenzione psichiatrica che, in tempi ancora da definire, porterà alla chiusura degli Opg. Secondo il presidente della commissione d’inchiesta Ignazio Marino «la risoluzione è un atto di responsabilizzazione del Governo e delle Regioni. Nessuno potrà più dire “io non sapevo” o “non è possibile intervenire”, perché queste persone, internate nelle sei strutture italiane, sono una responsabilità di tutti. Vi sono uomini che hanno compiuto crimini efferati: però, pur avendo aggredito o ucciso, devono essere curati e hanno il diritto di vivere in un ambiente pulito e dignitoso. Altri, quasi 400, non sono pericolosi e avrebbero avuto da tempo il diritto di uscire. Con l’intervento della Commissione, molti di loro hanno varcato la soglia degli Opg, ma altri sono ancora lì ad ingrossare le fila dei cosiddetti “ergastoli bianchi”, persone che a causa delle “proroghe” rischiano di non uscire mai. Una prassi di sistematica lesione di due diritti fondamentali». E ancora: «C’è ancora molto lavoro da fare: dopo i sequestri di alcune aree dell’Opg di Montelupo Fiorentino e di Barcellona Pozzo di Gotto del luglio scorso, stiamo monitorando le condizioni di tutti gli internati che sono stati trasferiti e di quelli che ancora permangono negli Opg. Alla fine di gennaio, scadrà l’altro termine contenuto nei decreti di sequestro per l’adeguamento dell’intera struttura – quindi anche delle parti non sequestrate – ai requisiti minimi previsti dalle leggi nazionali e regionali. Una data importante».

Il voto al Senato è arrivato dopo le numerose indagini portate avanti dalla Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale. Uno di questi è in Sicilia, quello di Barcellona Pozzo di Gotto, gli altri si trovano a Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino, Castiglione delle Stiviere, Napoli e Aversa. Tremende le immagini che la Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale ha girato negli ex manicomi giudiziari. Numerose associazioni hanno aderito all’appello Stopopg per l’abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari. Tra i traguardi raggiunti anche attraverso l’attività di sensibilizzazione, un nuovo accordo per il superamento degli opg approvato in conferenza unificata (Stato, regioni, province, comuni). L’accordo ammette i ritardi e le inadempienze nell’attuazione delle norme per il superamento degli Opg. Fissa per ogni regione entro il 30 giugno 2012 un nuovo termine per attivare sezioni per la tutela della salute mentale almeno in un carcere, preferibilmente in ogni Asl (tramite i Dipartimenti di salute mentale), e dispone l’accoglienza e la presa in carico da parte delle singole regioni/Asl (Dsm) per le dimissioni dall’Opg degli internati. Prima della legge Basaglia, i manicomi erano luoghi di contenimento fisico, ed erano la regola pesanti terapie farmacologiche e invasive. E nella relazione della Commissione d’inchiesta si legge che «gravi e inaccettabili sono le carenze strutturali e igienico-sanitarie rilevate in tutti gli Opg, ad eccezione di quello di Castiglione delle Stiviere e, in parte, di quello di Napoli; tutti gli Opg presentano un assetto strutturale assimilabile al carcere o all’istituzione manicomiale, totalmente diverso da quello riscontrabile nei servizi psichiatrici italiani[…]. La dotazione numerica del personale sanitario appare carente in tutti gli Opg visitati rispetto alle necessita clinico-terapeutiche dei pazienti». Con riferimento alla visita all’Ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto si legge: «Ovunque si avvertiva un lezzo nauseabondo per la presumibile presenza di urine sia sul pavimento che sugli effetti letterecci (lenzuola ndr). Gli armadietti apparivano talvolta divelti ed arrugginiti. L’unico servizio igienico, di circa 1 mq, risultava privo di impianto doccia». E ancora, in diversi istituti, diversi casi di contenzione (immobilizzazione, ndr) dei malati, i cui dettagli non sempre sono stati documentati nei diari e nei registri sanitari. La relazione evidenzia che «indipendentemente dagli effetti lesivi potenziali o reali sul paziente, la contenzione fisica o farmacologica non può trovare legittimazione nell’applicazione della misura di sicurezza, come analogamente non sarebbe giustificata solamente dal trattamento sanitario obbligatorio. Le strutture dovrebbero utilizzare le migliori esperienze psichiatriche, già consolidate, di prevenzione della violenza. La pericolosità di una persona internata è per definizione prevedibile e quindi “altrimenti evitabile” con un adeguato contesto clinico di tipo preventivo». A Reggio Calabria il problema era stato denunciato già nel febbraio 2007 in occasione della celebrazione della XV giornata del malato. Alla presenza dell’arcivescovo della diocesi di Reggio Bova Vittorio Mondello, ne avevano parlato don Pippo Insana, cappellano dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, Giuseppe Messina, direttore del dipartimento salute mentale dell’Asl 11, Mimmo Nasone, responsabile del centro studi Piccola opera Papa Giovanni, e il diacono Benoci, responsabile della consulta delle associazioni di volontariato. Don Pippo Insana, aveva dichiarato: «La Chiesa è vissuta nei manicomi: erano cappellani e suore quelli che stavano al fianco dei malati, lì come oggi negli ospedali psichiatrici giudiziari. Ma per i malati di mente c΄è stato un miracolo laico, chiamato legge Basaglia. Ha permesso loro di tornare nella società civile. È chiaro che le famiglie vanno aiutate. L’inserimento lavorativo delle persone malate di mente costa ad una società molto meno della loro residenza in un istituto. E a questo proposito aggiungo che l’ospedale psichiatrico giudiziario – struttura in cui vengono mandate le persone malate di mente che hanno commesso un reato e sono state sottoposte a misura di sicurezza perché socialmente pericolose – oggi funziona come un carcere. È incostituzionale. È inidoneo. Non c’è vitto sufficiente. Ci sono persone chiuse da anni lì, perché hanno commesso un reato, ma anche perché sono state dimenticate dalle loro famiglie». […]