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9. Se vuoi andare

Sei anni fa ho fatto una piccola trasmissione per Radio Spazio 103: cinque minuti sul tema del viaggio e della musica. Ripropongo qui quelle puntate: è un’occasione per me di riprenderle in mano e approfondire alcuni aspetti. Alla fine ci sono anche dei “compagni di viaggio”, cioè delle canzoni legate allo stesso argomento.

Dalla scorsa puntata abbiamo iniziato a parlare dei compagni di viaggio e abbiamo affrontato l’argomento del viaggio con se stessi e della solitudine. Oggi tratteremo del viaggio con i figli o, ribaltando il punto di vista, del viaggio con i genitori. Certo, detto così, ci si può immaginare la famigliola di trenta-quarantenni con i pargoli piccoli al seguito in partenza verso il mare per i quali la canzone spot potrebbe tranquillamente essere la vecchia “Sei forte papà” di “morandiana” memoria in cui si racconta di un’uscita giornaliera ed ecologica. Se qualcuno vuol farsi più audace può andare a rivedersi il cartone animato “Flo, la piccola Robinson”…

Tuttavia vorrei ampliare il discorso e soprattutto la fascia d’età. Non è facile con le sole canzoni, e allora oggi mi gioverò anche di un brevissimo dialogo preso da un film. Essere figli è un’esperienza che ciascuno di noi fa, al di là del fatto che poi tale esperienza sia costituita di dialogo, di monologo, di scontro, di presenze o di assenze. E’ un rapporto spesso fatto di corsi e ricorsi, corse e rincorse; due canzoni nuovissime ne sono testimonianza. Gianna Nannini nell’ultimo CD ha inserito il brano “Babbino caro”; il rapporto col padre non è stato facile ma ora le difficoltà sembrano appianate visto che la toscana dice “la rabbia ormai è cenere”. E’ forse il tempo del rimpianto, visto che lui non c’è più: “Babbo non l’avevi detto che finiva tutto e mi lasciavi qui. Babbo dammi ancora addosso la vita è un gioco rotto se non ci sei più”. E’ il momento in cui si vorrebbe riportare in vita la persona amata a qualunque costo: “E la vita che hai, e che vedi andar via io vorrei ridartela come se fosse mia”. Consiglio anche l’ascolto di Dottor John, dedicata da Piero Pelù al padre settantanovenne col quale, dopo una vita di conflitti, ha recuperato un rapporto di comprensione.

Anche la persona che non ha mai conosciuto i propri genitori è possibile che si percepisca comunque figlia, anche colui che litiga e decide di non aver più a che fare con loro resta figlio. Non è detto però che tutti coloro che sono figli saranno anche genitori per svariate motivazioni. E’ però interessante notare che chi è genitore resta genitore, anche se i figli crescono. Nel film “L’ospite d’inverno” c’è un bellissimo dialogo tra la figlia Emma Thompson e la madre Phyllida Law: «“Non devi continuare a controllarmi, mamma.” “Non provarci ancora a dire una cosa del genere. Ero una ragazzina quando ti ho messa al mondo. Sei stata tu a insegnarmi a prendermi cura di te. Tu mi hai insegnato a inseguirti e a controllarti 24 ore su 24. Sono cresciuta con te, passo dopo passo. E adesso, cosa ti aspetti? Che solo perché sei una donna adulta io smetta di preoccuparmi, che smetta di chiedere se stai bene?”». Per una mamma novantenne, il figlio settantenne resterà sempre “Il me frut, la me stele”.

Ora, per tutti i viaggi, ma per quello del rapporto genitori-figli in particolare, il momento più duro, anche se magari non definitivo, è rappresentato dal distacco, che è quello di cui parla la canzone di Cat Stevens che abbiamo ascoltato oggi. Il cantante si rivolge alla figlia che ha deciso di andarsene di casa e il dolore è forte: “mi sta rompendo il cuore il fatto che te ne stai andando”. La preoccupazione per quello che il wild world, il mondo selvaggio, può riservare alla figlia è altrettanto grande: “il mio cuore si sta rompendo in due perché non voglio mai vederti soffrire”. Ma è un padre che alla fine lascia andare la figlia pur dandole, appunto da buon padre, dei consigli: “Ma se vuoi andare, fai bene attenzione, spero troverai molti buoni amici là fuori, ma ricordati che ce ne sono molti cattivi, quindi stai attenta”.

Concludo con “Salirai la collina”, una poesia dedicata da Danila Compiani alla figlia:

“Salirai la collina

e dall’alto guarderai la valle

e con le dita toccherai le stelle

e griderai alla luna la vittoria del cuore.

Sotto di te vedrai il sentiero

rorido del tuo sudore

gravido della tua fatica

e di lontano udrai l’eco delle mie parole.

Salirai la collina,

io ti indicherò la via,

io illuminerò il tuo cammino,

ma tuo sarà il peso della salita,

tua la tentazione dell’arresa,

tuo sarà il dolorante incedere

del passo stanco…

E solo tuo sarà l’osannante

tripudio del mondo

quando dall’alto guarderai la valle

e con le dita toccherai le stelle.”

 

Compagni di viaggio:

  • Jovanotti, Ciao mamma
  • Gianna Nannini, Babbino caro
  • Piero Pelù, Dottor John
  • Mondo Marcio, Dentro una scatola
  • Vinicio Capossela, Signora Luna
  • Fabrizio De André, Canzone del padre
  • Eugenio Finardi, A mio padre
  • Pooh, Eleonora mia madre
  • Subsonica, Gente tranquilla
  • Cesare Cremonini, Padre e madre
  • Beatles, Let it be
  • Cat Stevens, Father & son
  • Oasis, Live forever
  • Metallica, Mama said
  • Lenny Kravitz, Thinking of you