Pubblicato in: Bibbia e Spiritualità, Filosofia e teologia, Religioni

Davanti a Dio portando l’uomo

Com’è la vita di un cistercense oggi? Risponde padre Cesare Falletti del monastero Dominus tecum di Pra ‘d Mill:

“Di ragazzi qui ne vengono molti. E possiamo dir loro che la vita monastica ha due aspetti. Ce n’è uno pra.jpgstorico, vale a dire che nel corso dei secoli possono cambiare le condizioni di vita: nel medioevo si viveva in un modo, noi viviamo in un altro. Ma c’è anche qualcosa di essenziale che non cambia, ed è questa “trilogia”: una vita di preghiera personale e comunitaria (e di silenzio), di lavoro umile e manuale e di comunione fraterna (vivere insieme, servirsi a vicenda). Ma, molto semplicemente, ai ragazzi di oggi e di sempre si può anche dire che Dio c’è, e se c’è si può vivere per lui. E’ una vita che non ha senso se Dio non c’è, questo è chiaro. Mentre altre vite hanno almeno una ragione sociale (insegnare, educare, curare i malati), la vita monastica non ce l’ha…

Noi diciamo sempre ora, labora, lege et ama, e cioé aggiungiamo la lectio divina e l’amore fraterno nella vita comunitaria. Ma c’è di più: quell’ora et labora per noi è e rimane “prega lavorando”, e “lavora pregando”. L’attenzione alla presenza di Dio deve pervadere tutto.

C’è la famosa questione se i monaci sono utili. Dato che oggi utile significa efficace, allora i monaci sono inutili. Se invece utile vuol dire che Dio esiste e quindi stargli davanti ne vale la pena, solidali con tutti gli uomini, perché ogni persona è responsabile del mondo intero, ecco, il monachesimo è uno stare davanti a Dio portando l’uomo”.

Pubblicato in: Etica, opinioni

All’ospizio a 29 anni…

volleymanonposso.interfree.it.jpgHo letto ieri sul Messaggero Veneto una notizia che mi ha stupito e mi ha dato tristezza e mi ha fatto mettere un titolo volutamente provocatorio. La notizia è questa: “Per la prossima stagione di Prima divisione femminile di pallavolo, che prenderà il via a ottobre, il comitato provinciale Fipav di Udine ha previsto che non possano essere iscritte a referto più di quattro giocatrici over 1983”. Motivazioni? Dice il Presidente Riva: “La provincia di Udine ha moltissimi tesserati. Il campionato di Prima divisione femminile è molto competitivo, tanto che ci sono ben due gironi da 8 squadre. Vorremmo dare sempre più spazio alle giovani, in modo che possano crescere. Molte atlete esperte non hanno, inoltre, un comportamento e uno stile di vita che può essere considerato d’esempio, dal punta di vista sportivo, per chi invece vuole fare sport in modo sano. Chi è fuori età prevista può giocare in Seconda divisione o in un campionato amatoriale”. Sono motivazioni che mi hanno lasciato senza parole. Il primo pensiero che ho avuto è stato: non è che ci sono troppe giovani che mollano perché non reggono il confronto o l’attesa di maturare e vogliono giocare subito? Non è che ci sono delle società dal ricco vivaio che vogliono primeggiare? E’ anche vero, come dice l’articolo, che la decisione è stata presa da tutte le società presenti a un’assemblea. E quell’accusa lanciata così, nel mucchio, orrenda. Ma la risposta migliore è venuta da un gruppo di ragazze della squadra del Lestizza con parole che hanno molto da insegnare ai presidenti che hanno preso questa decisione: “Riteniamo che in una piccola realtà sportiva i valori siano soprattutto il gruppo e le relazioni interpersonali sane, che facciano crescere i giovani. Un contesto che nella nostra squadra sarà disgregato da una regola assurda… Abbiamo verificato che le ragazze giovani e valide non sono ostacolate da atlete con maggiore esperienza, dalle quali possono trarre esempio di tenacia e continuità. Dopo anni di passione e sacrificio, siamo discriminate: chiediamo di rivedere il limite, di eliminarlo se possibile, in modo che, almeno a livelli non professionistici, lo sport continui a essere fattore di unione e crescita”. Coraggio, presidenti, una mano sul cuore, una riflessione più approfondita, un passo indietro (magari due…).