Pubblicato in: Etica, opinioni

All’ospizio a 29 anni…


volleymanonposso.interfree.it.jpgHo letto ieri sul Messaggero Veneto una notizia che mi ha stupito e mi ha dato tristezza e mi ha fatto mettere un titolo volutamente provocatorio. La notizia è questa: “Per la prossima stagione di Prima divisione femminile di pallavolo, che prenderà il via a ottobre, il comitato provinciale Fipav di Udine ha previsto che non possano essere iscritte a referto più di quattro giocatrici over 1983”. Motivazioni? Dice il Presidente Riva: “La provincia di Udine ha moltissimi tesserati. Il campionato di Prima divisione femminile è molto competitivo, tanto che ci sono ben due gironi da 8 squadre. Vorremmo dare sempre più spazio alle giovani, in modo che possano crescere. Molte atlete esperte non hanno, inoltre, un comportamento e uno stile di vita che può essere considerato d’esempio, dal punta di vista sportivo, per chi invece vuole fare sport in modo sano. Chi è fuori età prevista può giocare in Seconda divisione o in un campionato amatoriale”. Sono motivazioni che mi hanno lasciato senza parole. Il primo pensiero che ho avuto è stato: non è che ci sono troppe giovani che mollano perché non reggono il confronto o l’attesa di maturare e vogliono giocare subito? Non è che ci sono delle società dal ricco vivaio che vogliono primeggiare? E’ anche vero, come dice l’articolo, che la decisione è stata presa da tutte le società presenti a un’assemblea. E quell’accusa lanciata così, nel mucchio, orrenda. Ma la risposta migliore è venuta da un gruppo di ragazze della squadra del Lestizza con parole che hanno molto da insegnare ai presidenti che hanno preso questa decisione: “Riteniamo che in una piccola realtà sportiva i valori siano soprattutto il gruppo e le relazioni interpersonali sane, che facciano crescere i giovani. Un contesto che nella nostra squadra sarà disgregato da una regola assurda… Abbiamo verificato che le ragazze giovani e valide non sono ostacolate da atlete con maggiore esperienza, dalle quali possono trarre esempio di tenacia e continuità. Dopo anni di passione e sacrificio, siamo discriminate: chiediamo di rivedere il limite, di eliminarlo se possibile, in modo che, almeno a livelli non professionistici, lo sport continui a essere fattore di unione e crescita”. Coraggio, presidenti, una mano sul cuore, una riflessione più approfondita, un passo indietro (magari due…).

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