Altro articolo molto interessante preso da Avvenire. E’ di Roger Etchegaray.
Non penso di essere il solo a porre questo duplice interrogativo (Islam, chi sei? Islam, dove sei?) e la mia domanda è quella di un cristiano che ha sempre portato uno sguardo amichevole sui musulmani e che ora manifesta qualche perplessità sull’islam stesso. Un islam o i mille e uno islam? Trovo un’ampia scelta di analisi, sia tra i professori e gli esperti che hanno prodotto un’abbondante letteratura, sia tra i partner avuti nei colloqui da Istanbul a Khartoum, da Rabat a Giacarta.
Ho riflettuto molto sui rapporti islamico-cristiani. Li considero molto complessi e nevralgici a causa del peso della storia ma soprattutto per via della natura stessa delle due religioni, che in fin dei conti sono molto più dissimili di quanto non si pensi abitualmente. Cosciente dei dibattiti all’interno dell’islam, vorrei assicurare i musulmani, figli di Abramo come me, dei miei sforzi costanti per comprendere la loro fede e associarmi alla diagnosi instancabile del cardinale Tauran: «Chiarire l’evoluzione dell’islam, le sue diverse componenti e i fattori interni che li mettono in movimento, con le loro ricadute positive e negative sulle nostre due comunità; è più ancora di una necessità, è una realtà quotidiana sotto i nostri occhi» (Amman, 21 maggio 2009). L’islam, con più di un miliardo di adepti, rappresenta con il cristianesimo il patrimonio religioso più considerevole che l’umanità abbia mai elaborato. Sono tutti e due a vocazione universale e l’islam, nato dopo il cristianesimo, pretende di ampliare e inglobare il messaggio biblico. L’ora del dialogo islamico-cristiano suona oggi con la forza di un campanone, poiché alcune derive islamiche e diversi attentati terroristici hanno recentemente sfigurato il volto dell’islam e hanno fatto dimenticare la qualità dei suoi valori religiosi. Grazie ad amici come Gilles Kepel capisco meglio che siamo tutti sulla stessa barca: gli uni e gli altri, per cammini diversi, abbiamo da fronteggiare insieme il problema della «modernità» e Allah sa quanti ostacoli incontri l’islam per riformarsi, per rinnovarsi, non dico in modo “conciliare”, perché non beneficia di alcun magistero di esegesi, né di regolamentazione. Cinque volte al giorno, un buon musulmano si prosterna per testimoniare pubblicamente che «tutto è sacro ma niente deve essere adorato se non Dio». Come potrebbe un buon cristiano non avvicinarsi a lui con il Vangelo della misericordia di Dio?
Dopo le primavere arabe la stessa libertà religiosa dei cristiani di Oriente che vivono in Paesi islamici deve essere tutelata: temono per la loro permanenza su una terra che abitano da millenni, soprattutto quando constatano che la «primavera» è seguita e minacciata dai rigori di un inverno portato da correnti estremiste. Oggi tutta la comunità internazionale deve mobilitarsi per aiutare la Nigeria (il Paese più popolato dell’Africa) colpita, nelle provincie musulmane del nord, dalla violenza settaria contro le comunità cristiane che si raccolgono per il culto la domenica. Qui la violenza dei primi suscita la violenza degli altri. Il problema della libertà religiosa occupa attualmente il primo posto in molti Paesi, non solo per quanto concerne la legittima reciprocità, ma di per se stesso. È un aspetto fondamentale della libertà di coscienza delle persone e della sicurezza dei popoli. Nel gennaio 2012, una Ong protestante «Porte aperte» ha pubblicato un «Indice mondiale delle persecuzioni». Il 75% delle vittime sono cristiani, senza dimenticare l’ondata di esazioni e di esclusioni che subiscono, in certi Stati dell’India, i musulmani da parte dei buddhisti. È bastata un’accusa di blasfemia perché un ministro cattolico in Pakistan, Shahbaz Bhatti, fosse assassinato il 2 marzo 2011. I perseguitati di tutti i Paesi e di tutte le religioni, coraggiosi nella loro fede, attendono da noi una costante solidarietà. In cambio, il loro esempio diventa un aiuto perché la lotta per la fede è portata avanti ovunque sotto la stessa insegna. Lo scorso 18 giugno, a Tunisi, il cardinale Scola, arcivescovo di Milano e promotore della Fondazione «Oasis», è intervenuto sul tema: «La religione in una società in cambiamento». Cristiani o musulmani, non siamo forse tutti in un periodo di transumanza verso nuovi orizzonti?
In linea con l’articolo di ieri sulla complessità del mondo musulmano ecco un ulteriore elemento di complicazione: la questione nigeriana. Ne parla questo articolo de Il sussidiario.
Un altro attentato in una chiesa nigeriana. Un kamikaze si è fatto esplodere nella città di Bauchi, nell’area di Wunti, mentre si celebrava una messa. Per la Croce rossa, l’obiettivo era la chiesa cattolica di San Giovanni. Il bilancio è di almeno tre morti e di 22 feriti. Lo Stato di Bauchi ha già subito ripetuti attacchi da parte della formazione fondamentalista Boko Haram. La polizia nigeriana ha circondato l’area dell’attentato. Ilsussidiario.net ha intervistato padre Alex Longs, priore dei Padri Bianchi del convento di Jos in Nigeria.
Padre Longs, qual è il clima nel Paese dopo questa ennesima domenica di sangue?
Le persone stanno incominciando a essere molto arrabbiate per questi attentati a ripetizione. Di recente avevamo attraversato un momento di pace, che è stato interrotto da questo attentato.
Qual è la posizione della Chiesa nigeriana di fronte alla situazione nel Paese?
Il nostro impegno è quello di cercare di mantenere la pace, evitando di accusare i musulmani. Non sappiamo chi ci sia veramente dietro gli attentati, tutto ciò che sappiamo è che nel Paese esistono dei fondamentalisti. Alcuni cristiani sono convinti che sia giusto vendicarsi per quanto è avvenuto oggi, ma la nostra religione non ce lo permette. Quindi continuiamo a camminare verso la pace.
La responsabilità degli attentati è dei musulmani in quanto tali?
Alcuni dei musulmani stanno lavorando per la riconciliazione, ma altri non sono pronti perché essa avvenga. Qualcuno afferma che la responsabilità sarebbe dei politici, qualcun altro che ci sarebbero delle influenze straniere, e quindi al momento è molto difficile saperlo. Sappiamo però che l’estremismo di altri Paesi sta giocando un ruolo, perché in Nigeria il fondamentalismo in passato non è mai stato particolarmente forte. Chi attacca i cristiani è stato addestrato all’estero.
C’è il rischio di scontri tra cristiani e musulmani?
Sì. Finora però ciò non è avvenuto, in parte perché le persone stanno divenendo più consapevoli, in parte perché le forze dell’ordine controllano l’area, impedendo qualsiasi ritorsione. La maggior parte dei nigeriani, inclusi alcuni musulmani, sono stanchi di questi attentati, ma c’è un nucleo di irriducibili che continua a prendere di mira i cristiani.
Qual è il vero obiettivo dei terroristi?
I terroristi vogliono provocare i cristiani a vendicarsi sui musulmani, scatenando degli scontri interconfessionali nel Paese. Al momento però i cristiani si rifiutano di lasciarsi provocare, e speriamo che continuino a mantenere i nervi saldi.
Quanto è avvenuto ieri ha anche a che fare con il film su Maometto?
E’ possibile, anche se è difficile dirlo con certezza. Tutto ciò che sappiamo è che per diverse settimane la situazione era rimasta tranquilla, e che all’improvviso ieri è esplosa di nuovo la violenza.
Chi c’è veramente dietro a Boko Haram?
Questo è molto difficile saperlo, perché gli attacchi provengono da diverse parti, quindi non sappiamo chi siano i responsabili, qual è la loro identità, da dove provengono.
I principali imam hanno preso posizione contro Boko Haram?
Sì, alcuni imam hanno dichiarato che dobbiamo sederci tutti insieme attorno a un tavolo e dialogare. Altri, come il Sultano di Sokoto, Sa’ad Abubakar, la massima autorità religiosa dei musulmani in Nigeria, ha dichiarato che è sbagliato che un fedele islamico attacchi delle altre persone. Quando si parla di Islam, è però molto difficile capire quale seguito possa avere una presa di posizione come questa, perché nel mondo musulmano ci sono sempre sette e approcci differenti.