Pubblicato in: Gemme, musica

Gemma n° 1887

“La canzone che ho scelto è The nights di Avicii, la conosco da tantissimi anni. Fino all’anno scorso mi piaceva solo musicalmente, ma quando ho avuto un momento no questa canzone mi ha aiutato ad uscirne e quindi oggi la ascolto anche per il ruolo che ha avuto per me”.
Questa la gemma di R. (classe seconda). Mi fa molto strano vedere il video di questo pezzo, guardare quanta energia, entusiasmo, gioia emergano, e poi pensare al suicidio di Avicii. Colpisce ancor più sentire queste parole da lui cantate: Mio padre mi ha detto quando ero solo un bambino: «Queste sono le notti che non muoiono mai. Quando le nuvole di tuono iniziano a riversarsi, accendi un fuoco che non possono spegnere, scolpisci il tuo nome in quelle stelle splendenti». Ha detto: «Vai ad avventurarti ben oltre le rive, non abbandonare questa tua vita, ti guiderò a casa, non importa dove ti trovi».

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Gemma n° 1886

“Ho portato una macchina fotografica istantanea presa quest’estate verso la fine delle vacanze. La cosa che mi piace è che non puoi fare tante foto ma devi cercare di catturare l’attimo al meglio. Inoltre le foto sono importanti perché riesci a catturare i momenti in cui ti senti bene e poi i miei genitori in passato le hanno utilizzate spesso e grazie a ciò riesco a conoscere delle persone che non ci sono più o che non ho mai conosciuto”.

Amo fotografare come K. (classe seconda). Uno degli aspetti che più mi affascina è che i protagonisti della fotografia sono sempre due: chi è davanti l’obiettivo e chi è dietro. Si tratta di un aspetto che si dimentica quando si guardano le fotografie e di cui invece si dovrebbe tener conto perché è il fotografo che decide di creare quell’inquadratura, di scattare in quel momento, di fare quel determinato taglio. Affascinante.

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Gemma n° 1885

“Ho portato due film come gemme.

Il primo è Noi siamo infinito, parla di un ragazzo che inizia le superiori e viene preso sotto l’ala protettrice di ragazzi più grandi e di come reagirà quando poi loro andranno al College. 

Il secondo è Le parole non dette, la storia di una ragazza molestata durante l’estate che quando entra al Liceo decide di non parlare: tutti pensano sia strana e la bullizzano quando in realtà lei ha solo paura di parlare di quanto le è successo e si chiude in se stessa”.

Quelli presentati da S. (classe seconda) sono due film che affrontano temi importanti, difficilmente sintetizzabili in poche parole o in un trailer. E non me la sento di trattarli qui ora. Hanno a che fare con vissuti importanti; tutti i vissuti ci condizionano, ma forse alcuni lo fanno più pesantemente di altri. Charlie, il protagonista di Noi siamo infinito, dice però ad un certo punto: Non possiamo scegliere da dove veniamo ma possiamo decidere dove andiamo, da lì in poi… Ecco: di certo non facile, ma è l’unica via.

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Gemma n° 1884

“Questa l’ho vinta tre anni fa: purtroppo è una medaglia per il secondo posto. E’ quella di un torneo in cui aveve gareggiato molto bene e avevo pure giocato in casa: dopo aver vinto quattro incontri mi sentivo sicuro che nessuno avrebbe potuto battermi, ma non è andata così. All’inizio pensavo fosse la medaglia del disonore, invece il mio allenatore mi ha fatto capire che, sì, il secondo posto significa essere il migliore dei perdenti ma la sconfitta ha un valore e va accettata perché fa parte del gioco e perché si può anche non essere i più forti di tutti”.
Questa la gemma di L. (classe seconda). Spesso capita di vedere, durante le premiazioni, chi arriva terzo gioire più del secondo, la medaglia di bronzo essere più felice dell’argento. In molti tornei (non in tutti gli sport) il terzo è risultato di una vittoria (scontro tra terzo e quarto posto), mentre il secondo è figlio di una sconfitta. Eppure la graduatoria finale racconterà un’altra storia. Allora lascio qui una delle più famose affermazioni del Dalai Lama: “Quando perdi, non perdere la lezione.”

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Gemma n° 1883

“Dopo un’infinita serie di pensieri sono giunta alla conclusione che la cosa più semplice era portare i miei anelli: sono la cosa che si vede di più di me. Non sono una persona a cui piace essere molto estrosa nei vestiti e quando inizio a fare conoscenza con qualcuno, una delle prime cose che mi viene detta o chiesta è qualcosa sugli anelli Oddio che belli, dove li hai presi?… Ogni anello ha una storia diversa, non tutte belle, anzi alcune sono proprio tristi. Li metto sempre nella stessa posizione, allo stesso modo, nello stesso ordine. Alcuni li ho persi, altri li ho cambiati perché la storia ad essi legata mi faceva troppo male.”

Io non so se ce la farei. Non so se riuscirei a tenere sempre a portata di occhio o di tatto tutti quei ricordi, quelle storie, come S. (classe terza). Penso che avrei paura di essere sopraffatto da una vagonata di emozioni. Penso siano come dei tatuaggi (anche se più facilmente removibili). Sarà per questo che sono fermo al primo da 7 anni?

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Gemma n° 1882

“Questo è il pupazzetto preferito del mio cane che non c’è più da quattro anni. E’ stato il mio primo cane e giocava solo con questo gioco”.
Lascio commentare la gemma di C. (classe prima) alle parole dello spagnolo Miguel De Unamuno: “Io ero la tua religione, ero la tua gloria… Se tu potessi sapere, o mio caro cane, quanto il tuo dio è triste per la tua morte… Gli dei piangono quando muore il cane che gli leccò la mano.”

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Gemma n° 1881

“E’ l’iniziale del mio nome: mi è stata regalata da mia nonna due anni fa. A quel tempo si è ammalata di Alzheimer, io sono stata a trovarla e quando si ricordava delle cose ed era anche il mio compleanno, mi ha regalato quel ciondolo. All’inizio non l’avevo considerato tanto, però poi è stato l’ultimo regalo che ho potuto avere da lei perché l’anno dopo è venuta a mancare e io in quel momento non sono potuta esserci. Quel ciondolo è l’unica cosa che mi è rimasta come ricordo, lo custodisco e lo porto sempre al collo”.

Quanto raccontato da A. (classe prima) mi ha fatto pensare a quelle volte in cui il “peso”, l’importanza di un oggetto possano cambiare nel corso del tempo e come certi momenti li viviamo senza la consapevolezza che possano essere determinanti: la vita è imprevedibile (e a volte dolorosa e spietata).

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Gemma n° 1880

“Io e la mia migliore amica da piccole ascoltavamo sempre Vasco Rossi e soprattutto Vita spericolata, poi nel nostro paese c’era un bar che si chiamava Roxy Bar e noi pensavamo che il bar fosse proprio quello ed eravamo tutte contente”.

E. (classe prima) ha così presentato la sua gemma. Mi hanno fatto sorridere quelle ultime parole sul Roxy Bar: il mondo a cui abbiamo accesso da bambini è tutto il mondo, e ci basta, ed è bellissimo.

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Gemma n° 1879

“Ho portato Amici di Massimo Pericolo: me l’ha fatta scoprire un mio amico quest’estate e quindi mi ricorda quello che abbiamo fatto io e lui”.

Così ha motivato la sua scelta T. (classe prima). Prendo da Wegather un interessante commento al pezzo:
“Amici” è l’ultima traccia dell’album “Scialla Semper” di Massimo Pericolo, pubblicato nel 2019. Racconta di una festa e, da come si può intuire dal titolo, dei suoi più cari amici. All’inizio della canzone lo vediamo un po’ riluttante ad andare a questa festa. Capiamo quanto ne sia interessato: “anche se insistono non ci vengo alla festa di questo neanche fosse la festa di Cristo e poi no”. Però alla fine cede alle insistenze degli amici, che lo accompagnano in macchina. Qui cambia lo scenario. Infatti ci troviamo in viaggio per le strade di provincia. Tra un bicchiere e l’altro, Massimo Pericolo inizia a pensare alle cose che gli erano mancate quando era dentro e soprattutto alle cose che gli erano mancate quand’era bambino: “e ‘sto borghese ha una villa solo per vacanza, io che sognavo soltanto una stanza”.
Ritorna continuamente il tema degli amici, com’è ovvio. Però qui son considerati come un’ancora di salvezza e, cosa ancor più importante, solo con loro lui riesce a svuotare la mente dai pensieri opprimenti. Si sente tanto felice che sarebbe disposto a morire anche in quel momento, perché non ha mai provato con nessun altro la spensieratezza che, invece, è sempre presente quand’è con i suoi amici. Questo sentirsi parte considerata e apprezzata di un gruppo e il gridarlo a squarciagola nella sua canzone fa saltare ancor di più all’occhio la differenza che c’è tra i suoi due mondi: gli amici e la società.
Sarebbe interessante soffermarsi su alcune frasi della canzone che, a mio parere, sono molto efficaci e dirette, da cui possiamo capire qualcosa della sua vita. La prima frase che mi ha fatto riflettere è “Con la sensazione di essere un peso”, a inizio canzone. Da queste semplici, comuni, strautilizzate parole capiamo già a primo impatto che Massimo Pericolo non è così contento all’inizio di farsi venire a prendere in macchina dai suoi amici. Pensa che in qualche modo per loro possa essere un fastidio passare a prenderlo. Però questo momento un po’ malinconico va via subito e ce ne accorgiamo quando dice “Ma dai, siamo amici da un secolo”. Considerando questo si rasserena, perché gli amici di una vita mai potrebbero ritenerti un peso.
Un’altra frase è “Io che sognavo soltanto una stanza”. La comprendiamo maggiormente se accostiamo a questa altre frasi come “Noi uniti da sempre dai sogni, senza soldi né grandi bisogni” e “Chi senza la tipa chi senza il papà”. Ecco, qui sta racchiudendo in due parole tutto il suo trascorso: vedendo una villa durante il viaggio per andare alla festa, gli viene in mente che, a differenza del proprietario di quella bella casa, lui non poteva permettersi di avere una camera tutta per sé, ma doveva condividerla con sua madre. Poi, ripensando ai momenti, anni addietro, passati con gli amici, fa riferimento ai soldi che mancavano e allude, infine, all’assenza del padre e/o di un modello maschile da seguire.
Inoltre quando dice “E non mi ero mai sentito così, come se nessuno c’ha tutto e io sì”, afferma nel presente, con ancora più decisione, la contentezza che prova con gli amici rispetto ai momenti in cui la tristezza era solita a impadronirsi di lui.
Il divario che c’è tra il mondo degli amici e quello della società è talmente ampio che l’uno si contrappone all’altro, “Che questo vedere più chiare le cose andrà via con la notte, accecato dal sole”. Dove la società in generale è abituata a considerare e valutare le cose alla luce del sole, lui e i suoi amici riescono a farlo solamente sotto la luce della luna, cioè in una maniera completamente opposta e assolutamente inconciliabile alla prima.
Questa avversione e ostilità nei confronti della società si può molto probabilmente ricondurre alla difficile adolescenza e al ruolo quasi totalmente assente di figure familiari, eccetto i nonni, come lui stesso ammette in quasi tutti i suoi brani. In 7 Miliardi lo vediamo mentre sfoga tutta la sua rabbia, esprimendo tutti i suoi pensieri e le sue critiche verso la società, portandole all’eccesso. Invece in Amici si concentra sull’altro mondo, quello che preferisce, quello che lo aiuta e accoglie, lasciando da parte quello che lo ha respinto e da cui non può trarre alcuna utilità.
In questa canzone, che racconta un pezzo felice di vita, avviene la completa sostituzione degli amici alla famiglia. Infatti gli amici per Massimo Pericolo non sono solo come una seconda famiglia ma diventano la vera e propria famiglia che non ha mai avuto. Amici è un monito a non abbattersi mai di fronte alle sconfitte della vita, ma a trovare sempre il modo di superare le difficoltà e soprattutto “Noi non faremo l’errore come fanno le altre persone di far sempre la scelta più giusta invece di quella migliore”.