Pubblicato in: Etica

Continuare a essere se stessi


Ho trovato su Internazionale questo articoletto di Claudio Rossi Marcelli molto interessante. Fanno riflettere anche gli interventi a commento riportati in coda all’articolo originale.

vauro disabili.jpg“Sfido chiunque a negare di sentirsi a disagio di fronte a un handicappato”, scrive Massimiliano Verga, papà di un bambino molto malato, in Zigulì. Pensavo che non soffermare lo sguardo fosse la cosa più rispettosa da fare. Ma, secondo lui, chi si volta di scatto non è così diverso da chi fissa suo figlio: le due reazioni esprimono lo stesso malessere. Quello che si deve evitare è ridurre l’identità di un individuo alla sua disabilità.

Non esistono i down o gli autistici, ma solo persone affette da questi disturbi. Cercate di fare amicizia con il bambino, la sua personalità conta più della sua condizione. Ricordo l’intervista a una donna tedesca in sedia a rotelle che aveva scelto di vivere in Italia: “Ma come, signora, un paese pieno di barriere architettoniche, senza infrastrutture per i disabili”. Lei però si trovava bene. “Nell’efficientissima Germania non mi degnano di uno sguardo. Qui sono ricoperta di attenzioni, tutti vogliono sapere cosa mi è successo. Mi sento amata e coccolata”. La condizione di disabilità cambia a seconda di chi la vive.

“È difficilissimo restare noi stessi di fronte a un disabile”, scrive Verga. “L’unico modo per ridurre il disagio è fare in modo che il disabile possa continuare lui a essere se stesso. Ed è forse una regola che andrebbe adottata con chiunque”.

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