Pubblicato in: Etica, Scuola

Ars copiandi

Gianfranco Zavalloni su CEM Mondialità ha scritto un breve articolo che penso possa far discutere e riflettere. Si arriva a parlare del diritto-dovere di copiare a scuola… Ne ho parlato spesso in classe. Sottolineo anche qui che il copiatore deve mettere sempre in conto la possibilità di essere beccato, fa parte del gioco… E l’insegnante “più sgaio” è spesso quello che conosce i trucchi del mestiere per averli praticati…scuola_copiare_430_2.jpg

“Copiare è un verbo che nel mondo della scuola ha due significati che potremmo definire antitetici. Ri-copiare un brano sul proprio quaderno, ri-copiare l’esercizio… e poi eseguire un dettato: tutti esercizi di copiatura che hanno avuto fino ad ora un profondo significato «positivo». Ma c’è anche un aspetto che il qualche modo colloca il copiare come elemento negativo del mondo scolastico: «hai copiato!». Ora, io credo che siano poche le persone che, nel corso della propria carriera scolastica, non abbiano fatto l’esperienza di «copiare». E ci sono persone che, avendo raggiunto posizioni professionalmente invidiabili, hanno ammesso, magari anni dopo, di aver copiato tante volte da uno o più compagni di classe. Insomma, copiare fa parte dell’esperienza scolastica. Ma non solo. Pensiamo ai grandi artisti e alle loro scuole. Di molte grandi produzioni artistiche antiche tutt’ora si dice «è di scuola….» e poi si cita il maestro. Ma gli allievi, contemporanei o non, erano talmente bravi che sapevano copiare benissimo lo stile del maestro, da non saperne poi distinguere le mani. E comunque, anche fra i contemporanei, generalmente tutti gli artisti copiano. È la prima fase della loro esperienza artistica. Quella che generalmente precede la fase in cui un artista trova poi il suo stile e si caratterizza. Nonostante la mia esperienza di maestro coi bimbi e le bimbe si sia conclusa 15 anni fa, devo dire che ho imparato proprio da loro il senso della solidarietà. Ai bimbi e alle bimbe della scuola d’infanzia viene spontaneo solidarizzare con i compagni in difficoltà… e fanno copiare. «Fai come faccio io…»: una frase del tutto consueta per i bambini piccoli, quando ancora la competitività non fa parte del loro dna. E devo dire che in questa loro spontanea collaborazione ho capito che spesso sono gli stessi studenti i migliori maestri dei loro compagni. Si apprende più facilmente da un compagno, che ha già imparato la regola, che dal docente. Le due competenze prevalenti che dovrebbero caratterizzare uno studente in uscita dalla scuola superiore dovrebbero essere quella di saper argomentare, a voce, su un tema per almeno 10 minuti. La seconda, di non minore importanza, è quella di saper lavorare in team. Credo che in una società che da anni è ritornata ad esaltare le capacità e i meriti di ogni singolo individuo… affermare che una delle funzioni principali della scuola è “imparare a lavorare insieme” sia importantissimo. In proposito, mi viene da copiare l’inizio di un articolo che Claudio Magris ha pubblicato anni fa sul Corriere della Sera: «A scuola, come nella vita, ciascuno dovrebbe essere consapevole del proprio ruolo e fare bene la parte che gli spetta. Anzitutto copiare (in primo luogo far copiare) è un dovere, un’espressione di quella lealtà e di quella fraterna solidarietà con chi condivide il nostro destino (poco importa se per un’ora o per una vita) che costituiscono un fondamento dell’etica. Passare il bigliettino al compagno in difficoltà insegna ad essere amici di chi ci sta a fianco e ad aiutarlo pure a costo di rischi, forse anche quando, più tardi, tali rischi, in situazioni pericolose o addirittura drammatiche, potranno essere più gravi di una nota sul registro». Più chiaro di così!”