Pubblicato in: Etica

Giornata mondiale contro la pdm

Nella giornata mondiale contro la pena di morte ecco Gallows Pole nella versione dei Led Zeepelin

 

Boia, boia, aspetta un attimo, credo di veder arrivare i miei amici,
che hanno percorso molte miglia. Amici, avete preso dell'argento?
Avete preso un po' d'oro? Cosa mi avete portato, miei cari amici, per evitarmi la forca? Cosa mi avete portato per evitarmi la forca? 
Non ho potuto prendere argento, non ho potuto prendere oro,
sai che siamo troppo dannatamente poveri per evitarti la forca. 
Boia, boia, aspetta un attimo, credo di veder arrivare mio fratello,
che ha percorso molte miglia. Fratello, mi hai portato dell'argento?
Hai portato un po' d'oro? Cosa mi hai portato, fratello mio, per evitarmi la forca? 
 
Fratello, ti ho portato dell'argento, ho portato un po' d'oro,
Ho portato un po' di tutto per evitarti la forca.
Sì, ti ho portato tutto questo per evitarti la forca.
Boia, boia, girati un attimo, credo di veder arrivare mia sorella,
che ha percorso molte miglia. Sorella, ti imploro, prendilo per mano,
Portalo all'ombra degli alberi, salvami dall'ira di quest'uomo,
ti prego, portalo via, salvami dall'ira di quest'uomo. 
Boia, boia, sulla tua faccia un sorriso, di grazia dimmi che sono libero di andare,
andare per molte miglia. 
Oh, sì, hai una bella sorella, lei ha riscaldato il mio sangue freddo,
mi ha fatto bollire il sangue per evitarti la forca.
Tuo fratello mi ha portato l'argento, tua sorella ha riscaldato la mia anima,
ma ora rido e tiro energicamente e ti vedo dondolare sulla forca. 
 
Continua a dondolare! Dondolare sulla forca!
Pubblicato in: Etica, Religioni, Storia

Egitto copto

Prendo da Peacereporter

egitto_copti_nuova.jpg

Scontri al Cairo, almeno 25 le vittime. Intervista di Christian Elia a Giorgio Del Zanna, autore di I Cristiani e il Medio Oriente

L’ultimo bilancio degli scontri scoppiati ieri in Egitto, tra forze dell’ordine e dimostranti della minoranza copta, sarebbe di almeno trentasei morti, secondo fonti copte, mentre le autorità confermano ventiquattro vittime. Almeno duecento i feriti, più di quaranta gli arresti. Il primo ministro egiziano, Essam Sharaf, ha convocato oggi una riunione di emergenza del governo. La protesta è degenerata, dopo che i cristiani copti, che in Egitto rappresentano più o meno il dieci per cento della popolazione, sono scesi in piazza per chiedere giustizia per l’incendio di una chiesa cristiana ad Assuan. La protesta dei copti al Cairo era stata annunciata nei giorni scorsi e doveva radunare decine di migliaia di fedeli in piazza Tahrir per manifestare anche contro il capo del Consiglio Supremo della Difesa, maresciallo Hussein Tantawi, accusato di non essersi impegnato per far rispettare i diritti dei cristiani egiziani da parte della maggioranza musulmana. La comunità cristiana è furiosa anche perché, a loro dire, in vista delle elezioni legislavive fissate per il 28 novembre prossimo, la giunta militare al potere in Egitto dopo la caduta del regime di Mubarak, l’11 febbraio scorso, non avrebbe garantito ad altre forze il tempo necessario per organizzarsi. L’unica forza pronta sarebbe quella dei Fratelli Musulmani. L’imam della moschea di al-Azhar al Cairo, luogo chiave della fede islamica nel mondo, ha invitato oggi i leader cristiani per fermare questa spirale di violenza, ma la situazione è rovente.

”Come sempre, va detto, la situazione non è di facilissima comprensione. A noi giungono alcune notizie, ma il quadro complessivo non è semplice. L’Egitto, in questo momento, attraversa una fase di transizione molto complicata, in prossimità delle elezioni. In questo scenario molto fluido agiscono gruppi che tentano di accreditarsi, per influenzare la società egiziana e spingerla in una direzione piuttosto che verso un’altra”, commenta a Peacereporter Giorgio Del Zanna, ricercatore dell’Università Cattolica di Milano, autore del libro I Cristiani e il Medio Oriente, pubblicato dal Mulino. ”Il dato molto interessante emerso in questi mesi, a mio parere, è quello che ha visto i copti – soprattutto nei più giovani – particolarmente attivi e partecipi nel movimento di protesta che ha portato alla caduta del regime di Mubarak”, spiega Del Zanna. ”E’ importante che i copti, soprattutto le giovani generazioni, sentano di voler essere protagonisti in un passaggio di tipo democratico del’Egitto, società della quale i copti sono elemento imprescindibile nella definizione del futuro del Paese. Così come lo sono stati sempre nei passaggi chiave della storia dell’Egitto. Allo stesso tempo queste violenze, negli ultimi anni, si sono ripetute e vanno fermate, anche con una pressione internazionale, essendo un elemento chiave dell’equilibrio regionale”.

Quella egiziana non è l’unica comunità cristiana in fermento. I cristiani in Siria, ad esempio, vivono con paura un eventuale cambio di scenario politico a Damasco, al punto da schierarsi con i regimi come ha fatto lo stesso Shenuda III, papa della Chiesa ortodossa copta nelle prime ore della rivolta anti Mubarak. ”La comunità cristiana nel Nord Africa e in Medio Oriente ha un sentire particolare. Si percepisce che un equilibrio durato decenni possa finire, aprendo la strada a scenari in qualche modo peggiori della situazione precedente”, risponde Del Zanna. ”Lo scenario iracheno, in questo senso, ha fatto effetto. La caduta del regime di Saddam ha determinato un deterioramento della vita dei cristiani in Iraq e un massiccio esodo e oggi quella comunità è più che dimezzata. Ovvio che in Iraq l’intervento militare occidentale non ha aiutato, innescando una spirale di violenze. Ma lo scenario post-regimi, come nell’eventualità di un cambio al vertice della Siria, ad esempio, crea ansie e incertezze. E’ necessario, credo, lavorare molto a rafforzare i rapporti e le relazioni tra cristiani e musulmani, nei territori di origine, proteggendo e sostenendo il tessuto del dialogo tra queste comunità che esiste da sempre. Per costruire un clima di fiducia, perché in Siria come in Egitto il problema, adesso, è la sfiducia reciproca. Bisogna lavorare a sostenere equilibri che non siano più garantiti da un regime, per rimuovere quella situazione negativa per la quale una minoranza finisce per sentirsi maggiormente tutelata in una situazione illiberale”.