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Vijayadasami

Oggi nell’induismo si festeggia il decimo giorno del Navaratri, detto Vijayadasami. Prendo dalla rete: Vijaya significa “vittoria”, ossia la vittoria sulle tendenze mentali, la trasformazione interiore che porta al progresso spirituale e che consente di far emergere le qualità più nobili. “I tre giorni della durga-puja vera e propria si concludono con il visarjana dell’immagine, ogni volta appositamente costruita, della Dea, che viene immersa e abbandonata nelle acque di un fiume; nel decimo giorno, che costituisce il momento culminante dell’intera celebrazione, vengono erette colossali effigi dei tre demoni del Ramayana: Ravana, Meghanada e Kumbhakarna e la festa si conclude quando tali effigi, opportunamente imbottite di materiale infiammabile ed esplosivo, sono colpite dalla freccia scoccata da Rama, che le incendia e riduce in cenere.”

 

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Un 8 marzo fuori stagione

Una piccola riflessione appena suggerita, un piccolo accostamento.

Tina Ceci, 37 anni. Matilde Doronzo, 32. Giovanna Sardaro, 30 anni. Antonella Zaza, 36. E Maria Cinquepalmi, 14 anni, figlia dei proprietari di quel maglificio nel sottoscala della palazzina di Barletta dove le donne sono morte. Un maglificio del quale non c’era traccia, tutte lavoratrici in nero, per meno di quattro euro l’ora. «Ma queste erano donne normali! Lavoravano per bisogno, mica per divertimento. Avevano bisogno di pagare il mutuo, la benzina. Non avevano il contratto ma avevano la tredicesima pagata. Magari non erano proprio assunte, ma il lavoro da queste parti serve, mica ci si sputa sopra».

1908, New York, 129 operaie dell’industria tessile Cotton scioperano per protestare contro le terribili condizioni in cui sono costrette a lavorare. L’8 marzo (o il 25 secondo alcuni), il proprietario Mr. Johnson blocca tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire dallo stabilimento. Scoppia un incendio doloso e le 129 operaie prigioniere all’interno dello stabilimento muoiono arse dalle fiamme. Da allora, l’8 marzo è stata proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne.

 

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Tablet a 35$

Mentre il mondo piange Steve Jobs e io piango la mia adsl che pago come 7 mega e va a meno di mezzo, il governo indiano ha presentato un dispositivo ultraeconomico per abbattere il digital divide: un tablet ultraeconomico da 35 dollari destinato agli studenti delle università del subcontinente. “I ricchi hanno accesso al mondo digitale, mentre i poveri ne sono esclusi: Aakash porrà fine al digital divide”, ha dichiarato il ministro indiano dell’Istruzione, Kapil Sibal. L’Aakash (‘Cielo’ in hindi), sistema operativo Andoid 2.2 Froyo e schermo da 7 pollici (risoluzione 800×480), è stato progettato dall’Indian Institute of Technology in collaborazione con l’azienda britannica DataWind, e viene fabbricato in uno stabilimento di Hyderabad. Il governo indiano acquisterà milioni di pezzi che verranno distribuiti alle università. Il dispositivo sarà presto messo anche in vendita, pure all’estero, con il nome ‘UbiSlate’ a circa 60 dollari. E in Italia? Il prezzo dei libri di testo è aumentato di media dell’8% rispetto al 2010…